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SONDAGGIO: INCENERITORI: CHE NE SAPETE?


Cosa sapete, o credete di sapere, degli inceneritori?



Non m’’interessa
sono l’’unica soluzione possibile, ma il riciclaggio è meglio
Sono l’’unica soluzione possibile, e oltretutto sono vantaggiosi, producendo energia elettrica e teleriscaldamento
Sono solo uno spreco di energia e risorse
Sono uno spreco di energia e risorse oltre al fatto che la cenere va riallocata nelle discariche
Cenere e posto per queste ultime, fumi e diossine, acqua, energia, materie prime riutilizzabili, multe dall’’UE, cip6. Cosa valorizzano, di grazia?

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Monday, September 15, 2008 - ore 11:02


interessante
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Gli italiani in
Irlanda sono ad oggi circa 6 mila e aumentano di anno in anno.
L’Irlanda è uno degli ultimi baluardi dello sviluppo economico europeo, è
la terza nazione per reddito pro capite in Europa, dopo Lussemburgo
e Norvegia. Va da sè che il Pil non è, e non sarà mai, il valore
assoluto che stabilisce la qualità della vita, ma l’arretramento
italiano in termini di reddito pro capite, nascite e servizi, è ormai una
situazione andata in metastasi.


La ragione per cui gli
italiani sono costretti a spostarsi in Irlanda o altrove è unica: la
ricerca di un buon lavoro e di uno stipendio dignitoso.
Nonostante l’Italia sia costituzionalmente una Repubblica fondata sul
lavoro, l’articolo 1 è diventato una affermazione irritante e fuori
luogo. Se è vero che solo se lavori esisti, qualcosa non va come
dovrebbe.


In Italia non è più
possibile avere un briciolo di potere d’acquisto, un minimo di stabilità e
dignità professionale. I lavoratori sono in mano a sciacalli, che
grazie al grimaldello della legge Biagi, approfittano della flessibilità
per rendere il lavoratore poco più di uno schiavo. Le storie sono sempre
le stesse: giovani neolaureati che vengono rimbalzati per anni da una
azienda all’altra con salari imbarazzanti e contratti che
scandalizzerebbero gli inventori del Monopoli.


La differenza tra la
concezione del lavoro tra Italia e Irlanda è la stessa che passa tra un
dittatore e un feudatario. Il primo opprime e schiaccia i propri
sudditi, il secondo costruisce ed intreccia rapporti saldi e rende i
propri sottoposti risorse indispensabili. La sensazione è la stessa per
tutti: lasciata la penisola ed arrivati alla nuova meta, ci si rende conto
che il trattamento è diverso, che gli abusi delle politiche sul
lavoro italiane – che vengono spacciati per indispensabili – non
sono altro che furberie.


In Irlanda esistono i
contratti di lavoro temporaneo, ma vengono usati con estrema cautela e
chiarezza, mentre in Italia stanno diventando l’unica modalità e
possibilità di somministrazione del lavoro. Alla valigia di cartone si è
avvicendato un trolley, probabilmente acquistato in qualche discount per
una manciata di euro. Alla nave stiva che traghettava i nostri
connazionali in America, un volo low-cost.


Il nostro Paese così rimane
in mano ai grandi vecchi, alle eminenze grigie dell’industria e agli ex
piduisti, che, con il favore degli elettori, costruiscono i
presupposti per il suo decesso. In tutto questo, c’è qualcosa di
profondamente sbagliato, soprattutto quando sei costretto ad emigrare
dal tuo Paese non per una guerra o per un’epidemia di peste nera, ma
per poter campare, come ho fatto io. Per ripararsi dalla pioggia
d’Irlanda basta un ombrello. Per salvarsi dall’affondamento della nave
Italia servirà ben altro.

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