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Fare una precisazione sull’origine del mio nick SehnSucht: non sono stato ispirato dall’omonimo album dei Rammstein bensì dal termine introdotto dai fratelli Schlegel per delineare la sensibilità del Romanticismo protesa a scappare dalla deludente realtà tramite la fantasia e il sogno.Letteralmente significa “smania (sucht) del desiderare (sehnen) “ ...in altre parole sono un assetato di desiderio!




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Tuesday, September 16, 2008 - ore 10:38


Musiclettura: Alchimia tra L’Œuvre au noir e Ozric Tentacles
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Omaggio agli Ozric e alla Yourcenar



Si tolse le scarpe appesantite della sabbia e affondò con soddisfazione i piedi nello strato caldo e fluido, cercando e trovando più in basso la frescura marina. Si tolse gli abiti, per prudenza vi pose sopra il bagaglio e le pesanti scarpe e avanzò verso il mare. La marea già calava: con l’acqua fino a mezza gamba attraversò pozze luccicanti e si espose al moto delle onde.
Nudo e solo, le circostanze gli cadevano di dosso come i vestiti. Ridiventava quell’Adamo Cadmon dei filosofi ermetici, sito nel cuore delle cose, nel quale si chiarisce e si fa parola ciò che in qualsiasi altro luogo è ottuso e informulato. In quella immensità, nulla aveva nome: si astenne dal pensare che l’uccello che pescava altalenando sulla cresta dell’onda, era un gabbiano e lo strano animale che muoveva in una pozza membra così dissimili da quelle dell’uomo una stella marina. La marea continuava a ritirarsi lasciando dietro conchiglie dalle spirali pure come quelle di Archimede; il sole saliva insensibilmente accorciando l’ombra umana sulla sabbia. L’animo colmo di un riverente pensiero che lo avrebbe fatto mettere a morte su tutte le pubbliche piazze di Maometto o di Cristo, considerò che i simboli più adeguati del congetturale Bene Supremo sono ancora quelli che assurdamente passano per i più idolatri, e quel globo igneo il solo Dio visibile per creature che perirebbero senza di esso. Analogamente, il più vero degli angeli era quel gabbiano che in confronto ai Serafini e alle potenze supreme aveva in più l’evidenza di esistere. In questo mondo senza fantasmi la ferocia stessa era pura: il pesce che guizzava sotto l’onda fra un istante sarebbe divenuto un buon boccone nel becco dell’uccello pescatore, ma l’uccello non dava cattivi pretesti alla sua fame. La volpe e la lepre, l’astuzia e la paura abitavano la duna ove aveva dormito, ma l’uccisore non invocava leggi promulgate molto prima da una volpe sagace o da una volpe-dio; e la vittima non si credeva castigata per le sue colpe e morendo non dichiarava fedeltà al principe. La violenza del flutto era senza collera. La morte, sempre oscena fra gli uomini, era casta in quella solitudine. Ancora un passo su quella frontiera tra il fluido e il liquido, tra la sabbia e l’acqua, e per la spinta di un’onda più forte delle altre non avrebbero toccato più il fondo; quell’agonia tanto breve e senza testimoni si sarebbe presentata un po’ meno violentemente di una vera morte. Un giorno forse avrebbe rimpianto questa fine. (...) Scosse il capo come si fa per scacciare un’ape importuna: gli capitava troppo spesso di rivivere momenti ormai lontani del passato, non per rimpianto o per nostalgia, ma perché le pareti del tempo sembravano esplose. Senza provarvi piacere tornò a rivestirsi del suo guscio d’uomo.




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