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Daniele Luttazzi

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"L’uomo che usciva la gente" (un capolavoro della Settima Arte!)

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Cambia lo superficial
cambia también lo profundo
cambia el modo de pensar
cambia todo en este mundo

Cambia el clima con los años
cambia el pastor su rebaño
y así como todo cambia
que yo cambie no es extraño

cambia el más fino brillante
de mano en mano su brillo
cambia el nido el pajarillo
cambia el sentir un amante

Cambia el rumbo el caminante
aunque esto le cause daño
y así como todo cambia
que yo cambie no es extraño

Cambia, todo cambia
Cambia, todo cambia
Cambia, todo cambia
Cambia, todo cambia

cambia el sol en su carrera
cuando la noche subsiste
cambia la planta y se viste
de verde en la primavera

Cambia el pelaje la fiera
cambia el cabello el anciano
y así como todo cambia
que yo cambie no es extraño

Pero no cambia mi amor
por mas lejos que me encuentre
ni el recuerdo ni el dolor
de mi tierra y de mi gente

Y lo que cambió ayer
tendrá que cambiar mañana
así como cambio yo
en esta tierra lejana.

Cambia, todo cambia...

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Tuesday, September 16, 2008 - ore 11:59


Running to stand still
(categoria: " Riflessioni ")


Insomma, ieri sera facciamo le prove coi Lake. Prove un po’ così, umore che rimane altalenante nel gruppo. Alla fine andiamo in quattro a berci una birra e a dirci due parole sul perchè e sul percomè. Mmm, mah.

Poi salgo in macchina, è quasi mezzanotte e mezza. Scende qualche gocciolina di pioggia, io ho il maglioncino e una giacca. Giro a sinistra, poi a destra, poi ancora a destra, poi via dritto. Evito le corsie del tram e mi fermo al semaforo.
E in quel momento, come un flash, mi viene in mente che diecianni fa ero lì. Con una macchina diversa, di ritorno da un certo posto, con tutto ciò di diverso che c’era allora. Ma davvero, stamattina ho controllato alcune cose e le date combaciano, 15 settembre 1998.
Poi il semaforo è diventato verde. "Orco boia!", ho detto, e mi sono messo a ridere. Uno magari non lo sa il perchè, ma qualcun altro . E sono ripartito.
Ho continuato per quella strada. La giacca, la strada, la pioggia, il vetro, i fanali, il canale, l’argine, Running to stand still.
A conti fatti, è come se questi dieci anni li avessi... persi. E’ un reset, una ripartenza, una seconda possibilità. "Ma guardati", mi dicevo, tante cose cambiate e tante in fondo uguali; e non capivo e non sapevo se era una cosa buona o cattiva. Non giusta o sbagliata. Buona o cattiva.

Rimanendo nel computo del tempo, l’anno scorso avrei a un certo punto trovato un cartello, messo una freccia e proseguito verso una città di notte.
Perchè capita che tu debba mettere la freccia ogni tanto. Toglierti dal mondo, stracciare gli orari, stravolgere le convenzioni. Fregartene e andare via. Sì, crei casini. Ma la vita non ne crea forse a te? E allora?
Le città di notte sono frisili. Stilzano glepi di stranze che ripolbano sintiallidi. Quindi non le puoi descrivere se non inventandoti parole nuove. Fa parte del gioco, altrimenti non viaggi, ma sei sempre fermo e non te ne rendi conto.
Le città di notte sono un concerto tutto per te. Si vestono bene ma con un pizzico di trasandato, hanno silenzi che sono pause e rumori che sembrano assoli. Perfino l’aria che ci respiri è diversa. Sono città nuove nascoste dentro città che già conosci, uguali nella forma ma diverse nella sostanza: quello che praticamente ti capita di vivere in alcuni momenti.
Le città di notte appartengono a un altro popolo: polizia, netturbini, discotecari, gente chechissàdovevaquello, sorprese; e tu. Ehi, sei lì anche tu, no? Siamo concittadini stanotte; anche tu in giro?
Le città di notte ti fregano sempre, perchè non sei mai sicuro se siano vere o no. Come una persona che ti parla ma tu non capisci mai se è serio o te la racconta, se ci è o ci fa. Ma non ti puoi lamentare, perchè ci sei andato tu lì, quindi zitto e impara.
Le città di notte prendono le lancette e le muovono al contrario; perchè più il tempo passa, più si avvicina il momento che ritornino ad essere quelle normali, di tutti, come se la magia scomparisse e loro ritornassero visibili alle persone del giorno, quasi deludendo la tua necessità di fascino. Ti blandiscono e poi ti tradiscono, le città di notte.

Ieri sera non ho messo la freccia. Ho seguito quel percorso fino alla fine e mi sono trovato a casa. Non avevo voglia di cartelli e di quintalometri. Non avevo voglia. Poi uno dice, non so cosa sarà, intanto andiamo avanti.

And so she woke up
Woke up from where she was
Lying still
Said I gotta do something
About where we’re going

Step on a steam train
Step out of the driving rain, maybe
Run from the darkness in the night
Singing ha, ah la la la de day
Ah la la la de day
Ah la la de day

Sweet the sin
Bitter taste in my mouth
I see seven towers
But I only see one way out

You got to cry without weeping
Talk without speaking
Scream without raising your voice

You know I took the poison
From the poison stream
Then I floated out of here
Singing... ha la la la de day
Ha la la la de day
Ha la la de day

She runs through the streets
With her eyes painted red
Under black belly of cloud in the rain
In through a doorway she brings me
White gold and pearls stolen from the sea
She is raging
She is raging
And the storm blows up in her eyes
She will...

Suffer the needle chill
She’s running to stand...

Still.

(U2 - The Joshua Tree - 1987)



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