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spritzina di padova
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HO VISTO


Tutti abbiamo un peso da portare, mentale o materiale. I ’maestri’ il peso della loro cultura, dell’essere coscienti che sembra non interessare più nessuno. I ragazzini il peso dei loro desideri, e i vecchi quello della memoria.
Lasciare scorrere parole, testimonianze,in un momento in cui la parola risuona vuota, o inutile, chiusa nell’’arroganza’ del cinema. Processione di parole di un uomo e una donna dell’Iran dei nostri giorni che decidono di compiere un viaggio in India alla ricerca di una sorta di verità filosofica sull’esistenza.
Il cineasta iraniano ripropone la sua visione stravagante di suoni e colori; la magia e la perdita nell’affrontare i problemi più aspri, nel rispecchiare la realtà con cuore ardente e intelligenza impegnata; le contraddizioni (spirituali) espresse attraverso il linguaggio filmico;"Viaggio in India" può fregiarsi dell’aggettivo ’edificante’nel trattare la ’commedia umana’,uno sguardo surreale, curioso, morale, che pone al centro dell’attenzione la consapevolezza del proprio ruolo.

Dal titolo criptico ma a mio parere assolutamente eloquente..

Tecnicamente molto curato,interessante uso della fotografia,il ritmo..i silenzi.Si percepisce un fortissimo senso di inquietudine,di solitudine.Non esiste niente intorno,solo lo schermo,ti lascia tristezza,domande,ti costringe a guardarti dentro.Dopo non puoi che aver voglia di reagire,di fare e di essere veramente..di vivere sempre ed in ogni momento...veramente un bellissimo film!

Voto massimo che riesco a dare e’ mediocre..come mediocri sono gli attori che lo interpretano...buono solo per la tv ma non per il grande schermo..una fiction praticamente..

Eccezionali i costumi ed i colori..

Grande ritorno di un David Bowie piu’ bravo che mai

Magnifico..sono venuta fuori dal cinema con la mente e con gli occhi violentati,ho provato dolore,angoscia. immagini crude ma assolutamente reali..un capolavoro

Dire che e’insulso e’un complimento...cast"stellare"..per niente

Un ritratto libero e’ assolutamente non didascalico della piu’ grande cantante francese di tutti i tempi...Edith Piaf...Mome..Capolavoro anche questo

Film cult di quando ero bambina..il numero uno mi aveva conquistata...questo mi ha fortemente rotto le...RIDICOLO!!!



Ci sono film che vanno accolti col cuore. Ci sono film capaci di assumersi il peso della tragedia facendo interagire la Storia, quella oscura della Spagna franchista, col desiderio dell’utopia, quella nobile di Salvador, manifestazione di una precisa e appassionata volontà politica. Salvador 26 anni contro è questo film. Trentadue anni dopo Manuel Huerga riapre idealmente e di fatto il caso Puig Antich, celebrando un evento tragico e invitando a una domanda: cosa è stata la Spagna del generale Franco? L’utilità di dare una risposta e di riaprire la questione deriva dalla consapevolezza che quella dittatura è stata molte cose, ciascuna gravida di significato.

Bille August dirige Il colore della libertà (in originale Goodbye Bafana e bafana significa ’ragazzo’ in lingua Xhosa) ispirandosi a una storia vera e grazie all’incontro con la moglie del protagonista (morto nel 2003). Per quanto riguarda Mandela si è ampiamente documentato decidendo poi di girare il film in Sudafrica in modo da far ’respirare’ alla vicenda l’aria stessa della realtà.
Ne esce un’opera inattaccabile dal punto di vista del contenuto e del messaggio di pacificazione e comprensione tra realtà avverse che intende proporre.




STO ASCOLTANDO


MISS MONDO PER ME E’UN ALBUM IMPORTANTE..CHE HA FATTO DA COLONNA SONORA AD UN PERIODO DAVVERO INTENSO DELLA MIA VITA.."FORSE MI TROVO" NE E’ IL CAPOLAVORO..

E QUI ALTRO IMPORTANTE ALBUM CHE HA SEGNATO LA FINE MA SOPRATTUTTO..RAPPRESENTA LA MEDIOCRITA’ DEGLI UOMINI..NON PENSAVO POTESSE MAI ACCADERE DI VEDERE"LA CANZONE"..RICICLATA..EPPURE MI SONO DOVUTA RICREDERE..E IN QUESTO ALBUM C’E’ IL CORPO DEL REATO..

TO SHEILA LA ADORO..
OVVIAMENTE ROTOLANDO VERSO SUD RIMANE UNA CANZONE EMBLEMATICA..

RIPRODUCONO LE POESIE DI DEANDRE’IN MANIERA ASSOLUTAMENTE PERSONALE E FANTASIOSA...UN CONSIGLIO PER CHI AMA LA POESIA E LA VERA MUSICA ITALIANA..

"...dobbiamo andare e non fermarci mai finche’ non arriviamo."
"Per andare dove,amico?"
"Non lo so ma dobbiamo andare.."(J.Kerouac,Sulla strada)In questo cd versione originalissima di Geordie

C’E’QUALCUNO(VEDI LA SORELLINA)CHE SE LO PORTA NEL LETTORE O IL CAPO FAMIGLIA IN MACCHINA..NELLA NOSTRA CASETTA LA SUA VOCE RIECHEGGIA SEMPRE,AD OGNI MODO..LUI E’ SEMPRE CON NOI..


QUESTA E’ LA DIMOSTRAZIONE DI COME DE ANDRE’SI SERVA DEL GENOVESE PER RECUPERARE LE SONORITA’DEL MEDITERRANEO..

PER CHI VUOLE LA DISCOGRAFIA SOTTO MANO

Un Edith Piaf assolutamente divina..


ABBIGLIAMENTO del GIORNO




ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...


FISIOLOGIA DEGLI ANIMALI DOMESTICI CON ELEMENTI DI ETOLOGIA

OGGI IL MIO UMORE E'...

SONO SEMPLICEMENTE INNAMORATA PERSA....

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) essere tradita dalla persona a cui piu\' tenevi,sentirti usata e poi derisa alle spalle...
2) scoprire di appartenere,seppur alla lontana,alla famiglia berlusconi....oh my god....sudo freddo al solo pensiero.

MERAVIGLIE


1) Le castagne appena cotte.. un caminetto, una bella boccia di vino rosso e una persona speciale accanto..



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Wednesday, September 17, 2008 - ore 17:35


Achille e la tartaruga
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sta arrivando al cinema qualcosa da gustare seriamente...non vedo l’ora che sia in programmazione nelle sale...un grande ritorno,dopo la mostra di venezia qualcuno ha detto e anche scritto nella zona garden che Takeshi si e’ rimesso finalmente a fare cinema...il suo cinema.dopo il flop dei precedenti Takeshis’ (2005)e Glory to the filmmaker(2007)...si chiude cosi’ la sua autobiografica..trilogia del suicidio..Kitano sembra affrontare finalmente in modo decisivo la sua figura, non con episodi e scenette come negli altri due film, ma con un’idea ben precisa e comunque non poco pericolosa: girare un film dai toni autobiografici che sia anche un po’ la summa del suo pensiero sul cinema, sull’arte e della sua filmografia
Quando lo schermo si impossessa della poetica e delle visioni del regista non si sa mai cosa aspettarsi. Si viaggia verso derive imprevedibili ed impreviste che toccano gli estremi tra loro più lontani. Demenzialità e ironia sono sempre precedute e accompagnate da un’amarezza e una malinconia di fondo che non risparmiano alcuna delle sue pellicole.
In Akires to kame Machisu, figlio unico di un ricco mecenate, sin da bambino coltiva la sua passione per la pittura prediligendo il momento della creazione artistica in qualsiasi frangente delle sue giornate. La morte del padre segna la fine dei suoi privilegi aprendogli una realtà fatta di miseria e di orfanotrofi. Cresciuto, Machisu non abbandona la sua passione cercando di pagarsi gli studi artistici con lavori saltuari e sporadici. Il successo però non arriva e la terza fase del film ci restituisce un protagonista ormai di mezz’età (interpretato dallo stesso regista), sposato e padre di una ragazza, sempre alla ricerca del successo, dell’opera in grado di renderlo finalmente famoso. Così però non sarà e solo nell’epilogo, dissacrante come era più che lecito aspettarsi, Machisu si renderà conto di come non siano fama e celebrazioni a giustificare un processo artistico, quanto piuttosto l’amore e la passione. Capito questo, finalmente riuscirà nell’impresa in cui Achille aveva fallito : raggiungere e superare la tartaruga (il film riprende, già dal titolo, il secondo paradosso di Zenone di Elea secondo cui se Achille avesse concesso un piede di vantaggio ad una tartaruga la distanza tra Pie’ Veloce e la testuggine si sarebbe ridotta sempre di più senza, però, mai esaurirsi del tutto.).
C’è molto di Kitano nel film. C’è il senso del cambiamento di un regista che ha mutato tanto della sua vita e del suo modo di fare cinema dopo il grave incidente in moto. Spariscono le divagazioni irreali dei suoi ultimi lavori a favore di un racconto lineare che ripercorre dal principio la vita del protagonista. Ci sono i suoi colori, i suoi quadri finalmente svelati al pubblico, confessione parziale, si può supporre, di stati d’animo e angosce dell’autore. Akires to kame possiede forza ed eleganza, fa sorridere, ma lascia che lo schermo si riempa innanzitutto della deflagrante amarezza che scena dopo scena, senza distinzioni tra età infantile ed adulta, Kitano dipinge, proprio come il personaggio cui presta il volto, e che culmina nella distruzione di tutti i suoi quadri.
La sequenza finale non cancella una briciola della malinconia del film lasciando però la ribalta ad un ultimo e non atteso velo di speranza, simbolo e sintomo, forse, della ritrovata serenità del suo protagonista e, con lui, del suo autore.



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