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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

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Monday, September 22, 2008 - ore 18:02


LUCI A SAN SIRO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ascolto canzoni con gli occhiali, distesa con le palme delle mani rivolte in alto, anche se lo yoga alla Sylvia Plath non mi sembra una buona soluzione.
Il pomeriggio è pieno di sole, ma ho i piedi freddi e la luna storta e lui che ti dice di cercare parolacce brevi, quando sbagli, parolacce che durino solo una croma.
Poi sorride, poi mi dice non rischiare.
Manca poco. Pochissimo.
Non so nemmeno dove sarà,ma sento già l’odore inconfondibile della pece e delle custodie, il fruscio di qualcuno che sta accordando.
Io che adesso non sono più fra i più giovani, come in quelle estati a Portogruaro, a fare notte al Pilsen o a bere la malvasia e Rosanna a starmi dietro come un segugio, e e i bagni e le docce sempre occupate dalle arpiste finlandesi o dalle violiniste tedesche quando non trovavano altro posto dove provare.
Avevo sedici anni.
Mi sentivo amata fra voi ,che ad un tratto accantonavate la civiltà per parlare quel dialetto stretto, e tu che mi dicevi -guagliò tuo padre è un pazzo a lasciarti venire, per fortuna ci siamo noi ma tu arape bbuono ll’uocchie e statte accorto ai contrabbassisti spagnoli-.
Quelle erano estati.
La tua matita azzurra intorno agli occhi ed un concerto gratis ogni sera. Scappare dal dormitorio all’alba e andare a suonare dopo il caffè e le passeggiate ai molini, Pavel e la sindrome di Paganini.

Io vi vorrei ancora qui.
(E ovunque tu sia, non scrivi.)



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