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Thursday, September 25, 2008 - ore 10:04
(categoria: " Vita Quotidiana ")
quella sera Cacto, così si chiamava, era andato nel solito locale
dove sapere che Cacto in realtà si sarebbe dovuto chiamare Cactus, ma quando era nato ci fu un errore nella trascrizione del nome, e da allora si chiamò Cacto. certo, tutti lo prendevano per il culo, anche i nonni, ma i genitori era contenti così.
il motivo ve lo racconto un’altra volta
Cacto dopo mesi e mesi di duro lavoro finalmente si era preso una vacanza, era andato in sicilia, terra di santi, navigatori e mafiosi
i primi giorni gli servirono per staccare completamente la spina, si svegliava al mettino alle 10 con un post sbronza colossale, andava in piaggia, iniziava a bere del Salinissima e non smetteva prima delle 11 di sera. poi barcollnate arrivava in albergo e sveniva
questo i primi giorni
poi si rimise a posto
andava la mare, poi la sera nei locali e si divertiva
aveva lasciato a Mondovì la fidanzata, che si chiamava Anfiossa.
lui amava anfiossa, ma ultimamente gli spaccava troppo i coglioni.
lui era una persona fedele al suo amore, non l’aveva mai tradita, ma il tarlo che lei forse lo tradiva si era rosicchiato una tana nel suo mesolimbo.un giorno al mare vide una cosa che non aveva mai visto:una figa stratosferica con due tette enormi, il culo piccino e alto e un viso da puttana dell’est
lui era abituato a vedere donne piatte e brutte.
lui non era male, solo un pò bianchiccio per via del lavoro in ufficio, un pò di pancetta a causa delle mangiate di bollito e un principio di calvizie
però era intimorito, lui era molto timido e lei era sempre circondata a uomini prestanti e palestrati. non aveva speranza. e poi, ogni volta che la vedeva le tornava alla mente il corpo scoliotico e tisico del suo amore Anfiosso
no, lui doveva resistere.
i giorni passavano, iniziarono a salutarsi con un "buongiorno"
poi passarono a brevi commenti tipo "che caldo, vero?"
dall’accento capì che era di venezia
i giorni passavano. Cacto iniziò a pensarla sempre più con insistenza, notando che ogni volta che la vedeva o la pensava la sua mutanda si gonfiava. nascondeva il tutto
con trascorrere dei giorni i loro discorsi iniziarono a farsi più lunghi, si incontravano al bar dello stabilimento,e infine si presentarono. lei si chiamava Milizia Armata. che nome del cazzo pernsò cacto. lei sentendo il suo si mise a ridere mostrando denti bianchi e ben sviluppati
iniziò un amicizia. si davano appuntamento nella piazza del paese al mattino e andavano al mare assieme, pranzavano allo stesso tavolo a mezzogiorno e la sera spesso si vedevano nel locale vicino alla discarica, dove spesso un baldo giovane accompagnava il nonno. il nonno rubava mentre il nipote sparava ai topi.
cacto aveva una voglia enorme di prenderla in maniera biblica e in diverse posizioni, ma si tratteneva, sapendo di non avere speranze. e aveva ragione. infatti Milizia Armata trovava molto simpatico cacto, e anche carino, ma da lì al dargliela ne passava di strada
la sera dell’ultimo giorno di vacanza di anfiosso andarono al solito locale. quel giorno cacto non si era sentito bene, aveva avuto un leggero maldiventre, come una sorta di peso che premeva verso il basso, ma non ci faceva caso.
quella sera milizia armata era bellissima, tacchi a spillo da 11 cm, minigonna verde acido e top aderentissimo che metteva in risalto le tette enormi e durissime.
e poi il rossetto: checazzo pensò cacto.
anfiosso si era deciso che quella sera non ci avrebbe provato, voleva solo stare con una tettona e farsi 4 risate.
col trascorrere della serata si accorse che il timore si stava trasformando in realtà:un blocco enorme di merda doveva uscire dal suo culo, e alla svelta. provò a non pensarci. iniziò a sudare.
decise che il poco tempo che gli restava doveva viverlo
iniziò a parlare di cose bellissime con milizia armata, descrivendo tutta la sua vita
consapevole che la merda si stava insinuando tra le pieghe del suo sfintere iniziò a sudare copiosamente, divenne rossissimo, strinse i denti, ma non si diede per vinto
infine iniziò a dire cose bellissime sulla loro amicizia, che nonl l’avrebbe mai dimenticata, che l’avrebbe portata sempre nel suo cuore, che lei era speciale
in quel momento lo sforzo gli fece uscire delle lacrime, che rigarono il suo viso paonazzo
ad un tratto non sapendo che scusa trovare per abbandonare il tavolo le disse:ti amo
e se ne andò chiedendo scusa dicendo che non sapeva quel che diceva
balzò in auto e in pochi minuti raggiunse l’albergo, entrò di corsa in stanza e si precipitò nel cesso.
fece una cagata immensa, un prooooottttt che si sentì in tutto l’albergo. erano 3 giorni che non cagava. e a pranzo aveva mangiato tacos con chili.
al termine appoggiò la schiena allo schienale e si assopì. dopo pochi minuti si accese una siga, e se la godette come dopo un scopata
ripensando all’immensa figura di merda che aveva fatto decise di farsi una sega. cagata, siga e sega. un sogno.
al termine della sega decise di farsi uan doccia e di aprire la finestra.
finita la doccia scese nel giardino dell’albergo. e lì la vide milizia armata. era bellissima.
i loro sguardi si incrociarono
lui non capiva perchè lei fosse lì
lei si avvicinò. gli raccontò che era stata benissimo quella sera, che nessun uomo le aveva mai detto quelle parole, che tutti volevano solo il suo corpo. che nessuno aveva mai pianto per lei, che lei aveva capito che lui pensava di non avere speranze ma lei aveva capito di amarlo
lei prese la sua mano, lo condusse in camera, e qui accadde l’irreparabile:fecero sesso selvaggio
la sega aveva aiutato cacto a questa notte spettacolare, durò tantissimo, lo fecero in tantissimi modi, compreso lanal che fa sempre bbene in segno del suo ammore..
lei era innamorata. lui si rese conto che lei era una cretina memorabile. ma un corpo così era ben raro , e a lui se lei era cretina importava poco
quella notte scoprì che il padre di lei aveva 5 fabbriche di mobili e 3 di tessuti pregiati
da quel giorno cacto scopò sempre una figa e sperperò soldi non suoi solo per merito di una cagata.
pazzesco eh?
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