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Thursday, July 01, 2004 - ore 09:16
"Va in f. de to mare": una frase per tutte le stagioni
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La nostra regione ha esportato nel mondo parte della sua fraseologia tipica. Pensiamo al termine
"butiro", che alcuni dizionari etimologici vorrebbero tra i genitori dell'inglese
butter ed alla famosa sentenza tragicomica popolare da tale parola derivata
i dixe che a venexia no ghe xe più butiro, me par parfin imposibie coe vache che ghe xe e non potremo assolutamente negare che il dialetto veneto faccia parte della storia del mondo. Siamo anche in grado di italianizzare i nostri termini, molto di moda tra molte vamp locali è la frase "amore, porteresti giù tu le
scopazze?". Un leggero deficit culturale può anche spingere ad una fusione ancora più marcata dei termini latini e polentoni, come si poteva notare in un mio vicino di casa (sostituito ora da dei rumeni che a confronto sono
Dante Alighieri) che un giorno esordì iniziando uno dei suoi aneddoti con
Erimo sotto i portegati. Lacrime diffuse, alterazioni d'umore improvvise, variazioni nel ciclo mestruale per le donne e macchie sulla pelle furono i primi effetti di tale infelice
uscita. Pochi mesi dopo ebbe lo sfratto. Ma
c'è qualcosa di grande tra di noi, la frase "va in figa de to mare". E non datemi del volgare, basta con l'ipocrisia. Credo sia uno dei modi di dire più in voga, una delle frasi nella top ten veneta. Tralasciando le bestemmie, ovviamente

. E'una frase che si presta un po'a tutte le occasioni. Sei annoiato? Qualcuno per strada ti ha tagliato la strada? Il telefono ti sveglia? Qualcuno ti ha fatto una stronzata? Hai caldo? La risposta ideale è "va in figa to mare". La qual frase è una risposta concreta a "mortacci tua", indicando una
fonte di vita in luogo di una maledizione verso corpi putrefatti. Siamo superiori sotto questo aspetto, siamo davvero
delicati. Corfù, 1997. Sono per strada con uno Zx con non ho idea di che motore scassatissimo. Un coglione davanti a me procede al massimo a 40 all'ora occupando giusto giusto il centro di una strada a due corsie. Gli suono il clacson, non si scansa, suono di nuovo, si sposta con gran velocità. Lo affianco e, credendo di trovarmi che so, a
Solesino, me ne esco con la nostra dolce affermazione. Costui subito implora il mio perdono e non reagisce. Quella volta decisi: non guiderò mai più uno scooter in Grecia. Che gusto c'è se nessuno si incazza per strada quando gli suoni, anche se hai ragione? Ma soprattutto, anche se qualcosina di greco lo so, che gusto c'è a baruffare con un greco che non ti può mandare in f.d.t.m.? Non mi sentivo a casa mia. Per un attimo ebbi la visione di un canotto dal quale uno scafista buttava a mare una delegazione da
Bojon, ma forse avevo bevuto troppo
Ouzo. Pejote non ce n'era, altrimenti avrei visto camminare sull'acqua le
Bronse Querte. La nostra frasetta, un po'scurrile, sì, ad onor del vero, regna sovrana in tutte le province, si è diffusa con i nostri studenti nelle altre province d'Italia. Si narra che, dopo una "delegazione" veneta in Erasmus a Barcellona, in un locale vi sia una scritta di tre metri su un muro con tale colorita espressione. Ed allora diamo a questa frase nuova vita, facciamola includere nelle nuove grammatiche. Esprime tutto: gioia, incazzatura.. a seconda del modo in cui la si dice, dell'espressione facciale. Non è quindi adatta, per poterle dare una determinata inflessione, agli attori di
"Vivere": si vocifera che
Edoardo Costa e
Manuela Maletta abbiano rischiato la lapidazione ed infibulazione dopo averlo gridato in un bar in Nigeria. Il commento dei due fu
"Era meglio urlare Italia uno!".
Ostentiamo quindi fierezza per le nostre radici, seppur bucoliche, e diffondiamo il verbo nel mondo. Soprattutto per superare i cugini bolognesi, uno dei quali, sul loro intercalare comune (ben più scurrile ma usato da chiunque, dai 5 ai 90 anni, maschio o femmina che sia), ha scritto addirittura una canzone per sottolinearne la superiorità. Ora però non mandate tutti un biglietto a Mingardi con scritto "va in figa to mare", grazie!
SOCC'MEL - ANDREA MINGARDI
Ai é quèlc d'ón ch'ai piès dir "accippicchia".
Quèlc d'ón èter "perbacco, ohibò".
Zérti vólt as sent dir "porcogiuda,
"putana l'éva", "ch'at gnéss un azidànt".
Ma la pió gióssta par la matéina e in ze nait,
la capessen in Bolivia ed in Kuvait.
Perdindirindina?... No, no! Accidentaccio?... Moché!
Poffarbacco?... Mo nianc! Capperi?... Eh... no!
Quand l'é fradd... socc'mel! Quand l'é chèld... socc'mel!
Et vésst che gnòca... socc'mel! It han guzè la màchina... socc'mel!
A Ferrara i dìsen "maiàl". A Cesena "òstcia pataca".
A Parma Piacenza "fistci, cò dit ve?".
A Reggio e Modena "che lavór, ziocanta".
Al fat l'é che l'òmen l'ha bisaggn ed sfughères, piutòst che t'gnir dàntr, l'é mei scancherèr.
Corbezzoli? No, no! Urka? Mo nianc! Caspiterina? Eh... no! Cribbio? Mo sé!
Quand t'i stóff... socc'mel! Et ròmp i marón... socc'mel!
Quand t'è sann... socc'mel! E i fan dal casén... socc'mel basta!
Gig' l'ha vént... socc'mel quanto? Quéng' milièrd al lotto... socc'mel busan!
Ioffa l'é mórt...eh puvrén! A iè gnó un scarabacén... socc'mel, ec pugnatta!
Un dé, Guglielmo Marconi ed Bulaggna l'éra in vatta a la sô culéina
e dmandé a sô fióla Elettra: "Senti gnente? No? L'é n'arvéina!".
Pò al'impruvìs il genio fè un sbrai, partè un "Socc'mel, funziona al zavai!".
Mortacci, belìn?... No,no! Bìschero, pirla?... Mo nianc!
Mannaggia, va in mona?... Mo se! Ostrega minchia?... Mochè!
Quand l'é fradd... socc'mel! Quand l'é chèld... sempre socc'mel!
Come passa il tempo... non ci son più le mezze canzoni!
Guarda che tramonto... socc'mel che bel tramonto!
T'i tròp bèla... socc'mel stì béla!
Un gol ch'l'é un spetàquel... socc'mel che gnòc!
San qué in mèz al tràfic... du maron, socc'mel!
Im han inculè la màchina... eh, ban bàn!
Va mo là, va mo là, va mo là, va mo là, va mo là!
Quand l'é fradd... socc'mel!
Quand l'é chèld... socc'mel!
T'i tròp bèla... t'i belessma, t'al dèg mè!
Come passa il tempo... sembrava ieri...
Diobono è già il 2000... socc'mel!
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