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Wednesday, October 01, 2008 - ore 01:27


SOLO DUE MINUTI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


FERMATI SE HAI DUE MINUTI.
E LEGGI DAVVERO.

TRATTO DA "IL CEROTTO SULLA BOCCA" di Massimo Coppola
Rolling Stone di Marzo


I MIEI IDOLI - 1 -


Caro Massimo Coppola, non ho più idoli. Ne avevo uno ed è morto tre giorni fa. Non morto nel senso chiuso in quattro lastre di legno inchiodate, morto in senso lato. Gli idoli servono. Ti fanno sognare, li guardi e loro ti dicono «Hey Baby, io sono ciò che tu non sarai mai». Anni fa c’erano Cobain, Bukowski, Morrison, Guevara. Nel 2000 l’essere che più si avvicina allo stereotipo dell’idolo è un “libertino” inglese, tossico, che a 27 anni, invece di procurarsi un’overdose o di spararsi in bocca ha deciso di disintossicarsi (se avessi avuto Kate Moss al mio fianco avrei fatto la stessa cosa). Il mio idolo non è uno scrittore né un cantante e tanto meno un attore. Il mio idolo è l’inquilino del quinto piano. Fuma in ascensore e quando passa il lascito di fumo è così intenso da intossicare chiunque. Alle tre del mattino lo trovi spalmato al muro adiacente la panetteria maghrebina che si scola la ventesima 66. Io voglio essere come lui. Avere trent’anni, scolare birre e fumare in ascensore e rispondere svogliato «niente» quando mi domandano cosa faccio nella vita. Ma, tre giorni fa, lo sconforto: un intenso profumo di dopobarba, foriero di uno spettacolo a cui non avrei mai voluto assistere: giacca, cravatta, pantaloni con la piega, barba ben fatta e valigetta. Non ho più idoli.
Captain Tomatohead


I MIEI IDOLI - 2 -


Sono quasi le due di notte, e un 33 degli Stones mi inebria con un vago senso di nostalgia. Per anni che non ho mai vissuto (io sono nato nel 1981). Eppure è davvero morto qualcosa da allora. Non è stato l’omicidio di Lennon o la sconfitta della disperazione punk. È qualcos’altro. È un senso di depressione che pervade le strade. Forse perché trovare un buon impiego (o trovarlo e basta) è la nostra massima ambizione. Forse è la frustrazione di un paese che non crede più a se stesso. La paura che ti inniettano ogni sera, la violenza vera che ti sfiora ogni volta che esci di casa. «But don’t play with me, ’cause you play with fire» e forse un tempo per scottarti bastava un acido in più o una scopata più selvaggia delle altre. E adesso baby? A chi devi stare attenta per non giocare col fuoco? A un magnaccia? A uno che sgozza la moglie? Ora c’è la coca baby, e tutto corre a 280 all’ora. E io a 26 anni mi sento quasi un nonno. Allora forse non è solo nostalgia. E adesso cantano Time Is on My Side. Sarà pure dalla mia parte, il tempo. Se soltanto sapessi che farne...
Sabotig

RISPOSTA ALLE LETTERE

Caro testa di pomodoro, non capisco la tua delusione. Non ci vuole molto a diventare come il tuo idolo. Basta fumare in ascensore, comprare una birra da 66 e rispondere svogliato “niente” quando ti chiedono cosa fai nella vita. Non ci vuole molto nemmeno a superare a sinistra Pete Doherty, il tizio dei Libertines che ti ha deluso perché non si è sparato un colpo o una dose fatale in vena. Sparati un colpo o sparati una dose fatale in vena.

Caro Sabotig, ti faccio solo notare che l’elenco di lamentele che ci propini è più o meno sovrapponibile a quello che stava nella testa degli idoli (dei tempi) di cui hai nostalgia. Sai cosa hanno fatto loro. Vediamo cosa farai tu.

Cari Testa di Pomodoro e Sabotig, è chiaro che vi sentite soli.
Pure io.





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