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Thursday, October 02, 2008 - ore 19:13
Giustizia giovane
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Picchiati, insultati, maltrattati e umiliati. Tutto per una sola colpa: essere diversi. Sembrano avere due tristi destini comuni il ragazzo italo-ghanese che ha denunciato ieri un pestaggio in caserma da parte della polizia di Parma, e il ragazzino cinese delle cronache di oggi: massacrato di botte da alcuni suoi pari età nella periferia di Roma. Ad accomunarli c’è anche il «privilegio» di essere riusciti a forare la cortina di silenzio che da un po’ di tempo ricopre i fatti di discriminazione che avvengono, purtroppo sempre più spesso, in Italia. Sorvolando tristemente su Abdoul Guibre, il ragazzo ucciso a sprangate a Milano per aver rubato dei biscotti, ci sono molti altri che condividono lo stesso destino di Emmanuel Bonsu Foster e del ragazzino cinese di Roma. Solo qualche settimana fa due rom hanno denunciato percosse da parte delle forze dell’ordine a Verona; e appena un mese fa una europarlamentare (non proprio la prima che passa) ha dichiarato di essere in possesso di un dossier che parlava di ragazzini rom tenuti con la testa sott’acqua da carabinieri italiani. Ma di questo, non si è dato notizia. Del caso di Parma invece se ne è parlato perché, a differenza di tutti gli altri casi, il media ha potuto vedere una “prova” tangibile del misfatto: non tanto le percosse sul volto del ragazzo, ma la scritta “negro” che è apparsa sul verbale della Polizia di Parma. Senza quel segno nero di gretto disprezzo, facilmente anche il caso di Emmanuel sarebbe scivolato nella clandestinità mediatica delle razze «diverse» d’Italia.
Ora sul caso di Emmanuel Bonsu Foster si discute. La polizia dice che il giovane mente; che è caduto da solo e così si è provocato le ferite; che la dizione infamante l’avrebbe scritta lui stesso. E c’è chi, lecitamente, difende la polizia, e chiede di poter chiarire i fatti prima di accusare. Sacrosanto. Ma per quella banda di ragazzini che ha pestato a sangue il piccolo cinese no, ora non c’è nessuna pietà. «Punizione esemplare» già si sente dire, mentre a Parma nessuno ha detto «Se le accuse saranno confermate, la punizione sarà durissima», ma è tutto un rimpiattino di giustificazioni. Rei di non farsi ancora la barba e di non portare alcuna divisa, i giovani non sembrano meritare pietà. Non hanno alle spalle nessuna istituzione, nesuno con le spalle larghe per cercare di difenderli. La discriminazione razziale si aggiunge alla discriminazione giovanile. E forse su quest’ultima, certo meno violenta ma non meno pericolosa, è scesa una coltre ancora più spessa e oscura.
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Leonida, 23 anni
spritzino di Caldogno (Vi)
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