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Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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Monday, October 06, 2008 - ore 15:02


Diarismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho finito di leggere pochi giorni fa il Diario Intimo di Sally Mara. Ah, Raymond, cosa mi hai combinato! Sei riuscito a stravolgermi di nuovo. Come cavolo fai, mi chiedo.



Dopo i Fiori Blu e gli Esercizi di Stile, libri ancora insuperati nel loro genere, nutro sempre enormi aspettative quando inizio un libro di Queneau. Incontrare Zazie nel Metrò è stata una meravigliosa sorpresa, la più incantevole fiaba moderna, incantevole come una bambina che diventa grande. Cos’hai fatto oggi? Sono invecchiata. Geniale. Icaro Involato è stato una mezza delusione, lo ammetto, ma penso anche che potrei non averlo capito appieno, essermi persa qualche particolare, dico, è Queneau, chi sono io per demolire un suo elaborato così, su due piedi? Detto ciò, a più di un anno dal mio tentativo icaresco, ho comprato Sally Mara (dovevo immaginare che Freud fosse lì, dietro l’angolo, nella scelta del mio libro, in agguato come un giaguaro). Fine della mia classica, inutile e prolissa introduzione al libro.

E ora, libro.



Prime venti pagine di puro studio: scrutavo Sally cercando Zazie, forse. Forse sono partita col piede sbagliato, forse dopo letture molto meno complesse mi ero adagiata su un registro di diversa semplicità. Scettica, incredula, incerta sulla prosecuzione, non mi attraeva, prospettiva in caduta. Ed ecco che una sera, all’improvviso, Sally mi appare nella sua comica malizia, nelle sue argute riflessioni incoscienti. Mentre distesa a pancia in giù sul letto, con i gomiti sul cuscino, sotto il mio strato di lana e piume, affondo gli occhi nel mio romanzo notturno. E la vedo, in tutto il suo splendore. Quelle prime venti pagine riesci ad apprezzarle poi. Ed è la magia di Sally.
Sally Mara vive nell’Irlanda degli anni trenta protetta da un velo di sana e dolce ingenuità: solo questo le impedisce di scorgere l’erotismo e di recepire gli stimoli sessuali che uomini di ogni età le lanciano quotidianamente. Ha diciotto anni, è una cattolica rigorosa e molto osservante, crede che non si possa procreare al di fuori del matrimonio, che il ciclo sia dipendente dalle fasi lunari, e non sa come nascono i bambini. È curiosa, ma ha serie difficoltà a comprendere cosa succede a Barnabè quando si copre con un cappello, all’uscita dal cinema, dove lei gli aveva involontariamente toccato una coscia. Sally si imbarazza nello scrivere la parola “nuzialità”. E poi c’è l’alluce della statua di marmo, a cui si aggrappa voluttuosa.
Sally scrive il suo diario in francese per omaggiare un insegnante di cui si era invaghita. E l’effetto della sua incompetenza linguistica le fa utilizzare termini ed espressioni ambigue. Come dire, aggiusta le frasi a modo suo, con modi di dire poco consoni, ma di questa ambiguità non si rende conto. Oppure usa termini aulici e frasi pompose per dare tono alle sue scoperte.
“Dato che comincio a svegliarmi un po’ – scrive compiaciuta delle sue conclusioni, dopo aver attentamente studiato l’accoppiamento degli animali– ho capito subito che trattasi di due esseri umani intenti all’eventuale procreazione di un terzo essere umano”. Questo è, secondo Sally. Nulla di più, nulla di meno.
E qualche pagina prima: “È divertente ricevere fiori, è la prima volta che mi capita. È un gesto gentile, eloquente, allusivo. Si pensa subito al pistillo, al polline alla fecondazione. Ne ho stretto a lungo il gambo, prima di metterli in un vaso”. Così, lei scrive queste cose. Con la purezza nella penna, nella mente e nella mano.
Poi, però, quando scopre le potenzialità e le virtù dell’atto in sè, avvicinerebbe anche il garzone del lattaio pur di poter provare di nuovo certe emozioni. Peccato per il finale: Sally rinuncia ai suoi esperimenti scientifici e all’empirismo. Si converte alla consuetudine di un matrimonio programmato senza ritegno da una madre che ha finito i soldi per le aringhe allo zenzero e non ha il coraggio di dirlo alla figlia. Leggetelo: voto 8/10

Come gioca con le parole Queneau, non lo sa fare nessun altro. Se un giorno dovessi riuscire a scrivere due righe alla Queneau potrei dirmi soddisfatta e abbandonare per sempre la mia brillante carriera letteraria.
“Quando ne succede una, ne succedono due. Quando non succede niente, continua a non succedere niente”. Sally.

E vi do un’altra notizia letteraria: il vero capolavoro di Suskind non è il Profumo, ma il Piccione. E non lo sanno mica tutti, eh. E allora potete citarmi quando, durante una serata ad alto tasso di intellettualità, qualcuno dirà che il capolavoro di Suskind è il Profumo, soltanto perché ha letto solo quello. Quando di ritorno nella vostra solitudine casalinga vi vanterete del successo ottenuto, pensate a me. Sono piccole soddisfazioni, che durano il tempo di un batter di ciglia. Ma fanno bene.


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