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La Biografia del mio portinaio. Un napoletano che in 70 anni non ha lavorato due giorni di seguito.

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Ho visto tante cose. Molte ne ho dimenticate, altre purtroppo no.

STO ASCOLTANDO

Musica impegnata : inni sacri yemeniti, canzoni dei cugini di campagna e i discorsi politici di Giovanni Leone ( soprattutto quello nel quale faceva le corna dall`automobile)

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Quasi nudo. Quasi, per vostra fortuna.

ORA VORREI TANTO...

Non dovervi chiedere cosa ne pensate di cio` che scrivero`. Purtroppo pero` non ne posso fare a meno e percio` vi chiedo : cosa ne pensate ?

STO STUDIANDO...

Solfeggio, esercitandomi con lo scheletro di un velociraptor.

OGGI IL MIO UMORE E'...

Normale, cioe` moderatamente tendente all`idea che sono a mezza strada fra dio e nicola di bari. E non conoscendoli entrambi, non so a chi sparerei addosso per primo.

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Monday, October 06, 2008 - ore 23:26


LA CACCIA 4/A PARTE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


C

Una delle doti fondamentali del cacciatore deve essere la pazienza. Il
vero cacciatore deve riuscire a supporre che la preda non gli caschi addossocome una pera matura. Al contrario le ricerche devono essere metodiche, minuziose, condotte quasi con attenzione maniacale. L’adrenalina deve essere sempre pompata, mai però in dosi eccessive, né tantomeno con il pericolo che si verifichino dei pericolosi cali di tensione. Lo so che è strano il fatto che io entri in molti bar senza bere nulla, ma non servirebbe a nulla bere se non a diminuire il mio livello di concentrazione.

P

Anche la strategia perfetta può avere delle crepe, e solo su questo che può contare una preda. Le trappole dei cacciatori sono quasi sempre all’apparenza perfette, alla resa dei conti però lo sono molto meno. E su questo che deve puntare la preda per sfuggire. L’unico vantaggio che io ho su di lui è quello di conoscere già l’ambiente nel quale ci si deve muovere. Mimetizzarsi, senza arroganza, ma neanche paura. Essere in guardia, rendendosi conto che un uomo incrociato di striscio per strada, potrebbe essere il proprio carnefice. Ci vogliono nervi saldi, per vivere in una situazione del genere, ed io ce li ho.

l bar, come tutti gli altri, si trova nella zona più periferica della città. Il cacciatore entra dentro, accompagnato dai soliti sguardi lugubremente indifferenti. Un paio di occhi spenti cercano di inquadrarlo. Lui scarta quegli occhi. Non vi è stato il minimo guizzo in loro. Le prede hanno sempre un guizzo. Tutti lentamente lo squadrano. Adesso che è entrato percepisce come la puzza di tabacco si sia fatta insistente. E’ il bar dove sembra si sia dato appuntamento il più gran numero di sconfitti sulla faccia della terra. Eppure nei loro gesti, vi è sicumera, arroganza. Tutti, nessuno escluso, sembrano non avere alcuna intenzione di guardare in faccia la realtà.

C

Chissà ma il mio istinto di cacciatore mi dice che la mia preda è qui
vicino. Lo sento, so già che tra poco in modo del tutto causale incrocerò i suoi occhi, ed allora giudicherò se è arrivato il suo momento, se è il caso di prolungare la sua agonia, oppure se è invece opportuno sferrare il colpo definitivo. Eppure l’ambiente esterno è a lui più congeniale. E’ qui perché sa di essere irriconoscibile. Eppure lo troverò. Gli aiuti che gli altri mi potevano dare sono finiti. Adesso sono veramente da solo. Eccola qui la schiuma della terra. Mezze cartucce che scommettono per tutta la vita sui cavalli sbagliati. Allibratori che vendono informazioni dell’altro ieri. Mezze seghe che spacciano spendendo in bevute quello che guadagnano.
Eccola la schiuma della terra, eccolo l’ambiente dove si nasconde la mia preda.

La Preda si aggira con sguardo apparentemente spento fra la folla. Eppure anche stamattina è in guardia. E proprio stamattina la sua mania sono le auto. Teme che un’auto lo segua a lungo e poi qualcuno, dall’interno dell’abitacolo, lo faccia secco. Sa che la cosa è altamente improbabile, di solito i cacciatori girano da soli, ed il fatto che qualcuno possa spararlo da un’auto in corsa suppone una perizia balistica ed un sangue freddo che è molto difficile esibire in una città, per giunta in piena mattinata. Eppure guarda le auto, le segue con lo sguardo. Poi arriva all’insegna: quel simbolo di perdizione mediocre, metodica, quella follia abulica degli altri avventori, lo rassicurano. Entra, solo quando è vicino al bancone nota l’auto.

P

Quell’auto là fuori. E’ tutta la mattinata che non faccio altro che guardare le auto che passano. Sto diventando un po’ tonto. La latitanza evidentemente mi sta facendo male. Eppure quell’auto. Uscire adesso però non avrebbe senso. Anche se l’auto è vuota, ma non è detto che sia proprio quella. E’ un’auto vicina ad un bar, e con questo? Non dimostra niente, questo. Ma purtroppo quando salvare la pelle è questione di attimi, non puoi attendere che tutto venga dimostrato. Eppure, quell’auto non dimostra nulla. Addirittura colui che l’ha parcheggiata potrebbe anche non esser nel bar. E se in questo bar vi è qualcuno che vuole farmi la pelle, non vi è nulla di più idiota che correre via. Quindi calma e gesso. Tranquillo, ti stai solo giocando la pelle.



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