
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Monday, October 13, 2008 - ore 09:40
Punturismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Distretto sanitario, ore 7.30 di lunedì mattina. Un’interminabile processione di anziani che strappano bigliettini per fare le analisi del sangue. Ogni quindici anziani un giovane, una donna in età fertile, un ragioniere che ha chiesto di poter arrivare al lavoro un’ora dopo, uno studente che salterà scuola per mezz’ora di prelievo. E anziani di ogni forma e dimensione, che sbuffano e chiedono di passare avanti.
Fra loro una Madre e la Figlia: una in giacca e pantaloni, l’altra con una tuta da ginnastica tutta stropicciata e gli occhietti assonnati. Ogni tanto si strofina la faccia, come un orsetto lavatore. I minuti passano, i quarti d’ora passano, un’ora passa ed entrano insieme a fare gli esami: prima la Mamma, poi la Figlia.
L’infermiere addetto capisce subito la situazione. Chissà quante ne ha viste di simili.
Atto I - Scena I I: metta il braccio qui
F: così?
I: no, dritto.
F (chiudendo gli occhi): così?
I: no, si metta dove la metto io.
F (strizzando gli occhi): così?
I: no, braccio dritto ho detto.
F (con gli occhi chiusi e girata verso la porta): così?
I: no, ferma così, ecco. Adesso stringa forte il pugnetto.
F: ok…
I: forte forte il pugnetto…
F: così?
I (sorridente e rassicurante mentre lega un laccio emostatico): ecco qui, non le faccio mica male, non voglio perdere una cliente...
F: ok…
I: non sentirà niente… Non fa male vero?
F: no.
I: e allora perché fa così? Non le faccio male (con la rassicurante voce di un nonno buono).
F: lo so ma ho paura delle punture.
I: paura delle punture? E come mai? Non le faccio mica male…
F: no, ma ho paura degli aghi, da tanto tempo, dopo un’operazione.
I: eh, ho capito… ma non deve avere paura…
F: no…
I: su, dai, che è quasi finito. E non ha sentito niente vero?
F (aprendo un occhio solo): no, dura poco.
I: gliel’avevo detto io che non le faceva male (con una voce tranquilla, serena, diresti la voce di Dio, se mai dovesse averne una).
F: sì lo so, due minuti ed è finita.
I: ecco fatto. È stata bravissima.
F: grazie.
I: che brava. Cinque minuti col cotone e poi può togliere tutto.
F: ok. Buona giornata, e grazie.
I (sorridendo di bontà): ciao, buona giornata. E l’ha fatta uscire senza darle la caramella.
Io mi ricordo che tanti anni fa mi davano la caramella quando facevo gli esami del sangue. Non ci sono più i distretti sanitari di una volta.
Fuori la aspetta la mamma.
Atto I - Scena IIM: tutto ben cea?
F: sì, solo tanta paura… ma poi mi è passata.
M: dai, non è niente, sono veloci.
F: sì lo so ma sai che ho paura degli aghi.
M: volevo stare dentro con te, quando ho finito, ho visto che ti sei girata dall’altra parte.
F: … mamma…
M: eh ho visto che avevi gli occhi chiusi.
F: … mamma…
M: sì beh poi ho detto no dai vado fuori…
F: grazie.
M: perché mi sembrava di ricordarmi che quando ti fanno le punture tu… (alcuni pazienti si girano e guardano amorevoli la scena. Mamma sorride a Figlia, come una Madonna col Bambino).
F: parla piano.
M: dai, tra cinque minuti non senti più niente.
F: lo so, lo so. Adesso andiamo.E non mi ha neanche portato a mangiare la brioche. Una volta gli infermieri mi davano la caramella e poi la mamma mi portava a fare colazione fuori. Anche dalla Adriana, che è la pasticceria più buona di tutta Treviso. E invece oggi, adducendo la scusa che la Adriana è chiusa di lunedì, mi ha riportata a casa. E abbiamo fatto colazione in cucina.
Il Cast:
Silvia nella parte di Figlia
Luciano nella parte di Infermiere
La mamma Gianna nella parte di Mamma

Google Immagini è straordinario. Uno cerca “prelievo” per dare un apporto iconografico al post e trova questo. Meraviglia.Ho ripensato a quando la mamma mi diceva di fare i pugnetti, da piccola. Fa i pugnetti. Così la manica della camicia non mi risaliva sul maglione, o il maglione non mi si arrotolava sul gomito quando mettevo la giacca. Prendevo un lembo di camicia fra le dita, stringevo forte e infilavo il capo successivo. Lo faccio ancora, non potrei farne a meno. Quando sono di fretta e me ne dimentico perdo il doppio del tempo a ricercare la maglietta che si è arricciata sull’avambraccio.
Fa i pugnetti è una di quelle frasi meravigliose che ti restano dentro tutta la vita. Fa i pugnetti. Bellissima.
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