La
melanconia (o
melancolia), a differenza della malinconia, non è una lieve forma di depressione, bensì uno stato d’animo. Il termine deriva dal latino
melancholia, che trae origine dal greco
mélas (nero) e
cholé (bile). Gli antichi Greci (in base alla teoria di
Ippocrate di Kos, primo esempio di spiegazione eziologica dell’insorgere delle malattie nel mondo occidentale) ritenevano che i caratteri umani, e di conseguenza i loro comportamenti, fossero frutto della varia combinazione di
quattro umori fondamentali: Bile Nera, Bile Gialla, Flegma e Sangue.
Il carattere melancolico era dagli antichi abbinato al clima freddo e secco ed all’autunno ed il suo elemento era la terra. La melanconia è un "
umore nero", non concepito in senso moderno come sinonimo di rabbia o stizza: essa è intesa come un dolce oblio, una leggera venatura di tristezza che pervade il carattere, rendendolo profondo ed orientato all’introspezione.
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L’angoscia è la vertigine della libertà.
[S. Kierkegaard]Secondo il filosofo
S. Kierkegaard (1813-1855), padre dell’esistenzialismo, la dimensione esistenziale dell’uomo è segnata dalla
disperazione e dall’angoscia: la prima nasce da un rapporto serio dell’uomo con se stesso, mentre l’
angoscia nasce da un rapporto serio dell’uomo con il mondo, e consiste nel senso di inadeguatezza che nasce dall’impossibilità dell’uomo di essere autosufficiente senza Dio.

L’angoscia è la disposizione fondamentale che ci mette di fronte al nulla.
[M. Heidegger]Secondo
M. Heidegger (1889-1976), l’uomo, in quanto esserci, ha il compito, nella sua esistenza, di custodire e rivelare il
senso dell’essere, che consiste nella temporalità : solo scoprendo la sua
finitezza di fronte alla possibilità della propria morte, può superare l’angoscia e riscoprire il nesso fondamentale che lo lega all’essere.