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Friday, October 17, 2008 - ore 09:15 Una banca differente‏ Uno dei baluardi inespugnabili dell’intero sistema capitalistico è quello che fa capo ai grandi istituti finanziari e bancari. Solo chi ha la possibilità di “fabbricare” e gestire denaro può avere il “privilegio” di decidere e governare: tale regola si può facilmente applicare tanto alle grandi realtà internazionali, quanto alle piccole situazioni a cui noi, semplici cittadini del mondo, dobbiamo semplicemente adeguarci. Riducendo ai minimi termini l’intero discorso, le banche - di qualsiasi entità e grandezza - traggono il loro nutrimento dal rapporto tra quantità di denaro depositato nelle proprie casse (non per forza liquido) e quantità di denaro concesso in prestito a singoli, a gruppi di individui, ad istituzioni. Il cardine del sistema è il tasso di interesse: ogni somma che l’istituto di credito elargisce in prestito dovrà essere restituita - da parte del debitore - con l’aggiunta di una ulteriore somma. In parole poverissime: il debitore paga il servizio che gli è stato offerto dalla banca (prestito di denaro). Le cose si capovolgono se è l’individuo (società, istituzione) a depositare il proprio denaro presso una banca: allorquando lo stesso individuo (società, istituzione) deciderà di prelevare il suo denaro dall’istituto di credito, gli dovrà essere elargita una somma più alta rispetto a quella originariamente depositata. In parole poverissime: la banca - che ha potuto investire quel denaro per le sue funzioni - paga il risparmiatore per aver depositato le proprie somme in quell’istituto. In sostanza, il profitto di un istituto di credito è dato dalla differenza tra interessi avuti e interessi dati. Il bilancio non è mai a somma zero: gli interessi ricevuti sono sempre superiori agli interessi elargiti, e ciò permette alla banca di guadagnare. Ma, per un istituto di credito, la linea che separa guadagno e speculazione è molto sottile, così come è molto sottile il confine che separa ciò che è usura da ciò che - almeno secondo i termini di legge - non lo è. La banca svedese JAK funziona diversamente. La filosofia di questo particolare istituto di credito risale agli anni Trenta del secolo scorso, e fu sviluppata da una associazione danese, la Jord Arbejde Kapital: in quegli anni critici (Grande Depressione, Nazionalsocialismo, Seconda Guerra Mondiale), si cercò un metodo alternativo per attenuare le disastrose conseguenze della congiuntura dell’epoca. Tale metodo fu individuato nell’abolizione del sistema di prestito e risparmio basato sull’interesse, e nella creazione di una sorta di mercato locale di commercio e scambio di beni. Il progetto fu temporaneamente bloccato dal Governo danese filonazista, ma l’istituto riemerse - in Danimarca - immediatamente dopo la guerra, e approdò nella vicina Svezia qualche decennio più tardi (1965), quando venne creata l’associazione no-profit Jord Arbete Kapital - Riksf örening för Ekonomisk Frigörelse (Associazione Nazionale per l’Emancipazione Economica). L’idea base si richiama ai tre fattori di produzione dell’economia reale, i quali si traducono nell’acronimo JAK: Jord (Terra), Arbete (Lavoro), Kapital (Capitale). Un po’ come succede per il sistema delle banche islamiche, anche per la JAK l’impegno primo è evitare qualsiasi forma di mercato finanziario e di speculazione, in quanto: 1) L’interesse provoca instabilità economica; 2) L’interesse causa disoccupazione, inflazione e danni ambientali; 3) L’interesse sposta il denaro dalle classi più povere a quelle più ricche; 4) L’interesse favorisce progetti che mirano ad ottenere alti profitti nel breve periodo. Per rispettare l’impegno, l’istituto svedese ha adottato un modus operandi particolare (se lo si paragona a quello dei normali istituti di credito): a) La banca JAK è una cooperativa: ogni membro può possedere una sola ed unica azione. Tradotto: nessun azionista di maggioranza, nessuna possibilità di scalate, nessuna sottomissione ad eventuali interessi di parte. Attualmente i soci sono circa 35.000, sparsi in tutta la Svezia; b) La banca JAK prevede un sistema di punteggio: più un risparmiatore deposita le sue somme in un dato periodo, e più punteggio avrà nel caso necessiti di un prestito in un periodo successivo. La concessione e la portata dell’eventuale finanziamento dipenderà strettamente dal punteggio, più o meno alto, posseduto dal risparmiatore/debitore; c) Come appena detto, al risparmiatore viene concesso un determinato punteggio in base alla cifra depositata, ma nessun interesse economico. Funziona in maniera leggermente diversa il meccanismo per i prestiti: al momento dell’estinzione del debito, il beneficiario dovrà pagare un interesse - calcolato in base al tasso annuo effettivo globale (attualmente del 2,5% - finalizzato alla copertura delle spese di gestione e di rischio che la banca deve sostenere.La banca JAK è in costante espansione, e punta molto sul dialogo e sulla formazione economica dei suoi membri: possiede una rivista (Grus&Guld), organizza seminari, e aiuta attivamente le attività dei suoi risparmiatori. Per poter usufruire dei servizi della banca occorre risiedere in Svezia, ma - soprattutto negli ultimi anni - anche in altri Paesi europei alcune associazioni hanno tentato di imitare l’innovativo modello della banca svedese: l’OZB di Stoccarda è un esempio. Cambiare il mondo è un’impresa impossibile, ma non voglio perdere la speranza: sono sicuro che si possa almeno migliorare. E la banca JAK va in questa direzione. 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