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Friday, October 17, 2008 - ore 09:30 News dalla Campania Per chi non avesse ancora letto le pagine locali dei quotidiani nazionali, riporto 3 articoli interessanti su quanto accaduto ieri in Regione intorno al piano rifiuti (per ora definito solo una "milestone"). Al (non) piano da ieri si è intrecciata anche la vicenda Rrom, ma a me pare una di quelle manovre per spostare il punto dattenzione e per creare tensioni sociali che a loro volta sposteranno ulteriormente il punto dattenzione (sono troppo complottista??). Notate come Ronghi (destra) e Gabriele (PRC) siano in sintonia, ma qui lideologia centra poco, parlano di "altro" (capisci a me!). La posizione di Ganapini continua ad essere ambigua, fumosa, (per me) pericolosa. E poi... possibile che per evidenziare che non si deve usare la parola "termovalorizzatore" distribuisca pagine dellAccademia della Crusca e non dica che lUnione Europea ci ha UFFICIALMENTE diffidato dallusare quella parola? Segnalo nel terzo degli articoli, verso la fine, una "sacrosanta" dichiarazione del nostro Mario Avoletto (Rete Campana Salute e Ambiente). Il quarto articoletto è preso da ilNapoli (rete e-Polis) ed evidenzia come il clima in questo paese si faccia sempre più "pesante" e come tendano a far diventare la Costituzione sempre più una lista di parole senza senso (andate e rileggervi gli art.17 e 18) e come prenda corpo la mia definizione di "Democrazia Dittatoriale" ... a quando lolio di ricino? O passeranno direttamente ai desaparecidos? Saluti Antonio Corriere del Mezzogiorno Il piano di Ganapini. Previsti quattro termovalorizzatori e un gassificatore dove bruciare le ecoballe stoccate da anni Rispunta «Sirenetta», il progetto dello scandalo La Regione vuol riproporre il controllo satellitare dei camion che scaricano rifiuti di Simona Brandolini NAPOLI — L’assessore regionale all’Ambiente, Walter Ganapini, distribuisce due pagine in cui l’Accademia della Crusca si pronuncia contro la parola termovalorizzatore in favore di inceneritore. Una battaglia che Ganapini conduce da anni. Arriva Bassolino e gli brucia la premessa. Parlando sempre e solo di termovalorizzatori. Quattro, a scanso di equivoci con governo, giornalisti e cittadini. Per la precisione: Acerra, Salerno, Napoli (Ponticelli) e Santa Maria la Fossa. Come la legge prescrive, «siamo abituati a rispettarla». Addirittura scavalcando a destra il premier, rilancia l’idea anticipata ieri da Ganapini di un quinto impianto: un gassificatore dove bruciare le ecoballe stoccate da anni tra Giugliano e Villa Literno. Il gassificatore piace alla giunta di Palazzo Santa Lucia. Plaude all’ipotesi l’assessore regionale all’Industria Andrea Cozzolino: «La realizzazione, come quinto impianto, di un gassificatore per smaltire le ecoballe accumulatesi in questi anni mi sembra la migliore scelta adottabile dal punto di vista tecnologico, industriale ed economico», dixit. Orbene, Ganapini, da ambientalista qual è, da tecnico che ha chiamato tecnici nella sua squadra (da Guido Viale a Gennaro Volpicelli) non ha, forse non può avere, le granitiche certezze del governatore. E pur affermando che «mai contro il governo», che «tutto quello che fa la Regione è aiutare Bertolaso », che «la legge parla chiaro e non esiste un quinto inceneritore», snocciola dati per dimostrare che in Campania due impianti bastano e avanzano. Sarà. Fatto sta che in pompa magna ieri governatore, assessore con la squadra dell’Ambiente al completo, hanno presentato l’aggiornamento del piano rifiuti. Che prevede tra le altre cose anche la razionalizzazione delle società miste comunali che gestiscono il ciclo e che saranno provincializzate. E un nuovo asset per la Recam che si occuperà delle 80 isole ecologiche disseminate in regione, ma vere e proprie cattedrali nel deserto. E per un gassificatore che spunta, c’è un progetto che ritorna: Sirenetta, che sta per essere trasferito dal commissariato alla Regione. Qualcuno lo ricorderà. Per gli smemorati è insieme al call center della Pan una delle vicende emblematiche su cui si è soffermata la commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, nonché la Corte dei conti. Nel 2001 la Rti Ericsson enterprise si è aggiudicata una gara da 9 milioni di euro per monitorare, via satellite, i camion che trasportano rifiuti. Con 9 milioni di euro si comprarono un migliaio di Gps di cui non v’è notizia ad oggi. «Ci vuole una bella faccia tosta a riproporre, nelle linee guida del piano regionale, le stesse identiche cose», tuona l’ex presidente della commissione d’inchiesta, deputato del Pdl, Paolo Russo. Che prosegue: «Nel 2006 la commissione parlamentare d’inchiesta, nella relazione finale sulla Campania mise nero su bianco e stigmatizzò con forza la spudorata manovra che aveva avuto come unico effetto quello di divorare altri soldi pubblici. Lo stesso fece l’ispettore del ministero delle Finanze, Natale Monsurrò. Come non denunciare che quegli aggeggi sono rimasti a prendere la polvere dentro i magazzini? Il contratto prevedeva la fornitura di 1000 apparecchi ma solo 500 automezzi sono stati dotati degli impianti di rilevamento». :: Repubblica - Napoli I rom smaltiranno i propri rifiuti Il ministro Maroni: cooperative di servizi per pulire Napoli di Roberto Fuccillo Dai nomadi al gassificatore. La questione rifiuti non smette di segnare novità sul tavolo della cronaca campana. L´ultima è firmata addirittura dal ministro dell´Interno. Roberto Maroni è stato ascoltato ieri presso il comitato per l´attuazione degli accordi di Schengen ed ha prodotto una notizia per Napoli, ovvero che i nomadi potrebbero essere coinvolti in un piano per la rimozione dei rifiuti. Il ministro ha parlato di alcune iniziative riguardanti l´avviamento professionale dei nomadi. Una delle finalità previste è che essi possano dar vita a cooperative di servizi. «C´è in corso - ha detto Maroni - un´iniziativa a Napoli nel campo dello smaltimento dei rifiuti e della raccolta differenziata. Il prefetto ha fatto un accordo con alcuni residenti nei campi nomadi che si sono impegnati ad attuare, attraverso appunto la costituzione di una cooperativa di servizi, un´attività parallela a quella del commissario Bertolaso per lo smaltimento dei rifiuti tossico-nocivi che ancora ci sono in giro per la Campania». In sostanza alle cooperative rom, nell´ambito della gestione dei campi, verrà affidato lo smaltimento dei rifiuti che essi stessi producono in maniera diretta. Si tratta per lo più di ingombranti quali materassi, armadi, frigoriferi, da portare nelle piazzole attrezzate. Se al Viminale guardano ai nomadi, a Palazzo Chigi l´aria è di soddisfazione. Un altro ministro, Mara Carfagna, va a un comizio a Bolzano, dove il 26 ottobre si vota, e si gioca in chiave elettorale una immagine una volta tanto positiva del binomio sud-Pdl: «Dopo 150 giorni di governo Berlusconi, Napoli sembra un´altra città». La Regione Campania invece prova a guardare al futuro del servizio rifiuti, magari senza entrare in collisione con la gestione governativa imposta dal decreto fino a tutto il dicembre 2009. Ieri l´assessore Walter Ganapini e il presidente Antonio Bassolino hanno presentato ufficialmente le elaborazioni della Regione sul tema. Non un piano, hanno tenuto entrambi a specificare, ma una «milestone», per dirla con Ganapini, ovvero uno strumento di lavoro, da sottoporre anche al sottosegretario Bertolaso. E Bassolino ci ha aggiunto che siamo pienamente dentro il decreto: «Abbiamo approvato dei criteri attuativi, come richiesto dal decreto stesso, che all´articolo 6/bis ci chiede di aggiornare il piano regionale. E lo abbiamo fatto sia per il periodo fino alla fine del 2009, dove andremo avanti in pieno concerto con il governo, sia per quello successivo», ovvero il periodo dal 2010 in poi in cui la piena potestà legislativa e governativa tornerà a Regione e Province. Insomma per Bassolino tutto è dentro i confini della legge e non c´è alcuna contraddizione. D´altro canto non ancora di piano si tratta, ma di linee programmatiche. Ciò non toglie che in queste linee Ganapini prevede vari scenari che comunque non comporterebbero più di due termovalorizzatori, Acerra e Salerno, mentre il decreto ne vuole quattro. Un nodo che andrà prima o poi sciolto. Ma forse la questione più cogente è quella dell´impianto destinato al solo smaltimento delle balle accumulate nella città-spazzatura fra Giugliano e Villa Literno. Qui la Regione pensa a un impianto di rigassificazione, laddove Berlusconi ha ipotizzato un quinto termovalorizzatore, peraltro non ancora inserito in nessun strumento legislativo. Forse il cambio di progetto in corsa non è cosa trascendentale. Però intanto provoca il litigio fra i Comuni. «Il sindaco di Villa Literno - dice Ganapini - ha un dialogo in fase avanzata su questo». Il contatto vedrebbe interessato il consorzio che già gestisce la discarica romana di Malagrotta. «Potremmo anche puntare sull´Enel, che ha le tecnologie più avanzate», aggiunge Ganapini. Peccato che a Giugliano non sono d´accordo: «Quella di Villa Literno mi sembra una fuga in avanti - dice il sindaco Giovanni Pianese - C´è già un protocollo di intesa tra il Comune di Giugliano ed il sottosegretariato all´emergenza rifiuti». É l´intesa raggiunta a luglio, con la quale Pianese aveva ottenuto l´assenso al suo progetto di un impianto a biogas. :: Corriere del Mezzogiorno Maroni: «netturbini» rom. Ronghi: pensi ai disoccupati Critici il leader autonomista e l’assessore Gabriele. Ma l’Opera nomadi è d’accordo: «Iniziativa utile» Fa discutere la proposta del ministro Maroni di utilizzare i nomadi per incentivare la raccolta differenziata di Fabrizio Geremicca NAPOLI — Poche frasi sui rom e scoppia la polemica. Ieri il ministro dell’Interno Roberto Maroni, nel corso di un’audizione al Comitato Schengen, ha annunciato che i nomadi a Napoli si occuperanno della raccolta differenziata. Precisamente, ha detto l’esponente leghista, «è in corso una iniziativa in quella città nel campo dello smaltimento dei rifiuti e della raccolta differenziata. Il prefetto ha stipulato un accordo con alcuni residenti nei campi nomadi, i quali, attraverso cooperative di servizi, si sono impegnati ad attuare un’attività parallela a quella del commissario Bertolaso per lo smaltimento dei rifiuti tossico - nocivi che ancora ci sono in Campania». Gli autonomisti Pochi minuti dopo che l’Ansa ha battuto il comunicato, arriva la replica del consigliere regionale e portavoce campano del Movimento politico per le autonomie, Salvatore Ronghi. «Affermazioni sconvolgenti», dice. «Invito tutti i disoccupati napoletani, i partecipanti al progetto Isola e tutti coloro i quali hanno partecipato alla formazione per la raccolta differenziata a chiedere al prefetto di essere inseriti nella cooperativa, rinunciando alla cittadinanza italiana e dichiarandosi nomadi». L’ex esponente della destra sociale soffia sul fuoco e pare prefigurare una guerra tra poveri: i nomadi contro i senzalavoro e gli ex lavoratori socialmente utili, per spartirsi il reddito che potrebbe nascere qualora, finalmente, in tutti i comuni della Campania si effettuasse una raccolta differenziata porta a porta degna di tale nome. L’assessore Contro il ministro si schiera anche Corrado Gabriele, l’assessore alla Formazione ed all’Istruzione della Regione Campania, che è politicamente vicino proprio ad alcune delle liste dei disoccupati coinvolte nel progetto Isola. «Non mi pare una grande idea, quella del ministro — dice — Le politiche di accoglienza verso i rom passano attraverso l’adeguamento dei campi e le strategie di inclusione scolastica. Sono altri i soggetti che, da oggi, potrebbero essere validamente impiegati nella raccolta differenziata, avendo effettuato una formazione finalizzata proprio a questo scopo». Le parole del ministro dell’Interno non suscitano entusiasmo neppure negli uffici della Prefettura di Napoli. Dove, infatti, i più stretti collaboratori di Alessandro Pansa si affrettano a precisare, a puntualizzare, a mettere i puntini sulle i. «Attenzione — dicono — il progetto della prefettura verte essenzialmente sulla possibilità di impiegare i rom nella raccolta differenziata dei rifiuti prodotti dagli stessi campi nei quali vivono. Non è una iniziativa per utilizzarli ovunque nella differenziata. In ogni caso il progetto coinvolgerà solo i nomadi che vivono nei campi autorizzati, certo non quelli che si sono insediati negli accampamenti abusivi». La prefettura Di più non trapela dagli uffici del palazzo di governo, dove, anzi, c’è chi si spinge a commentare: «Dopo questa uscita pubblica di Maroni e la eco distorta che provocherà sui giornali, rischia di essere travolto un progetto positivo ed utile, ancora in fase di definizione». Dall’entourage del sottosegretario ai rifiuti Guido Bertolaso, poi, altri colpi di freno. «L’ipotesi che assoociazioni e cooperative possano conferire direttamente i materiali differenziati alle piattaforme ecologiche, in cambio di un compenso, è prevista dal decreto che avrebbe dovuto essere approvato la scorsa settimana ed è slittato», dicono i collaboratori del capo della Protezione civile. «In ogni caso — aggiungono — è da escludere che i rom possano raccogliere anche i rifiuti speciali e nocivi. Solo carta, plastica, alluminio». Mario Avoletto, della Rete campana salute e ambiente, tra le realtà più attente all’esigenza di differenziare i rifiuti, legge con stupore le affermazioni di Maroni. Dice: «Rom nella raccolta differenziata? Il governo di cui il ministro è autorevole esponente ha varato un piano criminale, che prevede cinque inceneritori in Campania, per cui rischia di rimanere ben poco da differenziare». Aggiunge: «Per la differenziata sono già in fase di formazione oltre tremila disoccupati del progetto Isola. Se poi fosse davvero intenzione dell’esecutivo di incentivarla in Campania, ci sarebbe lavoro anche per altri, rom compresi. Ripeto, però: cinque inceneritori programmati smentiscono nei fatti che il governo punti alla politica del riciclo». L’Opera nomadi Del progetto richiamato ieri da Maroni è assolutamente all’oscuro l’Opera Nomadi, una delle associazioni cittadine maggiormente impegnate sul terreno dell’assistenza nei confronti delle comunità dei rom che vivono in Campania. «Mi sono giunte voci, ma non siamo stati coinvolti», dice Carla Volpe, responsabile per l’associazione delle iniziative riguardanti la scolarizzazione. «Non è sbagliato — aggiunge — che i rom possano costituire cooperative e svolgere servizi. Naturalmente, sarebbe utile impiegarli nei lavori che svolgono già. Penso, per esempio, alla raccolta del ferro o dell’alluminio, che potrebbero essere portati ai luoghi di riciclo». A Napoli sono 2.700 i rom censiti dal prefetto. La metà circa di quelli del 2007. :: COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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