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La Biografia del mio portinaio. Un napoletano che in 70 anni non ha lavorato due giorni di seguito.

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Ho visto tante cose. Molte ne ho dimenticate, altre purtroppo no.

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Musica impegnata : inni sacri yemeniti, canzoni dei cugini di campagna e i discorsi politici di Giovanni Leone ( soprattutto quello nel quale faceva le corna dall`automobile)

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Quasi nudo. Quasi, per vostra fortuna.

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Non dovervi chiedere cosa ne pensate di cio` che scrivero`. Purtroppo pero` non ne posso fare a meno e percio` vi chiedo : cosa ne pensate ?

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Solfeggio, esercitandomi con lo scheletro di un velociraptor.

OGGI IL MIO UMORE E'...

Normale, cioe` moderatamente tendente all`idea che sono a mezza strada fra dio e nicola di bari. E non conoscendoli entrambi, non so a chi sparerei addosso per primo.

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Saturday, October 18, 2008 - ore 18:06


URBUS, OVVERO LA RICERCA DELLA VERITA’ 1/A PARTE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Uscire da un quadro non è un affare complicato, tutto sommato. Basta volerlo.
Del resto dopo essere rimasto per secoli imprigionato in una tela del celebre Maestro ***** che immortalava una grande battaglia del passato, anche un umile fante come me sentiva il bisogno di poter vedere quello che c’è fuori.
Io, se guardate la tela da sinistra, sono l’ultimo. La mia posa, unitamente a quella dei miei colleghi, è assolutamente irreprensibile. Con la spada sguainata ed indirizzata verso l’alto, lo sguardo marziale, fermo, con un pizzico, ma nulla più, di timore per una sorte che non si conosce. La tela riproduce alle nostre spalle degli elefanti che ci tallonano, e che almeno, nelle intenzioni dell’Autore del quadro, avrebbero dovuto spingerci verso la vittoria. Il nostro schieramento è compatto, ed almeno da quello che sembra essere l’idea del nostro Autore, l’obiettivo doveva essere quello di mostrare il coraggio nell’affrontare una battaglia contro un nemico temibile.
I nemici invece sono confinati in un angolo della tela, ed i loro sguardi sono ugualmente marziali: il loro equipaggiamento è diverso dal nostro, e temo, ma di questo non sono molto sicuro, che il Maestro ***** abbia giocato un po’ con approssimazione nel dipingere dei nemici, che per alcune caratteristiche somatiche e militari, appaiono essere arrivati un po’ casualmente da un altro periodo storico.
Ma la tela del maestro ***** nonostante queste approssimazioni ha attratto per alcuni secoli milioni di visitatori che, assumendo le pose più strane, e con le espressioni più sbigottite, hanno ammirato il prodigio della nostra forza immortalata dal talento del maestro.
Il nostro compito del resto non si può certo dire che fosse facile. Costretti dagli elefanti ad avanzare, affrontati da nemici temibili, e probabilmente fuori dalla tela, più numerosi di noi, abbiamo dovuto anche sopportare la presenza di una polvere gialla e fastidiosa, con il sole che ha brillato sulle nostre teste sin dai primi tratti di pennello del nostro autore.
L’ambiente è difficilmente classificabile anche se si tratta sicuramente di un paese caldo.
Eppure so che sto barattando moneta falsa, moneta della quale ignoro il conio. Parlo di caldo, sole, polvere, quando invece il mio mondo è stato per tutti questi secoli solamente questa tela così piccola, eppure così grande da contenere una schiera di soldati, degli elefanti, un sole e dei nemici. Ho imparato quel poco che la vita sembrava volesse insegnarmi da quelle persone che si sono avvicinate. Grazie alle loro occhiate circospette, curiose, imbarazzate, ho finito per conoscere un po’ quello che c’era dietro la tela. Ma la sensazione di incompletezza sembrava vieppiù essere accresciuta, anziché lenita, da questa conoscenza raffazzonata, episodica, superficiale.
Sentivo dentro di me, se si può parlare di un singolo essendo io stesso partorito dalla mente dell’Autore come un tassello di un meccanismo che fa parte di uno più grande, un desiderio cieco, soggettivo appunto, che mi spingeva ad uscire fuori, ad andare oltre, a cercare qualcosa che fosse fuori dalla tela.


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