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Tuesday, October 21, 2008 - ore 12:14
Il sogno
(categoria: " Pensieri ")
La maga si fermò nella radura, accanto al grande masso piatto illuminato dalla luna.
Aveva camminato molto ed era stanca … ed inquieta: c’era un cambiamento nell’aria, lo avvertiva ma non sapeva dargli un nome ben preciso
Si slacciò il sacchetto che teneva sempre appeso al collo, adagiato sul cuore, lo carezzò con l’affetto che si prova per un vecchio amico e ne versò il contenuto sul masso
Il sacchetto conteneva dei sassolini e ogni sassolino era speciale, pulsava di luce propria … e cantava una propria canzone
La maga li guardò e il solito groppo le lacerò il cuore: quei sassolini, una volta così numerosi, si erano ridotti ancora di numero
Alcuni si erano dissolti senza lasciare traccia né memoria … erano incontri occasionali, semi di amicizie che non erano sbocciate
Altri erano opachi … amicizie un tempo più o meno forti che erano state inesorabilmente sopraffatte dal tempo e dalla lontananza
Altri ancora nella loro assenza pesavano come macigni … erano le amicizie più belle, finite senza sapere come e quando. Erano stati alberi rigogliosi, con radici forti e profonde … come avevano fatto a svanire così … come aveva potuto permetterlo … rimpianti e ancora rimpianti
La maga si riscosse, quasi con rabbia, fece un respiro profondo e ricominciò a guardare i sassolini
Ce n’era uno rosso fuoco, talmente freddo da bruciarle la mano ogni volta che cercava di sfiorarlo. Tante volte aveva provato a gettarlo via, ma non c’era mai riuscita. Era stata così bella quella piccola gemma, aveva un calore così piacevole una volta … la maga sospirò e lo ripose con cura, ancora una volta, nel sacchetto, in attesa di qualcosa che, lo sapeva bene, molto probabilmente non si sarebbe mai più avverato
Alcune delle piccole pietre risplendevano di una luce lontana, simile a quella delle stelle che brillano alte nel cielo in una notte d’inverno. Lontane, apparentemente irraggiungibili ma sempre pronte a cantare se appena sfiorate nella giusta maniera. La maga le guardò sorridendo, non era quello il momento di svegliarle … ma loro erano là
E c’erano gemme che invece brillavano di una luce speciale, pulsavano e cantavano senza sosta … erano quelle a cui la maga teneva più di ogni altra cosa al mondo: erano le pietre che la sostenevano nei momenti difficili, erano le pietre che in lei trovavano sostegno.
Tra queste … una era cambiata …
La maga la osservò con timore, la luce emanata dalla pietra era diversa … No, dimmi che QUESTA non si affievolirà fino a scomparire … non questa, ti prego, questa no …
Prese in mano la pietra e la osservò con attenzione: di solito la luce era blu, un blu a volte limpido come un cielo invernale, a tratti cupo come un cielo in cui si addensano nubi di tempesta … e la musica che da essa risuonava era un trillo di flauto, a volte melanconico, a volte impertinente, a volte (ahimè, fin troppo raramente) spensierata come la risata di un bambino
Ma adesso il colore … il colore era cambiato !
Scrutando nelle profondità della pietra la maga capì ...
Nel cuore della pietra sorge un minuscolo villaggio … ed ecco, adesso la maga ne percorre i sentieri: una volta li conosceva bene, una volta una delle case che componevano il villaggio era la “sua” casa. Risate, un camino sempre acceso a riscaldare il cuore, un nucleo di persone da poter chiamare Amiche
Ma il villaggio a poco a poco cresce, si espande, diventa sempre più bello, accoglie nuove persone, nascono nuove amicizie. Scosso da tempeste, accarezzato da lievi brezze che spazzano le nubi, flagellato da uragani, cullato dalla dolce nenia del fiume che incessante scorre e lenisce le ferite il villaggio resta saldo e diventa un paese e poi una piccola città e cresce, cresce ancora.
E la musica del flauto ... lentamente comincia a cantare solo canzoni sconosciute alla maga
Ed ecco, la città ormai è diventata troppo piccola e troppo gravi sono diventati i ricordi che essa racchiude: la melodia del flauto ormai è mutata, gli abitanti ormai si sono trasferiti in una nuova città
Luci, risate, voglia di cambiare, di crescere, di voltare pagina
Ma la maga … è rimasta prigioniera nella pagina precedente
Si aggira per le strade senza far rumore, avvolta nel suo mantello, il più delle volte invisibile … c’è, c’è sempre … ma prigioniera del suo stesso silenzio lentamente scivola nell’oblio, inesorabilmente perde di vista chi fa risuonare le mille melodie del proprio flauto, incapace com’è di varcare la soglia, di gridare "Io ... sono qua ! Non mi dimenticare ..."
Un sospiro, un soffio di vento … la maga è di nuovo nella radura, con infinito affetto raccoglie la pietra e la guarda: vorrebbe donarle qualcosa, ma non sa cosa e come ... esita ancora un attimo e poi si decide
Tenta un’ultima magia
Un tempo era brava, un tempo le riusciva così facilmente ciò che oggi, sempre più spesso, si rivela un fallimento
Un tempo la maga sapeva creare sorrisi
Adesso … ci riprova
Adesso c’è un fiore, un girasole che non appassisce mai
Il fiore sul masso
Il masso nella radura
La radura in una sim silente
La sim in un sorriso
Il sorriso di una maga invisibile ma sempre presente
PUF ... la magia non funziona, nessun sorriso ...
Forse la maga davvero ha cessato di essere tale, forse ... è davvero solo una strega, come dicono in giro
La maga si stringe nel suo mantello, in una mano la sua fida scopa, nell’altra il rugoso bastone che da poco l’accompagna nel suo vagare e si allontana
Un refolo di vento attraversa lieve come l’eco di un ultimo sospiro la radura ormai solitaria
Sul masso il girasole attende paziente che qualcuno si accorga di lui ...
Il girasole è stato raccolto ... e la Maga sorride felice
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