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![]() agricolo, 0 anni spritzino di Italia CHE FACCIO? lavorare per migliorare Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO M. Pallante: Decrescita felice S. Latouche: La scommessa della decrescita M. Travaglio: Mani sporche S. Montanari: Il girone delle polveri sottili HO VISTO "Troppo schifo per poter dimenticare!" STO ASCOLTANDO ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... Abitare in un paese normale. STO STUDIANDO... Come trasformare l’Italia in un paese normale. OGGI IL MIO UMORE E'... Tranquillo, ma preoccupato per il futuro. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
Wednesday, October 22, 2008 - ore 10:12 Ho trovato la traduzione riguardo il post sotto... Risparmi tagliagola In un tentativo di dare impulso all’economia in crisi, il governo dell’Italia si concentra su facili ma imprudenti obbiettivi. È un periodo oscuro e frustrante per gli scienziati in Italia, di fronte come sono ad un governo che realizza una sua propria filosofia di tagli alla spese. La scorsa settimana decine di migliaia di ricercatori sono scesi in strada per affermare la loro opposizione a un progetto di legge per il controllo della spesa pubblica (vedi pag. 840). Se passasse, come si prevede, il provvedimento disporrà di circa 2000 ricercatori precari, che sono l’ossatura degli istituti di ricerca nazionali grossolanamente sottodimensionati - e circa la metà dei quali già vincitori di concorso per posti a tempo indeterminato. Anche se gli scienziati hanno manifestato, il governo di centrodestra di Silvio Berlusconi, che si è insediato lo scorso Maggio, ha decretato che i bilanci di università e ricerca potrebbero essere usati per puntellare le banche e gli istituti di credito italiani. Questa non è la prima volta che Berlusconi ha messo nel mirino le università. In Agosto, egli ha firmato un decreto che taglia i bilanci delle università del 10% e consente di rimpiazzare solo una su cinque delle posizioni accademiche vacanti. Consente pure alla università di convertirsi in fondazioni private, per procurarsi entrate addizionali. Dato il corrente clima, i rettori delle università credono che quest’ultimo passo sarà usato per giustificare ulteriori tagli, e li costringerà ad abolire corsi di laurea con poco valore commerciale, come i corsi di letteratura classica o anche le scienze di base. Questa bomba è scoppiata all’inizio dell’estate ma le implicazioni sono state comprese pienamente solo oggi – troppo tardi, visto che il decreto sta per essere convertito in legge. Nel frattempo, il ministro per l’istruzione, università e ricerca, Mariastella Gelmini, ha taciuto su tutte le questioni correlate al suo ministero, eccetto le scuole secondarie, ed ha consentito che maggiori e distruttive decisioni governative venissero applicate senza sollevare obiezioni. Ella ha rifiutato di incontrare ricercatori ed accademici per ascoltare le loro preoccupazioni o per spiegare loro le politiche che sembrano richiedere il loro sacrificio. Ella non ha neppure delegato un sottosegretario per farsi sostituire in questo compito. Le organizzazioni scientifiche interessate dal progetto di legge sul bilancio pubblico, sono state invece ricevute da Renato Brunetta, ministro della pubblica amministrazione e l’innovazione,. Brunetta conferma che poco si può fare per fermare o cambiare il progetto – anche se esso è ancora in discussione nelle commissioni parlamentari, e non è stato votato da entrambe le camere, In un’intervista ad un quotidiano, Brunetta ha anche apostrofato i ricercatori capitani di ventura, cioè i mercenari avventurieri del Rinascimento, dicendo che dar loro posti di lavoro permanenti sarebbe “un po’ come ucciderli”. Questo stravolge una istanza che i ricercatori gli hanno spiegato – cioè che la base scientifica di ogni paese richiede un rapporto virtuoso fra i numeri dei lavoratori permanenti e temporanei, con quest’ultimi (come gli assegnasti post- dottorato) che circolano fra solidi, ben equipaggiati, permanenti laboratori di ricerca. In Italia, come gli scienziati hanno cercato di dire a Brunetta, questo rapporto non è virtuoso. Il governo Berlusconi può pensare che queste misure draconiane di bilancio sono necessarie, ma i suoi attacchi alla ricerca di base italiana sono imprudenti e miopi. Il governo ha trattato la ricerca solo come un’altra spesa da tagliare, quando nei fatti essa dovrebbe essere vista come un investimento per costruire l’economia della conoscenza del ventunesimo secolo. In verità, l’Italia ha già abbracciato questo concetto firmando nel 2000 il trattato di Lisbona dell’Unione Europea., nel quale gli stati membri si impegnavano ad aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&D) fino al 3% del loro prodotto interno lordo. L’Italia, un paese membro del G8, ha una delle più basse spese per R&D nel grupo – a circa l’1,1%, meno di metà di quelle di paesi confrontabili come la Francia e la Germania. Il governo dovrebbe considerare ben più dei guadagni a breve termine portati mediante un sistema di decreti reso facile da ministri compiacenti. Se esso vuole preparare un futuro realistico per l’Italia, come dovrebbe, non deve rifarsi ad un passato lontano, ma capire come la ricerca funziona oggi in Europa. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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