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La Biografia del mio portinaio. Un napoletano che in 70 anni non ha lavorato due giorni di seguito.

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Ho visto tante cose. Molte ne ho dimenticate, altre purtroppo no.

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Normale, cioe` moderatamente tendente all`idea che sono a mezza strada fra dio e nicola di bari. E non conoscendoli entrambi, non so a chi sparerei addosso per primo.

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Thursday, October 23, 2008 - ore 10:54


URBUS, OVVERO LA RICERCA DELLA VERITA’ 3/A PARTE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il senso di perdita mi si comunicò come mi si era comunicata prima la sensazione dell’esistenza. Prima non c’era, dopo un minuto invece lo sentivo espandersi dappertutto. Solo che, ahimè, la perdita non riguardava solamente me, ma anche tutte le persone che erano responsabili della sala. Molti ci vennero vicino, osservarono il quadro. La lente di esperti, o non so che altro, si abbatté sulla nostra tela. L’intera tela fu passata al setaccio senza che nulla fosse lasciato al caso. Si era sentito parlare di sparizioni di tele, ed in alcuni secoli avevamo visto visitatori molto misteriosi e discreti prelevare delle tele in piena notte, ma mai si era sentito parlare della scomparsa di un solo personaggio da una tela. Il nostro quadro rimase a lungo in un chiuso. Poi venimmo trasferiti in un’altra sala nella quale di fronte a noi vi era una tela che rappresentava un uomo, probabilmente un cavaliere, che di spalle, inginocchiato porgeva i suoi omaggi ad una gran dama. Gli occhi della dama, si fermarono subito sul posto vuoto alla mia sinistra. Il cavaliere di spalle sicuramente chiese informazioni sulla famosa tela dalla quale era sparito un personaggio.
Tutto questo trambusto non fece altro che ritardare il mio piano di seguire Urbus. In tutti questi giorni infatti caotici, confusi, di indagini approssimative, e di sopralluoghi improvvisi, quasi mai infatti mi aveva abbandonato l’idea che avrei dovuto seguire il mio amico ( se poteva definirsi tale). Il perché io sentissi una tale esigenza, ripeto, mi è assolutamente sconosciuta. Era stato al mio fianco per secoli, c’era stata sempre una intesa particolare silenziosa fra noi, forse era questa l’unica motivazione plausibile. Di certo sentivo in me delle sensazioni che molto spesso mi sembravano quasi trasmesse da altri, quasi fossi vittima di un desiderio riflesso, come all’inizio la genesi della mia esistenza era scaturita esternamente, in un secondo tempo, completamente separata da me.

Il clamore per la fuga di Urbus ben presto si spense. La nostra sala rimase aperta anche di notte, e ben presto a farci compagnia rimasero solo il cavaliere anonimo e la gran dama che continuava a studiarci dalla tela di fronte. Noi dal nostro punto di vista ritornammo ad essere quello che eravamo sempre stati: un gruppo di comparse di un’opera del Maestro ******. Eppure io non avevo abbandonato la mia idea. Al contrario attendevo solo che giungesse il momento propizio per la fuga. E questo momento giunse una notte.
La sala era stata gremita durante tutto il giorno. Molte persone si erano alternate per dare un’occhiata alla nostra tela, che però oramai si può ben dire, attraesse molto più per la singolarità di avere uno spazio bianco, che non invece per la sua effettiva bellezza. Ero stanco di tenere la spada in mano per una folla di visitatori importuni e schiamazzanti, desideravo andare via, poichè da quando Urbus era andato via il mio unico desiderio era quello di raggiungerlo.
Finalmente una notte tutto ciò accadde. Il mio primo gesto fu quello di abbassare la spada. Non un solo suono giunse dagli altri. Eppure tutti seguivano la mia situazione. Dopo aver abbassato la spada, dovevo fare però l’atto più importante: scavalcare quella dannata tela. Lo feci. Il mio calzare poggiò per terra. Sentii subito un contrasto rispetto alla situazione precedente. Il pavimento era solido, freddo, mentre la nostra terra era calda con un sole che non ci abbandonava neanche di notte.
Imitai in questo quello che aveva compiuto Urbus: mi girai verso la tela squadrai finalmente il volto di quelli che erano stati i miei compagni per tanto tempo. I loro sguardi rimasero tutto sommato vuoti, freddi, come credo fossero sempre stati. Eppure un certo stupore si indovinava nei loro animi. Stupore compatibile con il fatto che si trattava di disegni su una tela. Li osservai attentamente, sentivo il bisogno urgente di raggiungere il mio vecchio amico, Urbus, eppure sentii anche una fitta di grande nostalgia nei confronti di tutti coloro che, miei compagni fedeli, rimanevano lì fermi ed immobili. Come dei veri soldati, obbedienti a degli ordini che non sapevano chi avesse impartito. Uscii dalla sala dopo qualche minuto, facendo di tutto per non guardarmi indietro. Quella battaglia, quella tela, per me erano oramai un capitolo chiuso.

Come già detto quindi uscire da un quadro non è un affare complicato. Basta volerlo. Credo che sia questa la misteriosa consonanza che ha contraddistinto sempre me ed Urbus: la certezza, tenace, nascosta, ma implacabile, che tutto quello che stavamo “vivendo” potesse essere cambiato.
Certo uscire da una tela era stato facile, ma poi cosa fare nel mondo? Nell’altro mondo, un mondo del quale non si conosceva nessuna regola? La mia prima idea, che poi non era altro che un urgente desiderio da assecondare, era quello che dovessi ritrovare Urbus. Mi sembrava tutto sommato un desiderio normale, urgente e soprattutto facilmente realizzabile. Ed invece non appena fui fuori dalle sale, mi resi conto che non sarebbe stato così.


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