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MuzziSan, 38 anni spritzino di palayork CHE FACCIO? Ingegneria Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO La Biografia del mio portinaio. Un napoletano che in 70 anni non ha lavorato due giorni di seguito. HO VISTO Ho visto tante cose. Molte ne ho dimenticate, altre purtroppo no. STO ASCOLTANDO Musica impegnata : inni sacri yemeniti, canzoni dei cugini di campagna e i discorsi politici di Giovanni Leone ( soprattutto quello nel quale faceva le corna dall`automobile) ABBIGLIAMENTO del GIORNO Quasi nudo. Quasi, per vostra fortuna. ORA VORREI TANTO... Non dovervi chiedere cosa ne pensate di cio` che scrivero`. Purtroppo pero` non ne posso fare a meno e percio` vi chiedo : cosa ne pensate ? STO STUDIANDO... Solfeggio, esercitandomi con lo scheletro di un velociraptor. OGGI IL MIO UMORE E'... Normale, cioe` moderatamente tendente all`idea che sono a mezza strada fra dio e nicola di bari. E non conoscendoli entrambi, non so a chi sparerei addosso per primo. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: di0 vel BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
Thursday, October 23, 2008 - ore 11:08 URBUS, OVVERO LA RICERCA DELLA VERITA 2/A PARTE DA LEGGERSI PRIMA DELLA 3/A PARTE POSTATA PER SBAGLIO NEL POST PRECEDENTE ( MI SCUSO PER LERRORE ) Eppure come dicevo tutto sommato è facile uscire da un quadro. Basta volerlo. E per quanto poi sia stato facile al momento nel quale ho applicato questo mia idea, non ci sarei certo riuscito senza l’esempio del mio compagno di schieramento: Urbus. Se infatti guardate la tela da sinistra Urbus è il penultimo. Anzi era il penultimo, visto che da qualche settimana è andato via. Al mio fianco ha per secoli avuto la spada brandita verso i due nemici all’interno della tela. I suoi lineamenti sono leggermente diversi dai miei. Con la barba lui (io senza) qualche tratto di pittura più intenso ( il mio più sfocato). Eppure tra noi vi fu sin dall’inizio una sinergia assolutamente sorprendente. Perché sentissi nei suoi confronti una forma di consonanza maggiore rispetto agli elefanti oppure agli altri fanti è una cosa che è fuori dalla mia comprensione. Sin dai primi tratti di pittura infatti lo stato d’animo del nostro Maestro e creatore sembrò essere improntato alla più naturale tranquillità. L’opera probabilmente gli era stata commissionata da un mecenate, con il compito di rappresentare delle doti militari, oppure una grande battaglia del passato alla quale il committente sembrava attribuire grande importanza. Nulla di più, nulla di meno. Il Maestro disegnò i nostri abbozzi, e per quanto appaia improbabile, si può ben dire che quello è stato il momento nel quale io ed Urbus siamo nati. Il nostro disegno fu prima abbozzato, cancellato e poi ancora una volta rifatto, corretto, riabbozzato, rifatto ed ancora cancellato. Ma erano approssimazioni che oramai non potevano eliminare quello che appariva essere il risultato più importante: esistevamo. Cosa significhi ciò non so dirlo con precisione, poiché la mia percezione della mia esistenza è nata allora, e quindi non so cosa significasse non esistere, poiché prima di allora non provavo nulla. Comunque nonostante tutti questi tentativi fatti, falliti, rifatti, il Maestro ****** non tradì la sua fama di uomo tranquillo ed estremamente riservato. Lavorava a giorni alterni e sempre per le stesse ore durante la giornata. Gli elefanti faticarono a venire fuori, forse anche per la loro mole, quanto ai nemici rimanemmo per molte sedute con le spade sguainate verso l’alto prima che uno di loro comparisse. Le loro figure ben presto furono abbozzate e poi subito completate. A quel punto, quando oramai il quadro sembrava ultimato, accadde una cosa strana: il Maestro ****** una sera arrivò e contravvenendo alle sue regole decise di lavorare per due giorni consecutivamente. La cosa ci sorprese, ma lui era il Demiurgo, poteva decidere secondo il suo estro, anche se a dire la verità la sua metodicità fino ad allora aveva scoraggiato da parte nostra qualsiasi ipotesi del genere. Il Maestro, come già detto, arrivò con uno straccio e con una mossa improvvisa, cancellò il volto di Urbus: lo fece con rabbia. Devo però anche chiarire che fino a quel momento non sapevo che quell’uomo al mio fianco fosse Urbus, cominciai ad avere una percezione sua proprio nel momento nel quale il Maestro ***** cancellò il suo volto, per ridisegnarlo. Ho peraltro parlato prima dei nostri primi abbozzi, ebbene era la mia impressione con il senno di poi, a rendermi partecipe di quel fatto, poiché fino ad allora molto semplicemente non sapevo di chi si trattasse. Da quel momento in poi, dal momento nel quale cioè il Maestro cominciò a disegnare il suo volto con tratti molto precisi la sua barba, ed i suoi lineamenti, io ebbi la consapevolezza che si trattasse di Urbus. Proprio lui e nessun altro. Mi rendo conto che questo possa apparire strano, come ad esempio pensare alla mia vita prima dell’esistenza, ma fu così. Un attimo prima non vi era nulla, un attimo dopo io esistevo. Ed anche Urbus dopo quella notte travagliata fatta di colpi di panno e tratti decisi di pennello cominciò ad esistere. Prima era un anonimo fante poi divenne appunto il mio inseparabile compagno d’arme. Da allora si può dire che la nostra esistenza non sia stata mai più separata. Da allora quando penso a me e a lui non penso alla somma di due persone ma semplicemente a noi. A tutti e due. Una cosa sola. Fino a qualche settimana fa, sino a quando cioè Urbus ha deciso di andare fuori dalla tela. Siamo arrivati in questa sala non molte settimane fa. Sin dall’inizio anche in questa città come del resto altrove la gente ci ha sempre lusingato con la sua attenzione. Ma sin dall’inizio ebbi la percezione misteriosa ed implacabile che Urbus fosse più distante rispetto al solito. Lo percepivo, poiché non potevo guardarlo, cosa che ci era impedita dalla nostra posizione nella tela, sempre più slanciato verso l’esterno, come se già dai primi giorni meditasse la sua fuga. Una notte poi successe l’inevitabile. Sentii una sensazione estranea che fino a quel momento avevo sempre ignorato. Era qualcosa di nuovo, qualcosa che riguardava il fatto che Urbus oramai fosse lontano, fuori dalla portata della mia vita. Un brusio silenzioso quasi impercettibile si elevò dagli elefanti. Quanto ai nemici il loro sbigottimento fu pari alla loro ostentata indifferenza. Questa sensazione non durò comunque a lungo poiché ben presto vidi finalmente i lineamenti di Urbus che da fuori alla tela, da quello stesso posto cioè dal quale ci avevano sempre guardato per tanti secoli dei visitatori curiosi, ci fissava. I suoi lineamenti che già indovinavo standogli a fianco si disegnarono con ancora maggiore chiarezza. Il suo sguardo appariva fiero, altero. La luce dei suoi occhi comunicava quasi un sollievo. Quasi finalmente fosse riuscito a risolvere un problema che lo angustiava da tempo. Ci guardammo per qualche attimo. Si sporse si fece sotto di noi. Mi osservò, ripetendo gesti che aveva visto tante volte a molti visitatori, da tutte le angolazioni. Io rimasi immobile, come del resto facevo da secoli, con la spada sguainata. Poi finalmente andò via. Ed allora, quando lui uscì dalla sala, da quel preciso momento cominciai a pensare che avrei dovuto seguirlo. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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