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La Biografia del mio portinaio. Un napoletano che in 70 anni non ha lavorato due giorni di seguito.

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Ho visto tante cose. Molte ne ho dimenticate, altre purtroppo no.

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Musica impegnata : inni sacri yemeniti, canzoni dei cugini di campagna e i discorsi politici di Giovanni Leone ( soprattutto quello nel quale faceva le corna dall`automobile)

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Quasi nudo. Quasi, per vostra fortuna.

ORA VORREI TANTO...

Non dovervi chiedere cosa ne pensate di cio` che scrivero`. Purtroppo pero` non ne posso fare a meno e percio` vi chiedo : cosa ne pensate ?

STO STUDIANDO...

Solfeggio, esercitandomi con lo scheletro di un velociraptor.

OGGI IL MIO UMORE E'...

Normale, cioe` moderatamente tendente all`idea che sono a mezza strada fra dio e nicola di bari. E non conoscendoli entrambi, non so a chi sparerei addosso per primo.

ORA VORREI TANTO...



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Sunday, October 26, 2008 - ore 11:35


URBUS, OVVERO LA RICERCA DELLA VERITA’ 4/A PARTE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Da dove cominciare? Innanzitutto la notte, mai vista prima di allora. L’oscurità che scendeva nella sala era solo una piccola porzione di quella che scendeva interamente in tutta la città. E poi eccola la città di notte silenziosa, per un viandante, ai limiti della solitudine più suprema, e di giorno invece contraddistinta da schiamazzi, volgarità, rumori, ma nella quale il viandante si sentiva quasi più solo che di notte.
Vagai a lungo nella città senza che nessuno si interessasse a me. Certo forse c’era stato un po’ di clamore per la seconda fuga dal quadro, ma nessuno sembrava prendere sul serio il fatto che un personaggio fuggito da una tela potesse poi andarsene tranquillamente per la città. Il mio abbigliamento, con calzari, gambe scoperte ed un daga, non sembrava attrarre particolarmente i passanti. Del resto il loro abbigliamento anche se assomigliava all’ingrosso a quelli che venivano a farci visita nella sala, era però improntato ad una varietà eccezionale. Una varietà da stupire. Nessuno quindi mi degnava di uno sguardo e la cosa naturalmente non mi fece dispiacere. Il mio unico obiettivo era in fondo quello di ritrovare Urbus. Perché poi non lo sapevo. Camminai a lungo, quindi decisi che dovevo cominciare da qualche parte per riuscire a scoprire il luogo dove si nascondeva il mio amico.
Mi avvicinai ad un grande palazzo sulla facciata del quale erano scritte parole sicuramente molto importanti. Lo intuivo anche dall’alterigia e dallo sguardo corrucciato di coloro che vi entravano ed uscivano. Entrai ed una persona che mi guardava con una certa insistenza chiesi se sapeva del mio amico Urbus. L’uomo scosse la testa pensosamente, e poi dopo aver avuto un sussulto decise di guidarmi all’ultimo piano del palazzo. Uscimmo fuori in terrazza. C’era un uomo che sedeva tronfio su una poltrona, mi guardava sorridendo, non nascondendo una malcelata irrisione nei miei confronti. Vidi alle sue spalle un uomo a petto nudo che sventolava stancamente aggrappato ad un’asta.
L’uomo che mi aveva accompagnato mi fece sedere davanti a quelloche chiamò il suo Presidente.
Non sapevo da dove cominciare. Chiesi se l’uomo era a conoscenza delle sorti del mio amico, Urbus, l’uomo fuggito dalla tela. Lo sapevo che in questa maniera smascheravo anche me, ma dovevo farlo.
L’uomo sorrise, poi mi rispose:
<< La radice quadrata di 81 è 9.>> La sussurrò quasi questa frase, poi tacque. Attendeva una mia risposta.
Non sapevo cosa rispondergli. Cercai di spiegare la mia vicenda fino ad allora. Fuggito da una tela cercavo un amico, che mi aveva abbandonato. L’uomo scosse la testa
<< Il diciotto va undici volte nel 198.>>> socchiuse gli occhi. Le sue palpebre abbassate facevano intendere che si trattasse di uno stato quasi di dormiveglia.
Richiesi del mio amico, dissi che ero solo in città è che solo una persona come lui avrebbe potuto aiutarmi.
<< Il 1400 diviso 25 fa solamente 56. >> sembrò dire questa frase come si trattasse di un verdetto implacabile. Non era più possibile contraddirlo, chiedergli altre informazioni. I miei occhi stanchi si fermarono sull’uomo-bandiera che continuava a sventolare fiaccamente. I suoi occhi erano quasi chiusi come quelli dell’uomo in poltrona. Sembrava che fosse una escrescenza del suo padrone. Avrebbe potuto capire il destino di una persona che si sente sola senza un’altra. La forza motrice che spinge a cercarci per vincere la solitudine, la morte. Ma mi mancò il coraggio, il Presidente, il factotum, il suo padrone, lo sorvegliava senza guardarlo. Tacqui. Senza speranze. Mi alzai dalla scomoda poltrona e poi uscii tristemente dall’imponente palazzo.

Camminai a lungo prima di accorgermi che i giorni passavano senza che le mie ricerche facessero il benché minimo progresso. Nella città nel frattempo si verificavano i fenomeni più strani. Vi erano ad esempio due persone che ogni giorno davano vita ALL’ENNESIMO DUELLO. I due si fronteggiavano a lungo, poi uno dei due si avvicinava (ed era sempre lo stesso ad avvicinarsi, quello cioè più grande). L’esito del confronto quando i due davano vita al corpo a corpo era assolutamente segnato a favore del più grande, eppure succedeva sempre qualcosa che faceva vincere l’uomo più debole. Un giorno ad esempio l’uomo più grande cominciò a bersagliare l’altro con dei lanci ben mirati di pietra. L’uomo più piccolo fu ben presto posto a mal partito. Si nascondeva il volto dietro le mani, ma non riusciva ugualmente a difendersi. Sembrava inerme. L’uomo più grande dopo averlo bersagliato cominciava ad avanzare minacciosamente verso di lui. I suoi gesti erano improntati alla massima sicumera. Sapeva di essere il più forte e di poter vincere facilmente. Eppure, mentre lui avanzava verso il suo nemico oramai senza più alcuna difesa, ecco sbucare dal nulla un piccolo animale, che aggrappandosi alla gamba dell’uomo più robusto lo costringeva a fermarsi. Ben presto l’uomo grande era per terra, costretto all’impotenza dalla bestiolina che anche se piccola, appariva incredibilmente forte e tenace, visto che le botte che riceveva dall’uomo non riuscivano assolutamente a scalfirla. Mentre l’uomo grande era a terra avvinghiato selvaggiamente con la sua piccola rivale, l’uomo più piccolo si avvicinava e cominciava a calpestarlo. Dopo qualche minuto l’uomo piccolo era vincitore.
Un altro giorno invece l’uomo grande si avvicinò all’uomo piccolo, e lo spinse. I due dopo un attimo erano avvinghiati in una lotta impari. L’uomo grande sollevava da terra il suo sfidante più piccolo e poi lo lanciava verso il muro. L’uomo più piccolo sbatteva ripetutamente contro il muro. L’uomo più grande dopo qualche minuto afferrò il suo rivale tra le sue braccia possenti per completare la sua opera di stritolamento. Ma a questo punto accadde una cosa incredibile. Un sacco, di dimensioni notevoli, cadde dall’alto e centrò in piena testa l’uomo più grande, soltanto lui!, facendolo stramazzare per terra. L’uomo più piccolo gli si avvicinò ed infierì sul corpo inanimato. Alla fine passò un gruppo di persone che ripulì la strada dal sangue. Il cadavere dell’uomo più grande ogni giorno immancabilmente veniva depositato con malagrazia su un carretto che si allontanava immediatamente con il suo carico imbarazzante.



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