[Ringrazio scriccy: alcuni suoi post degli ultimi giorni mi hanno dato l’occasione per riflettere sulla figura di un Grande Italiano]
Piero Calamandrei (1889-1956) è stato un giornalista, docente universitario (professore emerito di diritto processuale civile a Firenze), giurista (alcuni dei suoi studi sono alla base del codice di procedura civile del 1942, da lui redatto insieme a Carnelutti, Redenti, Carnacini e Conforti) e politico italiano (aderì nel ’41 a
Giustizia e libertà e l’anno dopo fu fra i fondatori del Partito d’Azione).
Schierato politicamente a sinistra, fu uno dei pochi, fra avvocati e professori, a non chiedere né avere la tessera del Partito Nazionale Fascista.
Nel ’45 fu nominato membro della Consulta Nazionale e dell’Assemblea Costituente in rappresentanza del partito d’Azione. Nel ’48 fu eletto deputato per il Partito Socialdemocratico Italiano.
Calamandrei è stato anche presidente del Consiglio Nazionale Forense dal 1946 alla morte, accademico nazionale dei Lincei, direttore dell’Istituto di diritto processuale comparato dell’Università di Firenze, direttore della
Rivista di diritto processuale, de
Il Foro toscano e del
Commentario sistematico della Costituzione italiana.
Sua la
Lapide ad ignominia per Albert Kesselring, comandante delle forze armate tedesche in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale, che fu processato e condannato a morte per numerosi eccidi commessi dall’esercito nazista sotto suo ordine (per citarne un paio, la Strage di Marzabotto e le Fosse Ardeatine), ma che ebbe prima la condanna tramutata in ergastolo e poi nel 1952 venne rilasciato per presunte gravi condizioni di salute. Kesselring sostenne di non essere affatto pentito di ciò che aveva fatto durante i 18 mesi di comando in Italia ed anzi dichiarò che gli italiani, per il bene che egli loro aveva fatto, avrebbero dovuto erigergli un monumento: in risposta a questa sua affermazione, Calamandrei scrisse la sua epigrafe e la dedicò a Duccio Galimberti (1906-1944), il grande partigiano piemontese.
Lo avrai,
camerata Kesselring,
il monumento che pretendi da noi italiani,
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio,
non colla terra dei cimiteri,
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità,
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono,
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati.
Più duro d’ogni macigno,
soltanto con la roccia di questo patto,
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio,
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade, se vorrai tornare,
ai nostri posti ci ritroverai,
morti e vivi collo stesso impegno,
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama,
ora e sempre,
RESISTENZA.
[P. Calamandrei, Lapide ad ignominia]... ho scoperto Piero Calamandrei a
21 anni, preparando l’esame di Istituzioni di Diritto Pubblico: i suoi discorsi da membro della Costituente mi hanno catturato alla prima lettura ed in lui ho riconosciuto, da subito e senza dubbio, un
Grande Italiano... Ne ammiro il coraggio, la coerenza, lo spirito critico, l’onestà intellettuale... Ammiro l’esempio che ha dato con la sua vita... Condivido gli ideali che ha così strenuamente difeso e per cui ha rischiato di morire e lo ritengo un modello da seguire per quel che riguarda il modo di fare politica e di essere un personaggio pubblico, mantenendo sempre salde le proprie convinzioni.
... in quella
desolazione che è la politica italiana odierna, in balia di arrivisti, arraffoni, opportunisti e delinquenti, in quella
palude stagnante che ormai è la nostra vita civile nazionale, vittima dell’oscurantismo, dell’ipocrisia, dell’avidità e del bigottismo, pensare al fatto che in passato in Parlamento sedevano persone come Piero Calamandrei, da una parte
mi rincuora, perché confido in uno scossone che faccia emergere personalità come la sua, e dall’altra
mi abbatte, perché non vedo nessuno che possa nemmeno alla lontana avere la sua stessa levatura morale e la sua tempra... Comunque, visto che sono italiana (ed al momento non ne sono per nulla orgogliosa) e che non voglio lasciare il campo in totale balia del “nemico”,
non resta altro che RESISTERE... ora e sempre, RESISTENZA!