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Thursday, October 30, 2008 - ore 16:17


STUDIANDO L’OPUS NIGRUM...
(categoria: " Pensieri ")



..sarà che si avvicina Samhain... sarà che sono convinta che, se fossi vissuta qualche secolo fa, sarei finita arsa su un rogo... sarà che da sempre mi interessa il sapere antico ed il modo in cui in passato la conoscenza veniva mischiata ed amalgamata, creando affascinati commistioni... sarà solo che oggi l’aria porta con sé qualcosa di strano... sarà questo, ma sicuramente anche dell’altro... comunque oggi scrivo d’alchimia... e parto dall’opera al nero...

L’Opus Nigrum (opera nera) è il tentativo alchimistico di dissoluzione e di calcinazione delle forme...


Il termine alchimia deriva dall’arabo al-kimiya o al-khimiya, probabilmente composto dall’articolo al- e dal greco khymeia (fondere, colare insieme, saldare, allegare, ecc.), a sua volta derivato da khumatos (che è stato colato, ligotto); un’altra etimologia si rifà invece ad Al Kemi, che significa "l’arte egizia", dato che gli antichi Egiziani chiamavano la loro terra Kemi ed erano considerati potenti maghi in tutto il mondo antico; il vocabolo potrebbe infine derivare anche da kim-iya, termine cinese che significa "succo per fare l’oro".
L’alchimia è un’antica pratica protoscientifica che combina fra loro elementi di chimica, fisica, astrologia, arte, semiotica, metallurgia, medicina, misticismo e religione. Il pensiero alchemico è considerato da molti il precursore della chimica moderna, prima della nascita del metodo scientifico.
3 sono i grandi obiettivi che si proponevano gli alchimisti:
- conquistare l’onniscienza;
- creare la panacea universale, cioè un rimedio in grado di curare tutte le malattie, per poter poi prolungare indefinitamente la vita;
- trasmutare i metalli vili in oro e argento.
La pietra filosofale, una sostanza di tipo etereo era la chiave per realizzare questi obiettivi.
L’alchimia, oltre ad essere una disciplina fisica e chimica, implicava un’esperienza di crescita ed un processo di liberazione e di salvezza per l’artefice dell’esperimento. In quest’ottica, la scienza alchemica veniva sacralizzata e ricondotta ad un tipo di conoscenza metafisica e filosofica, assumendo connotati mistici e soteriologici, cosicché i processi e i simboli alchemici possiedono sovente un significato interiore relativo allo sviluppo spirituale, in connessione con quello prettamente materiale della trasformazione fisica.


Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim detto Paracelsus o Paracelso (1493-1541) è stato un alchimista, astrologo e medico svizzero. È una delle figure più rappresentative del Rinascimento. Si laureò all’Università di Ferrara, più o meno negli stessi anni di Copernico. Amava farsi chiamare Paracelso a indicare che lui era qualcosa di più di Aulo Cornelio Celso, naturalista latino e esperto in arti mediche vissuto nella prima metà del I secolo.
La sua importanza in campo farmacologico è dovuta al fatto di essere stato il primo a raccomandare l’uso di sostanze minerali e di prodotti chimici per la cura delle malattie dell’uomo, diversamente da quanto esposto nelle precedenti dottrine dove ci si limitava all’uso di piante ed estratti vegetali. La sua vita fu estremamente movimentata: lunghi vagabondaggi lo portarono in Italia, Spagna, Germania, Inghilterra, Svezia, Russia, Polonia e Transilvania.


Michele Serveto (1511-1553) è stato un teologo, umanista e medico spagnolo. Oltre che allo studio della Bibbia, si interessò di astronomia, meteorologia, geografia, giurisprudenza, anatomia e matematica. Fu messo al rogo dai calvinisti.
L’approfondito studio della Bibbia lo convinse che in essa non si fa alcun accenno alla Trinità di Dio, una proposizione dogmatica della Chiesa che era, in particolare, di grande ostacolo all’evangelizzazione di islamici ed ebrei, molto numerosi in Spagna, ai quali ripugna il concetto di un Dio uno e trino.
Serveto, dopo alcuni viaggi anche al seguito dell’Imperatore, nel 1531 andò a Strasburgo dove scrisse il De Trinitatis erroribus (Gli errori della Trinità), nel quale, oltre a negare la Trinità, rifiuta l’idea della duplice natura di Gesù ed il rito del battesimo degli adulti, concependo la cena del Signore, l’eucarestia, come una cerimonia spirituale nella quale il pane ed il vino mantengono la loro sostanza, non mutandosi, come invece viene sostenuto dalla dogmatica della Chiesa, nel corpo e nel sangue di Cristo. Il libro fu condannato in tutto l’impero: stessa sorte subì il suo secondo libro, Dialogorum de Trinitate (Dialoghi sulla Trinità), pubblicato nel 1532, che sembrava voler essere una parziale ritrattazione del precedente, ma che in sostanza ribadiva gli stessi concetti. Scrisse poi la Christianismi Restitutio, divisa in 6 parti. Nella prima, tratta della Trinità, riprendendo i temi della De Trinitatis erroribus; nella seconda, espone in forma di dialogo i temi del Regno di Cristo, della fede e dell’amore, già trattati nei Dialogorum de Trinitate; nella terza, tratta della Legge ebraica, del Vangelo e della carità; le altre parti contengono le proprie difese contro le critiche subite dalle sue tesi della Trinità e trenta lettere indirizzate a Calvino.
Serveto si ritrovò ad essere perseguitato dall’Inquisizione per le sue idee ed i suoi scritti, nascondendosi tra Francia e Spagna e ritrovandosi a Ginevra nel 1553, dove venne catturato, processato e messo a morte.


... cercare la pietra filosofale, desiderare l’onniscienza e l’indipendenza intellettuale... se fossi nata nel ’500 sarei stata indecisa se fare la cortigiana o l’alchimista (quindi, la strega)... in ogni caso, avrei fatto una brutta fine...


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