Biennale Architettura 2008. La mia visita.
(categoria: " Pensieri ")

Trattasi di visita (gratuita, eheheheh) abbastanza veloce, una sorta di ricognizione, per capire meglio cosa andare a vedere bene, con calma la prossima volta. Entro il 23 Novembre.
Per prima cosa oggi pioveva, sconsigliabile andare a vedere la Biennale Architettura quando piove perché se hai depliant da preservare devi portarti una borsa, una mano è già comunque occupata per l’ombrello e/o la macchina fotografica. Se poi ti vuoi annotare qualcosa in un blocchetto, beh…
Poi oggi la mia testa era proiettata altrove. Fisicamente in un altro Paese, quindi per “leggere” (cioè interpretare) i concetti dietro alle singole installazioni e dietro a tutto il complesso d’esposizione dovevo sforzarmi a non pensare a… (ma come si fa!?) Va beh… andiamo oltre.

Questa volta per non andare proprio a casaccio ho letto la presentazione della biennale sul sito
www.labiennale.it/architettura. è stato utile per riuscire a trarre le conclusioni. Ma per capire dall’inizio ho dovuto cancellare ciò che avevo letto e scoprire da solo il senso di tutto ciò.

Secondo Aaron Betsky (direttore di questa Biennale Architettura, ndr)- già direttore per sei anni del Netherlands Architecture Institute (NAI) di Rotterdam, uno dei più importanti musei e centri di architettura del mondo, e dallo scorso anno direttore del Cincinnati Art Museum – la 11. Mostra si orienta verso un’architettura oltre il costruire per affrontare i temi centrali della nostra società. Invece di edifici, presenta installazioni realizzate da architetti che hanno risposto allo stimolo di Betsky raccogliendone la sfida. Tale sfida si riverbera su di noi, incoraggia la nostra capacità di lettura e, attraverso l’emozione, ci dà la possibilità di trarre delle considerazioni sul senso del mondo e su come sentirci a casa in esso. Betsky indica “quello che dovrebbe essere un fatto ovvio: l’architettura non è ‘il costruire’. L’architettura deve andare oltre gli edifici perché gli edifici non sono una realtà sufficiente. Sono grandi e dispendiosi accumuli di risorse naturali difficilmente adattabili alle condizioni sempre mutevoli della vita moderna”.

“Gli edifici sono perlopiù brutti, inutili e dispendiosi. Eppure l’architettura è bella - dice Betsky - può collocarci nel mondo come nessun’altra arte è in grado di fare. Può farci sentire a nostro agio nella realtà moderna. Offre e plasma quel fenomeno che nel mondo attuale è uno dei lussi più preziosi: lo spazio. La mostra raccoglie e incoraggia la sperimentazione: quella delle strutture effimere, delle visioni di altri mondi o di prove tangibili di un mondo migliore. Non vuole presentare edifici già esistenti e di cui si può godere nella vita reale. Non vuole proporre soluzioni astratte a problemi sociali, ma intende vedere se l’architettura, sperimentando nella e sulla realtà, può offrire forme concrete e immagini seduttive”.



Ecco, alla fine ne sono uscito un po’ provato. Emotivamente direi. Non so perché, ma delle Biennali Architettura viste questa è quella che mi ha fatto lavorare di più con la testa. E che mi ha suscitato una strana sensazione all’uscita. Sarà che sono sbucato fuori ai Giardini, con la vista in secondo piano sulle acque della laguna che solitamente solco a remi. Quindi forse mi sono ritrovato scaraventato di nuovo nella MIO mondo reale, provenendo da una concentrazione di simulazioni di realtà ben diverse dalla mia.
Per un momento mi sono passate davanti le immagini di ciò che avevo appena visto e di situazioni passate qui a Venezia e nei pochi posti in giro per il mondo che ho visto.
Qualche emozione, qualche rammarico, molta solitudine.Si, perché nonostante l’architettura contempli anche la presenza di persone quello di oggi è stato una sorta di viaggio dentro di me, senza gli altri, dentro le emozioni che può scaturire la vita, facendoti credere che anche tutto ciò possa essere architettura. Probabilmente è così. Non ne sono certo.
Non voglio fare la figura del critico d’arte che cerca di trovare significati reconditi dietro a cose che non ce l’hanno (molte cose viste oggi erano anche banali e ripetitive se vogliamo), ma probabilmente sono riuscito a cogliere almeno uno degli aspetti che Betsky voleva rendere visibili.
E con un pizzico di soddisfazione sono tornato a casa.
Mi sono rimaste solo alcune domande/curiosità:
Nota umanaC’erano molte famigliole con i bambini piccoli. Quelli appena entrati erano attratti dalle forme e dai colori di certi oggetti. E ridevano. Ma quelli dentro da un po’ piangevano. Ma perché portate i bambini a vedere cose che forse neanche tutti gli adulti sopportano fino alla fine? Mah…
Nota aromaticaCerte installazioni erano curate nel minimo dettaglio, anche in quello degli odori. Ma altre… Bisognerebbe pensare a coprire gli odori dei materiali di montaggio e delle muffe. O forse certi effetti sono volontariamente voluti?
Nota cinese

Il padiglione Cinese, oltre ad essere quello più nascosto dentro l’Arsenale era interessante per il fatto che dentro c’erano dei (probabilmente) serbatoi o aggeggi simili dell’arsenale stesso. Cioè dava l’idea di una cosa oppressiva, da regime Comunista, quello dei film. L’effetto era voluto?
Nota sulla famaE’ necessario scrivere di chi sono certi progetti? Ho trovato banali installazioni di architetti superfamosi (Fuksas e OGery) e interessanti lavori di studi meno noti (ma sicuramente di una certa influenza, per essere presenti alla Biennale).
Nota sulla fameAbbassare un po’ il prezzo dei panini o aumentarne a pari prezzo la farcitura? No eh?
Nota sui copertoni e sugli alieni

Dentro il padiglione Italia c’è quell’oggetto della foto qui sopra. Una specie di sgabello o non so cos’altro. Una signora che sembrava si stesse degnando di vivere con i comuni mortali sulla terra, commentava, scandalizzata (!!) con una sua amica: “Sai, capisco tutto, ma usare i copertoni in questo modo, lo trovo oltremodo volgare. Che messaggio vuoi lanciare ai giovani? Poi è ovvio che vanno a protestare contro una riforma finalmente sensata sulla scuola”
L’alieno probabilmente è la signora, se non si fosse capito.