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1) "Incazzarsi davanti la negazione dell'evidenza"
2) quelle macchine che ti tagliano la strada e poi girano dopo 2 metri
3) sentire delle parole a cui poi non corrispondo i fatti, sentirsi illudere e precipitare poi improvvisamente in una terribile realtà
4) Uscire dalla doccia e non avere l'accappatoio lì vicino..
5) sapere che comunque, che tu scelga o non faccia nulla, qualcuno gioirà e qualcun'altro soffrirà
6) vedere che le persone molte volte aprono la bocca senza credere veramente in quello che dicono...
7) vedere tradita la mia fiducia

MERAVIGLIE


1) Chiudere gli occhi la sera e dire: ho fatto del mio meglio
2) vedere ogni giorno una nuova alba
3) capire che una persona non è come sembrava...ma molto meglio!
4) Accogliere (con fatica) una scelta non condivisa ed essere profondamente sereni: non mi sono venduto.
5) rendersi conto che nonostante tutto quello che gli altri ti hanno fatto di male, non riesci proprio ad essere un bastardo
6) Spiegare a qualcuno il nostro punto di vista, e sentire che anche se non è d'accordo con noi l'abbiamo colpito, e abbiamo lasciato qualcosa, anche di piccolo, nella sua vita.
7) La solarità





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Saturday, November 01, 2008 - ore 11:00


Mt 5, 1-12 - pienamente felici, con stile
(categoria: " Pensieri ")


La Chiesa, tutta, che è in Dio e noi Chiesa nell’umanità oggi siamo in piena comunione e lo diciamo nel nostro stare insieme attorno alla mensa eucaristica. Tra di loro ci sono nomi famosi o meno, ma oggi ci sono tutti. Tra di noi ci sono alcuni più avanti nel cammino della vita rispetto ad altri. Tutti e santi (=altri) nel comune credere nel Dio che da la vita, non che la toglie: questo ci ha raccontato Gesù di Nazaret, vivendolo. L’annuncio evangelico, la notizia che porta gioia è ben sintetizzata nelle beatitudini: 8 numero della novità cristiana, non 10 numero della forza (può essere usata male). Non sono legge esclusiva per l’unico popolo credente, ma proposta per tutti o meglio per chi l’accoglie liberamente (costruite con 72 parole - cfr. testo originale greco, numero che indica gli altri popoli allora conosciuti).Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. (v. 1). Gesù di Nazaret non intende fare lo scalatore, bensì alzare il livello di vita di coloro che lo ascoltano. Il salì sulla montagna sarà dunque un luogo non fisico, ma di incontro con Dio e la sua logica: rispetto alle folle solo alcuni si avvicinano, desiderano imparare: i discepoli. Piena libertà nell’aderire o meno!

Il v. 3 apre la novità: beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Attenzione alla sottolineatura: mai Gesù di Nazaret ha detto pienamente felici (=beati) i poveri, cioè coloro che non hanno nulla e fanno fatica in tutto nella vita! Ha detto beati (= pienamente felici) I poveri in spirito, espressione che renderebbe meglio in poveri per lo spirito. Il povero è colui che non è ricco, persona che nella Scrittura equivale a chi accumula per se e non si preoccupa di chi sta intorno. Quindi beato (= pienamente felice) chi liberamente, in forza dello spirito (=forza che anima), accetta di condividere e non di accumulare per se. E la beatitudine è al plurale: occorre una comunità (=Chiesa) che si orienta così.

Come si può esercitare la prima beatitudine. Nella vita, per causa dei potenti di turno e per varie situazioni molti sono afflitti, oppressi. Altri sono miti cioè non possono alzare la testa, perchè hanno perso dignità (la terra, bene per vivere) e sono sottomessi. Ogni realtà simile ha fame e sete di giustizia. Se c’è una comunità di persone che non vive nell’accumulare per se, ma nel condividere: beati gli afflitti, perché saranno consolati (N.B. altra cosa dall’essere confortati). Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati (v. 4-6).

La scelta libera di essere poveri per lo spirito ha delle attitudini e sono ben sottolineate: beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio (v. 7-8). Chi ha scelto liberamente di condividere dando concretamente una mano a chi è nel bisogno (=avere misericordia); sperimenterà altrettanto. Chi agisce nell’ottica della prima beatitudine non ha un doppio fine, bensì un cuore (=sede della coscienza) puro (=limpido): farà così esperienza di Dio, questo è il verbo nel testo originale tradotto con vedere. Tali attitudini fanno operare per la pace: beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio (v. 9). E gli operatori di pace sono bel altro dai pacifici: mentre questi ultimi amano vivere senza conflitti i primi - rompiscatole - li creano soprattutto per il bene più grande di tutti: questo fa essere simili in tutto a (=figli di) Dio.

Chi ha scelto liberamente la prima beatitudine - poveri per lo spirito – darà fastidio ai potenti di turno, che si trovano privati della loro possibilità di dominare sui poveri della società: se tu non hai devi venire da me che ho e io posso dominarti. Ergo, a inclusione: beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli (v. 10). Per chi adotta liberamente questo stile non è garantito il palco, ma l’incomprensione. Bene, ci sto e in pieno! Sapendo che questo rende pienamente felici non fa difficoltà: grande è la vostra ricompensa nei cieli (v. 12). Chiaro il motivo dello stile di vita - ognuno sa chi glielo fa fare, vero? - non c’è bisogno dell’applauso degli uomini, basta quello di Dio.

Siamo chiamati ad una vita piena e bella, con senso

Una vita con stile dura, è eterna

Buona festa in questo fine settimana


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