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MuzziSan, 38 anni spritzino di palayork CHE FACCIO? Ingegneria Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO La Biografia del mio portinaio. Un napoletano che in 70 anni non ha lavorato due giorni di seguito. HO VISTO Ho visto tante cose. Molte ne ho dimenticate, altre purtroppo no. STO ASCOLTANDO Musica impegnata : inni sacri yemeniti, canzoni dei cugini di campagna e i discorsi politici di Giovanni Leone ( soprattutto quello nel quale faceva le corna dall`automobile) ABBIGLIAMENTO del GIORNO Quasi nudo. Quasi, per vostra fortuna. ORA VORREI TANTO... Non dovervi chiedere cosa ne pensate di cio` che scrivero`. Purtroppo pero` non ne posso fare a meno e percio` vi chiedo : cosa ne pensate ? STO STUDIANDO... Solfeggio, esercitandomi con lo scheletro di un velociraptor. OGGI IL MIO UMORE E'... Normale, cioe` moderatamente tendente all`idea che sono a mezza strada fra dio e nicola di bari. E non conoscendoli entrambi, non so a chi sparerei addosso per primo. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: di0 vel BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
Tuesday, November 04, 2008 - ore 10:19 URBUS, OVVERO LA RICERCA DELLA VERITA 7/A PARTE Come accadde per l’esistenza e la presenza di Urbus accanto a me, anche questa ossessione guarì. Non so come ma un mattino mi dissi che mi sarei potuto anche alzare e lavarmi cercando di salvare la daga dalle scimmie, e poi andare a fare un giro in centro, e chissà, avrei fatto anche a tempo per la fine dell’ENNESIMO DUELLO. Feci tutto quanto con molta calma, poi mi incamminai per il centro. Rimasi colpito da una cosa, stamani che non avevo più alcuna intenzione di procedere nelle mie ricerche in ben due persone mi era parso di scorgere i tratti del mio amico. Due uomini mi erano passati davanti, con fare indaffarato, e mi avevano squadrato da sotto in su. Dopo il secondo non seppi resistere. Lo seguii. Ma non appena entrammo nell’intrico delle viuzze del centro lo persi di vista. Intravidi una scena dell’ENNESIMO DUELLO, con l’uomo più robusto che veniva caricato sul carretto per essere portato via, mentre l’uomo più piccolo infieriva sul cadavere quando si trovava già sul carretto. Evidentemente ero arrivato tardi. Comunque continuai a camminare un po’ alla cieca e mi parve di riconoscere la figura del mio barbuto amico in quella di una persona che stava entrando in una libreria. Vi entrai. Gli occhi scettici della proprietaria mi seguirono per un bel pezzo. Del mio obiettivo però nulla. Cominciai così a girare un po’ alla cieca fra gli scaffali. Apprezzai soprattutto i disegni, poiché non potevo leggere non avendo mai imparato a farlo. Tra tutti i disegni fu qualcosa a colpirmi molto chiaramente. In un libro mi pareva di riconoscere il volto del mio Maestro *****, l’autore del capolavoro. Aprii il libro. Vidi molti quadri, vidi anche ritratti del mio maestro. Ma i caratteri scritti sul libro mi erano sconosciuti. Mi parve in parecchi ritratti di vedere ripetuti ossessivamente alcuni caratteri: barba, lineamenti marcati, tinte forti. In una parola Urbus. Urbus compariva a ripetizione e pur non essendo lui (ma poi chi mi aveva detto che si chiamava Urbus?), era sempre se stesso. Era proprio lui. Non c’erano dubbi. Fu in un attimo nel quale il mio sguardo cadde sullo specchio che avevo di fronte, che un folle balzo della mente mi portò finalmente alla fine dell’enigma. Il mio volto era glabro, eppure con una sottile barbetta sarebbe stato uguale a quello del Maestro ******. Compresi qualcosa, eppure volevo esserne certo. Guardai daccapo il volto di Urbus e poi quello del maestro. Al mio aggiunsi un po’ di barba. Vidi un ragazzino che chissà perché bighellonava in libreria, e porgendogli il libro, gli chiesi di leggermi quella pagina del libro, questi, piuttosto di malavoglia, mi lesse quanto segue: …. Di sicuro oltre al genio che ha contraddistinto il Maestro ***** e che gli consentito quadri come la famosa Battaglia, anche la sua biografia possiede elementi di grande interesse. Molti storici dell’arte, e del pettegolezzo, si sono sbizzarriti nel corso dei secoli e descrivere l’amore che ha legato per quasi dieci anni il maestro ***** a Urbus de la Collier, un attore che a quanto recitano le cronache dell’epoca si esibì anche davanti al re di Francia. Ebbene il maestro *****, si dice, ma questa ipotesi sembra anche dimostrato dalle sue opere più mature, impazzì a tal punto per l’attore, da immortalarlo in svariate opere. Un uomo barbuto dall’aspetto robusto, campeggia infatti al fianco di un uomo più magro (che non è altri che l’autore da giovane) in tutte le opere dell’ultimo periodo, tra cui anche la famosa Battaglia. Questultimo addirittura sembra sia rimasto talmente infastidito dell’affetto altrui da scappare in giro per l’Europa, sempre inseguito dal pittore innamorato. Aldilà di queste informazioni, che sfociano facilmente nel pettegolezzo storico, il Maestro ***** è ricordato dagli storici dell’arte soprattutto per la nitidezza dei suoi colori, per la grande sen………" Feci tacere il bambino. Questi annoiato, e sollevato dall’incombenza, mi restituì il libro e si allontanò. Ora era tutto chiaro. Adesso finalmente comprendevo sia i miei comportamenti, con il mio folle desiderio di cercare Urbus per tutta la città, il sollievo durante i secoli nellaverlo vicino, ma comprendevo anche il suo sguardo colmo di sfida e di sollievo nel momento nel quale finalmente mi aveva abbandonato quella notte. La mia fuga quindi non era stata una decisione autonoma, ma semplicemente il riflesso di un amore che continuava a vivere a molti secoli di distanza nel cuore del nostro creatore, il Maestro *****. Un amore che era nato quella notte nella quale per la prima volta dopo aver cancellato i tratti di altri personaggi, per la prima volta nella mia vita avevo avuto la percezione che finalmente esistevo. Ed invece no, io non esistevo, ma ero semplicemente il riflesso di un sentimento violento e non ricambiato. Anche la sorte di Urbus adesso mi pareva ben misera. Essere prigioniero per tanto tempo, e non poter sfuggire ad un amore ossessivo ed inutile, di una persona che aveva deciso di immortalare il proprio delirio in una serie interminabile di tele. Eravamo stati due prigionieri, dunque. Due prigionieri e nulla più. Inutile dire che dopo aver trovato la soluzione al mio enigma avevo perso ogni interesse per Urbus e per tutto ciò che lo riguardava. Evitavo di guardare le persone in faccia per paura di incontrare il suo sguardo, evitavo i posti nei quali mi sarebbe parso più possibile incontrarlo. Non potevo tornare nella tela: il suo ricordo sarebbe stato insopportabile, e poi ero troppo abituato a respirare la confusione e la insondabile incertezza della realtà, per poter tornare nell’asettica perfezione di un quadro. Vissi, dunque, tutto il resto della mia esistenza sul Ponte delle Scimmie, immemore, apatico, nullo. Sollevato, persino. In fondo, almeno per questa volta, l’amore non aveva vinto. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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