
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Thursday, November 06, 2008 - ore 09:22
S & S
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Che sta per
starnuti e sbadigli.
Due di quelle piccole gioie della vita che sono bipartisan e uniscono ricchi e poveri, belli e brutti, e che quando ti vengono abortite lì, sul nascere o sul crescere, fanno diventare chiunque una furia cieca.

Quando
sbadiglio io me lo godo tutto. Faccio come mia madre a ottobre quando fa le pulizie di primavera (non sono arteriosclerotica, è così): praticamente arieggio. Faccio circolare aria fino al cervello, mi sgranchisco la schiena inarcandomi e spalancando le braccia. E vi assicuro che ce la metto tutta perché venga bene, perché si possa dire ecco, quello è uno sbadiglio degno di esser definito tale.
E allora, tu, che fingi di lavorare e invece no, e stai a guardarmi mentre preparo il mio monologo. Tu, che scorgi da lontano il mio enorme sbadiglio e me lo fai abortire. Così, a metà, commentando ad alta voce
“Che bocca grande che hai”, fra il sorpreso e lo spaventato. E io mi fermo, è ovvio. Guarda che non è la storia di Cappuccetto Rosso e della nonna e il lupo. E mi hai privata del piacere infinito che regala uno sbadiglio, un piacere come ce ne sono pochi.
La mia vendetta sarà crudele.
E poi ci sono gli
starnuti. Ieri si discuteva con lo zio Paolo sugli starnuti femminili. Lui dice che le donne bloccano lo starnuto, che quello potente, umido e rumoroso è soltanto quello maschile.
Mi sono ribellata a questa catalogazione così rigida ma lo zio Paolo ha insistito che lo starnuto che avevo appena prodotto non poteva essere considerato tale. Il mio
eccììììì acuto e stridulo non conta come starnuto. Io invece sostengo che bloccarlo malamente e farlo uscire con discrezione ed eleganza sono cose completamente diverse. E io appartengo alla seconda categoria di persone. A parte che sopprimerlo in bocca fa proprio male, di per sé. Ma io non lo uccido, io me lo godo. Solo che mi piace farlo piccolo e indisponente, invece che grosso e violento.
Rimane il fatto che perdere lo starnuto quando sei lì lì per darci dentro è molto peggio che farsi strozzare uno sbadiglio. Lo sbadiglio soffocato fa arrabbiare, lo starnuto soffocato fa soffrire. Allora tutti col naso all’insù a guardare una qualsiasi forma di luce, per provare a vedere se un rimasuglio di starnuto ti è ancora rimasto.
E ti viene da sbadigliare.
Ne parlo perché questo è il periodo di sbadigli e starnuti. L’altra sera al corso di teatro abbiamo fatto esercizi di respirazione, bisognava prendere aria a pieni polmoni, inspirare ed espirare. Io li ho fatti talmente bene che ho continuato a sbadigliare per un’ora. Siccome non riuscivo a smettere e mi si stava slogando la mascella, mi sono rivolta con sguardo pietoso a Daniele, chiedendogli un suggerimento su come smettere di sbadigliare. E gliel’ho chiesto sbadigliando, ovviamente.
E mi ha messa a pompare. Flessioni, giù.
Entro fine corso avrò le braccia di
Rambo e, invece di recitare poesie e duettare con i miei teatranti, metterò una gimcana sul palcoscenico e ci farò il passo del giaguaro dopo essermi stretta una fascia rossa in fronte.
Io e Alvise abbiamo fatto un rapido calcolo ed evidenziato che, fra me e lui, abbiamo fatto il novanta per cento delle punizioni corporali che sono state inflitte all’intero gruppo. Forse c’è qualcosa che non va, visto che spesse volte veniamo puniti perché parliamo con o di Sandro. Ma lui non viene punito mai. E allora dev’esserci qualcosa che non va in noi tre proprio, perché non può essere solo una coincidenza.
Foto di repertorio - Sandro, Silvia e Alvise a CastiglioneIl teatro in cui facciamo le prove è un teatro bellissimo e ci piove dentro. Questo lo rende unico e meraviglioso. Un teatro per una compagnia sconquassata come la nostra doveva essere propri così.
La sequenza di frasi a cui vi ho sottoposti, dalla parola
"che" alla parola
"così" era inizialmente una rapida successione di parole concatenate e per alcuni di voi avrebbe potuto non avere senso, ma è proprio questa una delle mie caratteristiche principali. Il mio cervello, solitamente lento annoiato e pigro, in alcuni momenti lavora troppo velocemente e spara una serie di sentenze che per me sono indissolubilmente legate da un filo di logica ferrea, mentre per il resto del mondo sono semplicemente verbi e sostantivi associati senza la minima ragionevolezza. Non volevo lavorarci troppo, ma poi ho pensato che, anche se il blog è mio e ci faccio quello che voglio io, c’è ancora qualcuno che lo legge. E i miei lettori vanno rispettati.
Buon 6 novembre a tutti.
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