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Friday, November 07, 2008 - ore 09:32


SE NON ESISTESSERO BISOGNEREBBE INVENTARLI!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


31/10/08: Nel vuoto per mano



Molti cominciano a fare musica per colmare un vuoto interiore. Di sicuro è stato così per noi. In questa dozzina di anni, i Subsonica hanno utilizzato le canzoni come antidoto alla vacuità del presente. Una necessità prima ancora che una scelta. Ecco perché Nel vuoto per mano.
Una sequenza di canzoni che racconta la nostra storia in tutte le sue fasi, mettendone a fuoco i momenti più importanti o significativi. Non abbiamo optato per un ordine cronologico, seguendo piuttosto un criterio di flusso e collegando tra loro alcune tracce con sensibilità da DJ.

All’inizio c’è TUTI I MIEI SBAGLI, forse la nostra canzone più popolare, proposta però in una versione intimamente acustica, vicina alla stesura originaria. Era un esperimento di Samuel, distorto e biascicato, dolce e ipnotico, che abbiamo fatto nostro e trasformato nell’arco di un pomeriggio. E ha funzionato, come solo le cose che nascono senza finalità precise riescono a fare.

INCANTEVOLE è probabilmente il brano più condiviso del nostro repertorio, sbocciato in una casa di campagna durante un ritiro musicale. Per spezzare l’isolamento, un sabato sera avevamo invitato amiche e amici per fare festa. Il mattino dopo, prendendo in mano gli strumenti, ci siamo ritrovati a suonare in mezzo a persone ancora addormentate o tramortite dai baccanali. Il tocco attutito e il ritmo rallentato diventarono così l’anima della canzone, ispirandone anche il testo.

IL CIELO SU TORINO è una canzone partita da Max, con qualche inserto dell’amico e poeta Luca Ragagnin, che ha collaborato con noi in diverse occasioni. E’ la nostra dichiarazione d’amore per la città.

PRESO BLU ci riporta agli esperimenti iniziali. Addirittura, la versione inclusa nel primo album è esattamente quella del provino originario, ricavata da un bozzetto di Max risalente al suo periodo negli Africa Unite. Samuel ci cantò su per gioco. Il risultato, da subito emozionante, ci convinse a lavorarci seriamente. Erano i giorni in cui i Subsonica stavano prendendo forma. Da allora, in quasi tutti gli album, è presente almeno un brano con il reggae nel dna.

STRADE è l’effetto collaterale di quando ci ritrovavamo tutti a ballare nelle serate house, sul finire degli anni Novanta. A locali chiusi, Boosta si dirigeva verso Casasonica, e al mattino noi trovavamo le sue basi ancora calde, come brioche appena sfornate.

Tra quelle basi, oltre a Strade, rielaborata successivamente insieme a Samuel, c’era il groove ipnotico di DISCOLABIRINTO. Un ritmo dispari con cassa in quattro e un velenoso riff di tastiera sopra. Stavamo quasi per lasciarla strumentale, quando Morgan passò da Torino durante una delle sue scorribande notturne: aveva in tasca uno strampalato esperimento che sembrava fatto apposta per starci sopra. All’epoca vivevamo praticamente tutti insieme, in due appartamenti sullo stesso pianerottolo. Lavoravamo in studio di giorno e poi finivamo a fare nottata in giro per la città.

Eravamo di casa nel mondo dei DJ: Claudio Coccoluto passava sempre a trovarci, quando capitava a Torino. Uno dei nomi più quotati in città era quello di Roger Rama. NUVOLE RAPIDE fu il risultato del suo inserimento nel processo creativo. Anche dopo l’avvicendamento tra Vicio e Pierfunk, la compattezza della nostra sezione ritmica ci permetteva di lavorare su ritmi dispari senza rinunciare all’ambizione di far ballare
.
Fosse uscita qualche anno dopo, probabilmente NUOVA OSSESSIONE sarebbe stata etichettata “disco punk”. Di sicuro la presenza come ospiti dei Krisma le ha conferito un’evidente attitudine post punk. E che in pieno 2001 i Krisma fossero ancora due icone punk, lo testimonia la loro colazione a base di caffè e grappini: 45mila lire lasciate sul bancone del bar vicino allo studio, alle 11 del mattino. Loro punk e noi, almeno all’epoca, disco.

ABITUDINE è nato come brano rock nel periodo in cui Samuel conviveva con Roberta dei Verdena. Poi è diventato qualcosa di più complesso, con le tastiere elettroniche di Boosta e le storture prog di Ninja e Max, ma appartiene comunque alla fase chitarristica e istintiva che ha generato Terrestre.

Anche l’arpeggio di DENTRO I MIEI VUOTI è farina del sacco di Samuel, così come l’esperimento con il vocoder. A sostenere l’arrangiamento è una ritmica che pare uscita da un thriller italiano anni Settanta, frutto di una delle tante session notturne fra Ninja ai tamburi, sempre meno batterista e sempre più sperimentatore, e Max al mixer. Il testo, ispirato ai quadri del pittore Daniele Galliano, è forse il nostro esempio più riuscito di poesia suburbana.

AURORA SOGNA è invece il nostro brano più cyberpunk. Certamente uno dei più amati dal pubblico, mentre dal vivo il pezzo che fa esplodere la platea è LIBERI TUTTI. Impossibile parlare dei Subsonica senza queste due canzoni.

COSE CHE NON HO ci ricorda il primo inverno trascorso in studio, con la nebbia ad aspettarci in piazza Vittorio, quando dopo aver chiuso il cancello ci avviavamo verso il fiume per scendere ai Murazzi. E giù da Giancarlo passavamo la notte ascoltando le produzioni che arrivavano da Londra e Bristol, impastate con quel dub che era anche nel nostro codice genetico.

NEI NOSTRI LUOGHI rappresenta l’album più recente, L’eclissi, che consideriamo una prova di maturità stilistica, per l’amalgama raggiunto fra elettronica e strumenti tradizionali, mai così in equilibrio come in questa canzone.

IL VENTO è un esperimento piuttosto particolare, sia per le sonorità - nel momento di arrangiarlo farneticavamo sulla possibilità di realizzare un tour teatrale con orchestra e strumenti acustici (e non è nemmeno detto che un giorno di questi non lo si metta in piedi) - che per la modalità di composizione. Abbiamo coinvolto infatti il regista Cosimo Alemà, sottoponendogli un’ idea molto grezza, ancora senza il testo. Lui ha immaginato la sceneggiatura per l’eventuale clip e noi, ispirati da quella, abbiamo completato parole e arrangiamenti.
La storia del video è in pratica quella di una giornata vissuta in parallelo da un integrato metropolitano in una moderna città italiana, e da un indio dell’Amazzonia all’altro capo del pianeta. Ecco il perché delle percussioni selvatiche che risuonano sotto le folate orchestrali.
Avete presente quando ingabbiati nelle nostre quotidiane nevrosi veniamo raggiunti da un soffio di vento, proveniente da chissà dove, che arriva giusto in tempo per spettinare le nostre certezze...

SubsOnicA


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