
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
CHE FACCIO? arranco
Sono sistemato
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Friday, November 07, 2008 - ore 16:46
Sedismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Giusto ieri sera mi è stato detto
“Ma no, non sei maldestra, tutti lo siamo”, accompagnato da un dolce sorriso.
Non è vero. Io ho qualcosa che mi rende automaticamente un pericolo pubblico. I miei geni contengono un particolarissimo cromosoma che non ho ancora capito se definire
“della sfiga” o
“dell’essere terribilmente e vergognosamente impacciata in ogni movimento”.
Collaborare con un giornale ti mette di fronte quotidianamente a persone di un certo livello istituzionale, spesso anche sociale e culturale. Oggi una conferenza stampa mi ha seduta allo stesso tavolo di un nutrito gruppo di architetti e urbanisti di indubbia fama. Questo non mi ha impedito di lanciarmi in una delle mie classiche, celebri e invereconde figure di merda. Solo che stavolta l’ho fatta grossa, e mi sono inimicata
il Potere.
Con quattro colleghi arriviamo nello studio di un affermato professionista, e subito il primo dilemma: dobbiamo scegliere fra una lunga schiera di sedie per posizionare i nostri creativi fondoschiena. Ovviamente io entro per ultima e la scelta si riduce alla prima sedia a sinistra. Mi accomodo insoddisfatta. Dopo aver dato la mano ed essermi malamente presentata a due illustri giovani e promettenti architetti torno a poggiare le mie nobili chiappe sulla sedia che il destino ha voluto concedermi, ma la mia insoddisfazione si palesa nello scoprire che la mia è molto più bassa di quelle degli altri giornalisti allo stesso tavolo, nonché dei nostri diretti interlocutori dall’altra parte della barricata. Con la mano cerco allora sotto di me la levetta, avete presente, quella che hanno tutte le sedie girevoli, per permettere all’interessato di alzare o abbassare a propria discrezione la seduta di tale sedia. Non la trovo, quindi per evitare di perdere ore decido di infilare la testa sotto il tavolo per cercarla meglio. Niente da fare. Nel frattempo vengo derisa perché ho scelto l’unica sedia difettata.
Allora cosa si sogna questa disgraziata di una femmina che non sono altro? Con una mossa felina metto le mani sotto la sedia e tiro su.
Non l’avessi mai fatto. Si è scardinata. Ho staccato la sedia dal perno. Ciò significa che, per non farla rovinare a terra, mi sono ritrovata a tenermi stretta sotto il popò una mezza sedia, mentre a terra giaceva inutile la sua base. Panico. Come se la stanza si fosse tramutata in una sauna sono diventata improvvisamente rossa – tendente al viola, se mi conosco abbastanza.
La composta risata generale non mi mette a mio agio proprio per niente. Cerco disperatamente e con assoluta mancanza di grazia di infilare la sedia in quel suo maledetto perno. Niente, non ce la faccio mica. Le risate continuano, sempre compostamente.
Allora penso,
“Ma con tutti gli architetti che ci sono qui, non ce n’è uno che sa aggiustare una sedia?”. Poi mi rendo conto che non l’ho pensato.
L’ho detto.
Ad alta voce. Tuoni fulmini e saette. Battuta fuori luogo e commento totalmente superfluo.
Ora immaginate la scena di questa imbecille che ha appena detto una corbelleria davanti al
Potere, con una sedia senza gambe attaccata al fondoschiena, che ancheggia cercando di infilarla in un perno troppo piccolo per essere trovato rapidamente. E nessuno che la aiuta.
Dopo qualche interminabile secondo un architetto angelico e un collega impietosito si avvicinano: uno toglie la morente base da sotto i miei piedi per accantonarla in un angolo dello studio, l’altro mi stacca la sedia dal culo e la appoggia accanto alla sua inutile base.
In tutto questo, il resto dei presenti osserva silenzioso.
A nulla sono valse le mie scuse, il mio colorito paonazzo e il sudore che scendeva angoscioso sulla mia fronte; anzi, hanno solo peggiorato la mia già drammatica situazione.
Forse la mia carriera era già finita prima di cominciare, ma se proprio dovevo metterci una pietra sopra stamattina ho fatto il grande passo.
Lo zio Paolo, quando ce ne siamo andati, mi ha salutata con un monito:
“Non fare altri danni, mi raccomando”. Bello farsi conoscere per quello che si è veramente, senza filtri e senza illusioni, senza modificare di una virgola la realtà.
Che poi il mondo non sia ancora pronto ad avermi in libertà è un altro discorso.
Da oggi solo sedie monoblocco, promesso
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