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lunedì 10 novembre 2008 - ore 15:12



(categoria: " Vita Quotidiana ")








Varcò la soglia del palazzo.
La investì un odore vecchio, immobile, stanco. Faceva più fatica a muoversi, parlare, pensare, persino respirare.

Si guardò attorno. Vecchie sculture. vecchie colonne, vecchi soffitti. Tutto aveva quest’aria di già vissuto, già provato, già assaggiato.

La sola differenza è che un tempo la ragazza aveva investito d’amore queste cose. Forse, in quei giorni, non erano neppure così vecchie. Adesso l’amore si era trasformato in odio. O forse no, ma lei sperava che succedesse. Ogni fibra del suo essere era tesa in questa direzione. Si nutriva dell’odio che provava per le cose che un tempo aveva amato.

Il grigiore ormai la soffocava. Tutto ciò che toccava era freddo e intriso di polvere. Iniziò a pensare che forse la cosa migliore era uscire, scappare.

Ritrovare i fiori. Dov’erano finiti i fiori?

Eppure, sapeva già che non avrebbe trovato fiori più belli di quelli incisi su quelle vecchie colonne. O forse sì, forse i fiori là fuori erano effettivamente più belli, più colorati, più profumati, ma non per i suoi occhi.

Riusciva ancora a intravederne la forma, se si sforzava un po’.

Sapeva che, per destino o per scelta, era in questo palazzo che avrebbe continuato a vivere. Ma sapeva anche che sarebbe scappata, se il grigiore avesse finito per strapparle via tutta la sua linfa vitale. In quel caso sarebbe stata una questione di sopravvivenza, di vita o di morte. Lei avrebbe scelto di sopravvivere, come sempre.

Eppure, sapeva che fuggire non risolveva la cosa. Aveva amato quel palazzo più di ogni altra cosa. Aveva amato, in quel palazzo, quanto a un essere umano sia consentito amare.

Tutto l’amore non poteva essersi dissolto. Non poteva risolversi nell’odio. Sapeva che era solo questione di tempo, ma prima o poi avrebbe dovuto fare una scelta.




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