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Sunday, November 16, 2008 - ore 22:58
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(categoria: " Pensieri ")
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In tutti i luoghi della vita, in ogni situazione e in ogni convivenza sono sempre stato un intruso per tutti. O almeno sono sempre stato un estraneo. [...] Non che sia stato trattato così, neanche una sola volta, in modo voluto; è sempre stato per un atteggiamento spontaneo che gli altri mostravano nei miei confronti. Dappertutto e da tutti sono sempre stato trattato con simpatia. Rarissimamente gli altri si sono rivolti a me con supponenza, con irritazione o con superbia. Ma la simpatia che mi è stata rivolta era una simpatia priva di affetto. Per le persone più intime sono sempre stato un ospite, che è trattato bene perchè ospite, ma sempre con l’attenzione che si deve a un estraneo e la mancanza di affetto che è naturale per un intruso. Sono certo che questo atteggiamento degli altri è dovuto principalmente a una oscura causa intrinseca al mio temperamento. Ho una frigidità di comunicazione che involontariamente obbliga gli altri a imitare la mia scarsezza di effusioni. Per indole ho facilità di fare conoscenza con gli estranei. E immediatamente gli altri mi dimostrano simpatia. Ma l’affetto non arriva mai. Non ho mai conosciuto dedizione. Mi è sempre sembrato impossibile che mi amassero, come un estraneo che mi dà del tu. Non so se devo soffrire per questo, o se accettarlo come un destino indifferente per il quale non è necessario soffrire o accettare.
Ho sempre desiderato piacere agli altri. Mi è sempre rincresciuto che mi si mostrasse indifferenza. Orfano della Fortuna ho, come tutti gli orfani, il bisogno di essere l’oggetto dell’affetto di qualcuno. Ho sempre avuto fame di realizzare questa necessità. Mi sono talmente adattato a questa fame inutile che a volte non mi sembra neppure di avere la necessità di mangiare. Ma, in un modo o nell’altro, la vita mi pesa.
Gli altri hanno qualcuno che si dedica a loro. Io non ho mai conosciuto qualcuno che adirittura pensasse di dedicarsi a me. Gli altri sono accuditi: io sono trattato correttamente. So che ho la capacità di suscitare rispetto, ma non affetto. Purtroppo non ho fatto mai niente finora per giustificare in se stesso quel rispetto iniziale che mi è tributato, cosicchè le persone non arrivano mai a rispettarmi veramente. A volte penso che mi piacia soffrire. Ma in realtà vorrei un’altra cosa. Non ho le qualità di un leader nè quelle di un seguace. Non ho nemmeno le qualità dei soddisfatti, che poi sono quelle che contano quando le altre difettano. Altri, meno intelligenti di me, sono più forti: si ritagliano meglio la loro vita fra la gente; amministrano più abilmente la loro intelligenza. Avrei tutte le qualità per influire sugli altri, esclusa l’arte di saperlo fare e la forza di volerlo fare. Se un giorno amassi non sarei amato. Basta che io desideri una cosa perchè la cosa svanisca. Il mio destino, però, non ha la virtù di essere mortale nei riguardi di qualcosa. Ha la debolezza di essere mortale nelle cose per me.
Fernando Pessoa
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