
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Thursday, November 20, 2008 - ore 14:58
Come i sogni che farai o prenderai a noleggio
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Basta, non se ne può più dei miei post malinconici e depressi. Non se ne può più di leggere cose che non hanno senso, che cercano di mascherare la verità pur rendendola palese, che tentano di spiegare ma non dicono niente di più di quel che c’è da dire, cioè niente. Non se ne può più di leggere i miei problemi, le mie frustrazioni, i miei sogni infranti e quant’altro. Basta. Sì, è vero, è il modo migliore che conosco per sfogarmi senza dover pagare un analista. Ma la prossima volta che scrivo qualcosa di drammaticamente lacrimoso lasciatevi andare a insulti e provocazioni, accetto qualsiasi tipo di improperio. E ricordatemi che ho promesso di sorridere.

Detto questo, parliamo di cose belle. Partirei quindi dal mio corso di teatro.
Da martedì una nuova punizione corporale ci viene inflitta se non eseguiamo alla perfezione gli ordini che ci sono comandati. Secondo me Daniele ha notato il compiacimento di Alvise nel tastarsi i suoi nuovi pettorali da flessioni, e ce le ha tolte. Ma forse non è neanche questo il motivo. Di sicuro non è per pietà o per uno slancio affettivo. No, è che ha pensato a qualcosa di peggio.
Io e Alvise in una foto di repertorio, estate 2008Il nuovo esercizio barra punizione è facile. Un movimento leggero, circolare, lento e poco faticoso. Dobbiamo stare in ginocchio, seduti sui nostri piedi incrociati dietro; tenere le mani e le braccia alzate, portarle lentamente giù e infine rialzarle, compiendo un unico cerchio e producendo le vocali e le consonanti indicate dal sommo maestro. Ecchessarammai. Ci domandavamo perché la chiamasse punizione e anzi all’inizio non capivamo se fosse quella, la punizione. Quattro minuti in detto stato, tutti in cerchio sul palcoscenico. Tutto ok. Esercizio finito. Non è successo niente, l’abbiamo scampata bella, forse non era tanto arrabbiato. Uno alla volta cerchiamo di riprendere la posizione eretta. Ed ecco l’inganno. I miei arti inferiori sono percorsi da piccole formiche arrabbiate. Ho difficoltà a mantenere l’equilibrio.
Ci guarda tutti, uno per uno.
“Dopo 10 minuti perdete la sensibilità dei piedi, dopo 15 quella delle gambe, dopo mezz’ora qualcuno sviene”.
“Dopo un’ora sopraggiunge la morte cerebrale” aggiungo per sdrammatizzare.
Momento sbagliato per sdrammatizzare. Scelgo sempre il momento sbagliato per sdrammatizzare. Nel dubbio, comunque, Daniele non ha mica negato.

Abbiamo anche fatto un esercizio di
lateralità. Io ovviamente l’ho cannato in pieno. Ma il maestro mi ha guardata con gli occhi compassionevoli che gli vengono ogni tanto, quando torna buono.
"Insisti", mi ha detto, perché abbiamo già discusso del mio piccolo problema. Così, sospinta dal mio regista, ho insistito convinta e orgogliosa.
"Ce la devo fare - pensavo fra me e me mentre cercavo di toccarmi naso e orecchie -
devo impegnarmi e un giorno riuscirò a muovere destra e sinistra contemporaneamente e distintamente". E ho insistito.
Col risultato di produrmi in una serie di movimenti scimmieschi e di difficile comprensione.
Sono goffa e scoordinata. Sono impacciata e maldestra. E sono tanto poco femminile. E mi muovo senza eleganza e con la nobiltà di un cammello.
Così è, se vi pare.
“Non so cosa mi è preso – disse un giorno – Oggi avevo paura di perderti, senza una vera causa scatenante. Solo ho tanta paura di non essere come tu mi vuoi”.
“Ma io ti voglio come sei”.
E si amarono l’un l’altro, sospesi su un filo di neve. PS 1- Di bello c’è che ho imparato il canto V della Divina Commedia, Paolo e Francesca. E che studiarlo per interpretarlo su una scena lo rende ancora più bello di quanto già non sia.
PS 2- Ieri sera facevano Elf. Non l’ho guardato.
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