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2) quelle macchine che ti tagliano la strada e poi girano dopo 2 metri
3) sentire delle parole a cui poi non corrispondo i fatti, sentirsi illudere e precipitare poi improvvisamente in una terribile realtà
4) Uscire dalla doccia e non avere l'accappatoio lì vicino..
5) sapere che comunque, che tu scelga o non faccia nulla, qualcuno gioirà e qualcun'altro soffrirà
6) vedere che le persone molte volte aprono la bocca senza credere veramente in quello che dicono...
7) vedere tradita la mia fiducia

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1) Chiudere gli occhi la sera e dire: ho fatto del mio meglio
2) vedere ogni giorno una nuova alba
3) capire che una persona non è come sembrava...ma molto meglio!
4) Accogliere (con fatica) una scelta non condivisa ed essere profondamente sereni: non mi sono venduto.
5) rendersi conto che nonostante tutto quello che gli altri ti hanno fatto di male, non riesci proprio ad essere un bastardo
6) Spiegare a qualcuno il nostro punto di vista, e sentire che anche se non è d'accordo con noi l'abbiamo colpito, e abbiamo lasciato qualcosa, anche di piccolo, nella sua vita.
7) La solarità





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Sunday, November 23, 2008 - ore 10:59


Mt 25, 31-46 - io e l’altro: di fronte
(categoria: " Pensieri ")


Ultimo insegnamento di Gesù di Nazaret, prima che gli eventi precipitino con il suo arresto e condanna a morte: il tono ha quindi una forza particolare. Notizia che porta gioia (=Vangelo) collocata al termine dell’anno liturgico assume il tono di verifica della proposta di vita fatta ai discepoli, cioè a coloro che liberamente hanno accolto e accolgono l’invito seguite-me, per un’esistenza bella, piena di senso e felice (=beata cfr. Mt 5, 1-12). E’ la festa di Cristo Re dell’universo oggi: l’accento trionfalistico dell’epoca in cui è nata questa occasione liturgica non deve tradire l’indicazione di vita quotidiana, che ogni otto giorni noi cristiani veniamo a raccogliere qui insieme attorno alla mensa eucaristica.

Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria (v. 31). Immagine ricca di spunti dal Primo Testamento, lascia intuire chi è l’uomo che ha portato veramente a compimento il progetto di Dio: Gesù di Nazaret venuto non per essere servito, ma per servire (Mt 20, 28). E se in Gesù Dio si è fatto uomo, l’invito ai discepoli di tutti i tempi è ad umanizzarsi, entrare nella realtà umana. Non è un invito a spiritualizzarsi! Chi persegue il separarsi dagli uomini (=spiritualizzarsi) non incontrerà mai il Dio raccontato da Gesù di Nazaret; quel dio in cui questi ultimi credono sarà dunque più immaginario che reale. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra (v. 32-33). Lui, a colpo d’occhio sa vedere chi ha il volto raggiante, perché vive pienamente e sarà alla destra (=lato della forza, la sua di Gesù di Nazaret). Chi non ha vissuto così sarà al lato negativo (=sinistra). E’ un’immagine molto più avvincente rispetto all’equivocato libro della vita, che avrebbe dio in mano e su cui sarebbe scritto il nostro curriculum vitæ. No è la nostra esistenza che parla, più eloquentemente della progressione naturale di un cammino, che può conoscere cadute di stile.

Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: venite, benedetti del Padre mio (v. 34). Attenzione alla sottolineatura: il Padre, Dio, dice-bene (=benedire) di uno stile di vita attento alle concrete necessità di chi ci può stare di fronte. Nei versetti seguenti (v. 35 e 36) sono elencate le concrete opere di misericordia (=soccorso). Anche qui attenzione: sono opere concrete non verso Dio (=atti di religione), ma verso l’uomo nel bisogno. E ancora attenzione: verso l’uomo nel bisogno che cerca ed anche verso colui che bisogna cercare: il carcerato a quel tempo, ristretto per colpa, doveva essere tenuto in vita da chi andava da lui! Il v. 40 - rispondendo, il re dirà loro: in verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me – non giustifica poi l’ipocrisia del fare per Gesù di Nazaret, come da stupidario religioso per un possibile doppio fine anche bello e pio. Il libero essere misericordiosi (=soccorrere) verso chi è nel bisogno i discepoli lo fanno con Gesù di Nazaretr, come, Gesù di Nazaret: vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri (Gv 13, 35-35).

Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli (v. 41) si sentono dire quelli a sinistra, perché di fronte all’uomo nel bisogno sono stati insensibili. Meglio puntualizza il v. 44: quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo servito. Impegnati a servire Dio nelle pratiche religiose non si sono accorti del bisogno concreto degli uomini. E la sottolineatura sul v. 41 dice bene chi è l’autore della maledizione: non Dio come nel v. 34, che invece benedice chi è misericordioso (=soccorre), bensì chi toglie di fatto la vita a chi cerca aiuto (il maledetto nella Scrittura è Caino, perchè ha tolto la vita al fratello - Gn 4, 11). Chi si chiude alla vita dell’altro maledice se stesso: ha reso inutile la propria vita e le cose inutili vanno bruciate (=fuoco perenne), finiscono nel nulla come conclude il v. 46. Una vita piena però non finisce, dura in Dio e in chi raccoglierà il testimone lasciato al compiersi del proprio tempo. Wow, se questa vita piena dura: è eterna.

Hanno detto e forse ancora di dice che la religione (=fare per Dio) è l’oppio dei popoli. Ah, condivido in pieno: il fare per Dio secondo questo testo evangelico mi porta a dimenticare gli uomini. Ehi qui si tratta di fede (=adesione a: fare con, fare come) e tocca a me: questa è adrenalina.

Buona Domenica


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