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"L’uomo che usciva la gente" (un capolavoro della Settima Arte!)

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Cambia lo superficial
cambia también lo profundo
cambia el modo de pensar
cambia todo en este mundo

Cambia el clima con los años
cambia el pastor su rebaño
y así como todo cambia
que yo cambie no es extraño

cambia el más fino brillante
de mano en mano su brillo
cambia el nido el pajarillo
cambia el sentir un amante

Cambia el rumbo el caminante
aunque esto le cause daño
y así como todo cambia
que yo cambie no es extraño

Cambia, todo cambia
Cambia, todo cambia
Cambia, todo cambia
Cambia, todo cambia

cambia el sol en su carrera
cuando la noche subsiste
cambia la planta y se viste
de verde en la primavera

Cambia el pelaje la fiera
cambia el cabello el anciano
y así como todo cambia
que yo cambie no es extraño

Pero no cambia mi amor
por mas lejos que me encuentre
ni el recuerdo ni el dolor
de mi tierra y de mi gente

Y lo que cambió ayer
tendrá que cambiar mañana
así como cambio yo
en esta tierra lejana.

Cambia, todo cambia...

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Tuesday, November 25, 2008 - ore 21:09


Neige
(categoria: " Poesia ")


Ogni tanto qualcuno l’azzecca.
Ci sono personaggi che - per nostra fortuna - posseggono il dono magico di rendere più labile il distacco tra realtà percepita e sensazione provata. Lo fanno con una tale naturalezza che pare tutto facile e hai l’impressione che ci riusciresti anche tu. Ma provaci... Loro ci riescono con piccole parole e con la semplicità (e forse il dono maggiore che hanno è proprio la semplicità, a ben vedere).

Voglio dire.
Ieri parto col mio furgoncino e devo andare a Bassano. Come è successo a tutti, quando ho aperto il balcone alla mattina fuori era tutto bianco. Uuuuh! Bello... ci metterò una vita per strada, ma bello!
Per strada effettivamente si va a passo d’uomo (quando si va). Neve e ghiaccio, il furgoncino che arranca, serve attenzione. La radio mi fa compagnia, ma quando sei concentrato della radio puoi benissimo fare a meno: detto fatto, spengo.
Allora continua la mia corsa, il vrum vrum del furgoncino si fa largo fra la neve. Neve. Neve...

Se cerchi in Wikipedia, trovi che
La poesia è l’arte di usare, per trasmettere il proprio messaggio,non tanto il significato semantico delle parole quanto il suono ed il ritmo che queste imprimono alle frasi; la poesia ha quindi in sé alcune qualità della musica e riesce a trasmettere emozioni e stati d’animo in maniera più evocativa e potente di quanto faccia la prosa.
Una poesia non ha un significato necessariamente e realmente compiuto come un brano di prosa, o, meglio, il significato è solo una parte della comunicazione che avviene quando si legge o si ascolta una poesia; l’altra parte non è verbale, ma emotiva. Poiché la lingua nella poesia ha questa doppia funzione di vettore sia di significato sia di suono, di contenuto sia informativo sia emotivo, la sintassi e l’ortografia possono subire variazioni (le cosiddette licenze poetiche) se questo è utile ai fini della comunicazione complessiva.
A questi due aspetti della poesia se ne aggiunge un terzo quando una poesia, invece che letta direttamente, viene ascoltata: con il proprio linguaggio del corpo ed il modo di leggere, il lettore interpreta il testo, aggiungendo una dimensione teatrale. Questo fenomeno, insieme alla parentela con la musica, viene sfruttato per esempio nei Lieder tedeschi, poesie sotto forma di canzone.


Insomma. E’ ovvio che io pensi alla persona che occupa stabilmente i miei pensieri. Questa persona ha la poesia, in diverse forme, e in diverse forme me la porge. Al suo interno, della poesia intendo, si è letto, convivono emozioni, musica e teatro. E, ieri, guarda:neve.
Qualche tempo fa, mai per caso, questa persona mi ha prestato un libro. Piccolo. Bianco. Come la neve. Si chiama Neve. E’ di Maxence Fermine.

Allora succede che ieri in mezzo alla neve, con la radio spenta, il furgoncino che daichecelafa, i guanti sul volante, gli occhi sulla strada, mi sono fatto compagnia con un ricordo, con quel ricordo. E piano, fra me e me e il vrum vrum del furgoncino, mi sono ri-raccontato la storia di Yuko - sicuramente sbagliando qualche passaggio e omettendone altri, ma ripercorrendo quel grande viaggio dentro al mio piccolo viaggio. Beh, almeno in quel momento posso dire che era molto meglio che ascoltare la radio. Ascolti qualcosa che si racconta da dentro, qualcosa che avevi in tasca ma non ti ricordavi fosse lì.

La storia andava e veniva, come da mille direzioni. Come dev’essere. La strada invece la direzione ce l’aveva, ma non importava poi molto.
Poi sono arrivato a Bassano, ho parcheggiato e ho preso su la mia roba. Le montagne erano bianche, sullo sfondo. Ci ho messo un po’ ad arrivare, sì, ma forse ne valeva la pena, una volta tanto.
Eh beh, sì.

Mi piacciono le storie.

Ci sono personaggi che - per nostra fortuna - ............



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