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Chojin, 32 anni spritzino di Padova CHE FACCIO? Consulente Gestionale/Dungeon Master Sono middle [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO John Doe Deep within HO VISTO Molto meno di ciò che voglio ancora vedere STO ASCOLTANDO Epic metal in genere... Dance Anni 80 Kiss Haggard Saint Seiya O.S.T. SuperRobots ![]() ecc...ecc... ABBIGLIAMENTO del GIORNO Elegante e distinto (finchè vado da clienti...) ORA VORREI TANTO... Mettere il turbo... STO STUDIANDO... Fotografia OGGI IL MIO UMORE E'... Ludico ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
Sunday, November 30, 2008 - ore 11:39 Aleen Saga Part.1 - Una strana creatura L’albero su cui dolcemente mi appoggiavo è stato la mia casa da quando ne ho memoria. Guardando verso l’alto i suoi forti rami e le verdi foglie rigogliose sembravano abbracciare il cielo, mentre posando lo sguardo ai miei piedi le robuste radici penetravano nel soffice terreno come per prendere possesso di quelle terre così ospitali e fertili. Era una casa che tutte le altre mi invidiavano, quando ero al suo interno non c’era ciclone o altra furia della natura che potesse nuocermi, ero sempre stata al sicuro. Al sicuro ma sempre qui. Sapevo dell’esistenza di altre creature che non erano legate al loro luogo di origine, che potevano viaggiare e correre, volare e saltare ben oltre le radici del proprio albero. Ma a noi driadi ciò non era concesso. Da tempi remoti noi siamo le custodi dei boschi e delle piante, esse ci riparano e ci nutrono, esse sono parte di noi. Le foreste sono la nostra dimora e la nostra vita, poiché la nostra vita è la nostra dimora. Alle origini del mondo la Grande Dea Madre ci aveva private della libertà, ma per assolvere al nostro compito di custodi ci aveva donato i mezzi per ottenere quel che volevamo senza fatica. Un corpo sinuoso, lineamenti eterei e slanciati, volto da fata e sguardo da meretrice erano solo ciò che gli ignari viandanti vedevano in noi. Inizialmente. Ciò che mai potevano immaginare è che con la nostra voce e con le nostre movenze potevamo far breccia nelle loro menti e nei loro cuori. Come una litania che ipnotizza l’incauto ascoltatore, con dolci parole eravamo solite attirare baldi giovani che avevano l’ardire di attraversare i nostri boschi e, dopo brevi quanto inutili tentativi di rifiuto, renderli docili schiavi della nostra volontà. Mai alcuna preda era fuggita dal mio abbraccio e ormai, nel corso della mia lunga esistenza, avevo collezionato un notevole numero di sguardi sognanti in attesa di esaudire i miei più sfrenati desideri. Fino a qualche ora fa. Godevo dei soffici raggi del sole pomeridiano, quando un lieve rumore di foglie mosse dal vento attirò la mia attenzione. Guardingo e attento, come chi si aspetta l’apparire di un nemico da un momento all’altro, si faceva strada tra le sterpaglie una figura conosciuta. Un cacciatore umano, probabilmente in cerca di cibo e riparo, si stava avvicinando.Aveva una strana luce negli occhi, come una cieca determinazione che raramente si notava in chi si avventurava in quei luoghi. Affascinate!!! “Gli potrei offrire ciò che cerca, poi con calma lo lascerei proseguire la sua strada…..tra un anno o due”. Armata del mio miglior sorriso gli rivolsi la parola invitandolo ad avvicinarsi. Uno sguardo di sorpresa, seguito da uno di diffidenza, si fece largo sul suo volto. Certo per un uomo vedere una donna seminuda, anche se con lineamenti un po’ strani, in mezzo ad un bosco da sola doveva somigliare più ad un sogno che a realtà. Ma evidentemente sembrava che egli volesse vedere fin dove il sogno era reale tanto che si avvicinò sfoderando una spada. Povero piccolo incauto. Il suo cuore era fermo, la sua mente lucida, il fisico forte ma provato. Una ragazza cercava questo lo vedevo. Poche le speranze di trovarla ormai risiedevano in lui ma questo non lo faceva desistere e la speranza sola lo sosteneva. “Abbassa quella ferraglia e vieni qui a riposare viandante, per oggi la tua ricerca è finita”. “La ricerca non è finita strana creatura, ciò che cerco è lontano dal mio abbraccio e dal mio cuore, ma non desisto dall’impresa. Forse in questi boschi troverò colei che amo e che scappò con mio figlio in queste lande per trovar riparo dalla guerra che imperversa nel mio paese.” Che romanticone, era proprio il mio tipo. Con voce bel modulata e movimenti lenti lo feci avvicinare a me. Dovevo essergli vicino per incantarlo e farlo mio. “Posa quell’arma fiero eroe, sei stanco e affamato. Lascia che ti offra riparo per la notte. Domani continuerai la tua ricerca con rinnovata forza e vigore” Cercai il suo sguardo e lo catturai nel mio. Pochi centimetri ci separavano, potevo sfiorarlo e sentirlo lentamente cedere alle mie lusinghe, come tutti gli altri prima di lui. I muscoli tesi lentamente si rilassavano, i lineamenti tesi del volto si facevano più dolci, le braccia morbidamente si stavano abbandonando lungo i fianchi del corpo. Un altro dolce schiavo per me!! Esultando per l’ennesima conquista appoggiai le bavera al suo orecchio e gli sussurrai “Colei che cerchi è qui davanti a te, la tua ricerca è finita. Vieni e dimentica, una nuova vita ti aspetta.” Con voce tremante egli rispose “Dolce amore mio, finalmente ti ho ritrovato. ” Poi, come ricordando una cosa lontana, continuò: “Nostro figlio dov’è?”. Anche un marmocchio vuole questo!! Con voce suadente gli dissi“Non ti curar di lui amor mio, pensa ora solo a noi due. Vieni con me…” Troppo tardi compresi il mio errore. Un lampo comparve nei suoi occhi e con una smorfia di terrore si divincolò. “Non ti curar di lui? Chi sei tu, malefica creatura? Lontana da me!” L’arma non aveva ancora abbandonato la sua mano e con un guizzo mi colpì al ventre. Verde linfa vitale scorse sulla lama ancora stretta nel suo pugno. Con disprezzo lo squadrai.Quale affronto! Rifiutare me! Potevo dargli tutto, potevo lenire le sue sofferenze, e lui cosa fa? Mi colpisce! Urlai il mio disprezzo e il mio dolore. Alla vista dei miei lineamenti distorti dalla rabbia egli indietreggiò impaurito. La mia pelle divenne corteccia, la mia voce assunse un tono come di crepitìo di foglie secche, i capelli assunsero forma di salice mentre il volto si allungava rivelando pupille verde smeraldo. Non mi piaceva assumere la mia vera forma, ma quel bastardo l’aveva meritato!! Scagliai contro di lui la furia di radici, rami e liane che sotto il mio comando tentarono di fermare la sua corsa, ma lui fu più veloce. Scappando attraverso alberi contorti corse più veloce del vento. Ormai era oltre la mia portata. Mai avrei pensato che un debole uomo potesse resistermi. Mentre la mia rabbia non accennava a placarsi guardai con noncuranza la fessura all’altezza del ventre. Qualche ora di riposo e l’albero di cui ero custode avrebbe guarito la ferita, donandomi una piccola parte della sua secolare energia vitale per rigenerare la mia. La ferita fisica sarebbe guarita, ma quella nell’orgoglio lo sarebbe mai stata? Mai come allora avrei voluto scappare da lì, inseguire sogni di libertà…o di vendetta. Mi appoggiai al mio albero. Osservai i forti rami, le verdi foglie rigogliose e le robuste radici. Osservai con un sospiro la mia casa….la mia prigione. LEGGI I COMMENTI (6) PERMALINK |
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