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Monday, December 01, 2008 - ore 16:09


RAGIONO DI NOTTE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


“Quindi mi stai dicendo che ti piace, insomma, andare a dormire sempre, o più o meno alla stessa ora…cioè, voglio dire…”
“No, dannazione! Non è quello, non MI PIACE, cavolo…è solo che ogni tanto mi sembra che serva…che abbia un senso.Cioè, vorrei starmene alzato a far quel che mi gira, chessò…la TV, leggere un libro, guardare un film o qualcuno di quei documentari notturni sulle abitudini degli africani selvaggi nei momenti di estasi dopo essere stati impossessati da qualche divinità, ma poi al mattino col cavolo che mi svegli! A volte, ok, a volte ci riesco, è vero. Ma è da tempo che la cosa non mi capita più. E così rimango a letto. Insomma, non voglio essere costretto da me stesso…non voglio che un’orario sia una regola imposta da nessuno, ma solo dal fatto che devo accettare compromessi con il mio fisico sacrificando così parte del mio tempo che credevo disponibile al cento per cento.”
Il fatto è che la mattina si ha spesso o sempre bisogno di alzarsi intorno ad un determinato orario, in modo da poter svolgere le attività fisiche, lavorative, intellettuali, oziose, dementi, curiose, trasgressive, impegnate, spirituali, carismatiche, pessimiste che siano, non solo per dovere fisico, lavorativo, intelletuale, ozioso, demente, curioso, trasgressivo, impegnato, spirituale, carismatico, pessimista (che sia), ma anche per far sì che questo lavoro, intelletto, ozio, demenza, curiosità, trasgressività, impegno, spirito, carisma, pessimismo (che sia), diventi parte della giornata in quanto tempo utilizzato, anziche passato a dormire, come poi spesso capita. Ma per ottenere ciò è assolutamente necessario attenersi a certe regole; altro che libertà. Se vuoi goderti la vita utilizzando più tempo possibile, accomodati. Ma ti avverto: non sarà una passeggiata come credi. Se pensi che al mondo ci siano già abbastanza regole da far bruciare il cemento ti sbagli di grosso: altrettante, se non di più, sono lì ad aspettare chiunque voglia mantenere uno sputo di dignità; che sia fisica, materiale o qualsivoglia. Quindi se si vuol svegliarsi presto per sbrigar faccende, non si può decidere di sgranocchiare legno di quercia tutta la notte davanti ad un film slovacco.
“E se mi va di farlo?”
Beh, allora te la metti in cassaforte l’idea di riuscire a svegliarti in tempo per risolvere le tue problematiche vitali del mio stivale da cow-boy.
A meno che, ovvio, tu non te ne fotta di tutto e di te stesso e lasci che le cose ti girino intorno fino a farti vomitare l’anima, ignorando il tempo e le persone, la mente e il corpo. E a quel punto ti ritroverai a dover contattare un sarto che ti prepari qualcosa per la tua taglia XXXXL evidenziata da quella grossa mole stesa sulla poltrona immersa nei pop-corn e circondata di bottiglie vuote di birra e sacchetti di patatine, piatti sporchi e briciole di panini sparse sul tappeto dal colore indefinibile, consumato dal tempo e dai mozziconi di sigaretta.
Beh, questa è l’offerta. Mafioso, non è così?
Lasciarti praticamente senza una vera e propria scelta: questo è quello che ti si presenta una volta in vita, o meglio, in vita indipendente (se così si può dire). La vita che fai, una volta via di casa, viene definita indipendente; ma che razza d’indipendenza è se sei pienamente dipendente dalla vita stessa e da ciò che ti si presenta ogni minuto davanti? Le regole. Esistono anche se le ignori: ogni tuo passo, ogni secondo, è caratterizzato da regole: non c’è un’azione che non pretenda l’uso di una regola. Noi crediamo di essere “liberi”, ma non è altro che un vero e proprio paradosso. Tra l’altro è un termine inventato per essere l’apoteosi dell’illusione, o dell’utopia. Esso stesso è un’illusione, non ha definizione, è uno dei termini più soggettivi che esistano, ma c’è da ammettere che come anestetico non è niente male. Io la parola libertà la considero una specie di droga, che si assume ogni qualvolta ce ne sia bisogno per tappare uno spiraglio scomodo di realtà che abbiamo sotto il naso e che stiamo vivendo, ma che non vogliamo ammettere, o non abbiamo la voglia di affrontare.
Non sono libero di star sveglio la notte fino alle quattro solamente perché domani devo alzarmi presto.
“Ma se non riesco a dormire?”
Vai col sonnifero (non la tiro lunga).
Se metto un piede dietro all’altro e sposto la gamba in modo casuale come minimo mi spezzo le ossa cadendo addosso a me stesso. Se uso il coltello lo devo prendere, perforza, e dalla parte del manico, se no ne faccio ben poco. Purtroppo sto in piedi in una sola direzione, per via della forza di gravità. Sono costretto a badare a mille abitudini alimentari, di routine, di attività fisica eccetera, se non voglio esplodere come un chewing-gum. Per cagare devo spingere. Se voglio esprimermi sono costretto a compiere un gesto per farlo (esistesse la possibilità di usare la telepatia, anche quello sarebbe un compromesso da usare per esprimersi). Sono costretto a seguire tutti i miei bisogni fisici, e ad accettare il fatto di averli. Ho solo cinque sensi. Per quasi tutto devo usare i sensi: non posso sapere qual è il sapore dello sciroppo d’acero se non uso l’apposito senso. Essendo qui, in vita, nel mondo, sono costretto a fare qualcosa, ad essere qualcosa o qualcuno. Dopo aver inspirato devo espirare. Ho il controllo di tutto? Ma perché per manovrare qualcosa devo perforza averne il controllo?
Se ignoro tutto questo non campo un anno di più.
Non è pessimismo, né una forma grave di pigrizia acuta; è solo un’osservazione sulla gabbia invisibile che circonda ogni essere vivente. E’ un po’ come parlare di quanto è difficile resistere ad una Fruit-Joy senza masticarla: non è un problema primario dell’esistenza, ma è pur sempre catalogato nella lista dei problemi. Perché non parlarne?
Bene, una cosa è certa: ho più regole che capelli; e se diventerò calvo, ne sarò ancora più convinto.
“Ma tu puoi ignorare ste regole! Tipo, se stai a guardare documentari sui tassi fino alle cinque di mattina, e alle sei ti costringi a svegliarti…”
…M’infilo un calzino sopra la scarpa ed inzuppo il tutto in una tazza di Pepsi per poi passare il resto della giornata con la testa nella tazza del cesso. Te l’ho detto, non se ne viene fuori! Nada! Ste’ regole non so chi le ha inventate, ma pare che ce ne sia bisogno talvolta per evitare che vada tutto a mercanti del sesso. Come una partita di Polo: senza regole, le mazze finirebbero nel primo buco che trovano (e in una partita di polo ce ne sono di svariati generi, di buchi).
Non so che dire. E’ così e basta. Odio questa frase, ma pare che sia il nucleo di tutto quel che fa girare il mondo: è così e basta. Yes.


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