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![]() Duckworld, 25 anni spritzino di Crespano del Grappa CHE FACCIO? Altro... Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO ...e continuo a vedere. STO ASCOLTANDO Se così non fosse sarei sordo. ABBIGLIAMENTO del GIORNO Più o meno così: ORA VORREI TANTO... ...ma tanto! STO STUDIANDO... No. OGGI IL MIO UMORE E'... diverso da quello di ieri. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: BOOKMARKS J&D (da Musica / Cantanti e Musicisti ) UTENTI ONLINE: |
Monday, December 01, 2008 - ore 23:43 FELICISSIMO DI CAGARE Lo sa lui come diavolo possa, con così divina precisione millimetrica, a centrare perfettamente il buco. Lo stronzo precipita e appena in acqua…splash, lo schizzo parte a razzo, verticale, senza dubbi. E te lo mette in quel posto. Voglio dire, è acqua! Non pura come una sorgente dalla quale si abbevera il camoscio d’oro, certo, ma…chi diavolo le ha detto che sia lei a doverti dare una ripulita? Insomma, gentile da parte sua, ma non si deve di certo disturbare, le pare? Nada. E’ quel che credi, vecchio illuso. Perché la volta dopo te la ritrovi lì, pronta ad accogliere un nuovo stronzo, frutto di una giornata dove il porco che è in te è sbocciato rigoglioso, e dove un cheesburgher non ha saputo nemmeno di essere al mondo prima di finire tra i tuoi canini stile conte transilvanico. E lei non aspetta altro che quella caverna che ti ritrovi sotto la zona tra l’ombelico e i capezzoli finisca quel bordello che la tiene impegnata full-time, più straordinari ( fami chimiche o altre cazzate da ore-piccole-post-balla ) e che qualcuno esca di lì a gettare la “spazzatura”, il famoso “dirigibile marrone senza elica e timone” di quell’Elio poeta. E a meno che tu non ti trovi in un qualche fottuto bosco o prato di campagna o, come un cane, sul bordo di una strada accovacciato su un marciapiede, le tue chiappe sono ben posate su quell’asse tanto comoda; e chi c’è sotto? LEI. All’apparenza innoqua, ma appena molli il primo te la senti entrare, ( fredda e Dio sa se pulita ), direttamente nella bocca del cannone dal quale hai fatto fuoco! Beh, avresti voglia di prosciugare tutti i ghiacciai e morire di sete, alla faccia di quella fottuta, sporca, piscina di dieci centimetri cubi, che felice alloggia dentro i beneamati cessi. Io non ho mai gettato un sasso nell’acqua e voluto che gli schizzi prodotti tornassero nel punto esatto dal quale l’ho gettato. Non ci voglio nemmeno tentare! Perché mi crescerebbero i primi capelli bianchi, oltre a quelli grigi, ed ancora non ci sarei riuscito. O per lo meno non in modo così preciso, cazzo. E così ho capito perché proprio “stronzo”. Il significato della parola, la sua derivazione. Gli stronzi sono quelli che appena li caghi te la buttano nel culo. Punto. La piscina del cesso è la società, le cose. Il cesso stesso è il mondo. Siamo noi che decidiamo il casino e la merda che ci vogliamo gettare, e le conseguenze spesso la danno vinta a quegli stronzi. Ogni tanto arriva uno che tira lo sciaquone e via, tutto daccapo, altro giro altra corsa. Ed è sempre la solita merda che si ripete. Nell’atto di defecare si rispecchia la vita. Noi. Il nostro bel buco, quello, siamo noi, e quel che facciamo, vediamo, assimiliamo dalla vita, farà espellere in quel mondo ad ognuno le proprie stronzate. Alcune grandi, altre meno, alcune di quelle che lasciano il segno, altre che ti si rivoltano contro ( schizzi d’acqua ), magari perché troppo grosse o sparate giù di brutto. Quelle che finiscono a segno, invece, son quelle che entrano nella piscina senza schizzare, senza toccare nemmeno una parete e senza lasciare segni. E allora…ZAC! Sei tu che gliel’hai messa in quel posto! Ti alzi di scatto, tiri lo sciaquone ed è fatta. A fanculo le stronzate. Questa volta hai fatto una cosa saggia, altro che stronzo. Hai “mangiato” bene, assimilato solo le cose migliori, e buttato fuori il meglio. Questa volta il round è tuo. Già, questa volta. Ma, a quando il prossimo? Oddio, quand’è stata l’ultima volta che ti è andata così? Due, tre…o forse quattro anni fa. No, forse di più…e chi cazzo se lo ricorda. Beh, c’è solo un modo per far si che capiti ancora: non bisogna far altro che mangiare le stese cose, nello stesso modo, alla stessa ora, nella stessa situazione, con lo stesso stato d’animo. Pensare, agire, parlare, vedere, fare tutto ciò che hai fatto, ripetere allo stesso modo quella giornata, la cui sera ti sei recato al cesso e hai fatto la miglior cagata della tua vita e, finalmente, per la prima volta, ti sei sentito sul serio felicissimo di cagare. Senti, ricordi quella volta giù al parchetto, di sera, tirasti un calcio a quel pallone, così, per cazzeggiare, e quello finì dritto a canestro dalla parte opposta del campo? Già. Ok, ora vorrei che tu mi venissi a dire tutto quello che il tuo cervello ha ordinato di fare alla tua gamba in quel preciso momento in cui calciasti quella palla. Dimmelo ora. Vienimelo a dire e ti giuro che ti bacio il culo per una settimana! Cazzo se lo faccio. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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