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1) il gin lemon
2) atmosfera ovattata post-balla
3) poter stare in silenzio senza il bisogno di spiegarne il significato...
4) gli stranimali
5) la voce di eddie vedder ed i pearl jam
6) la mozzarella e i derivati del maiale (per gli amici pig)
7) "tears of the dragon" di bruce dickinson ascoltata di notte in cuffia al buio con la finestra appena aperta e una birretta in mano.. qualcuno ha da accendere?
8) lo stroh-rum di momo!!!!



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Tuesday, December 02, 2008 - ore 00:35


Afterhours @ New Age - 30/11/2008
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sono contento di vederti

Ci sono delle frasi da rivalutare. Frasi semplici che hai sempre considerato convenevoli che, a volte, fanno la differenza.
Fanno la differenza unite al modo in cui vieni guardato in faccia.
Fanno la differenza a seconda del sudore tra i capelli delle persone.
Fanno la differenza quando quella persona che ti parla è stanca e provata. Non dall’alcool o da altra merda, ma da lavoro, giornata pesante, prestazione.

Anche il concerto da club fa la differenza. Perché un palasport ti fa capire che la tua colonna sonora vivente è diventata grande. Il club te li fa sentire vicini, nei pochi metri, nel suono che resta dentro e fa fischiare le orecchie, senza la pretesa di salire in cielo scontrandosi con il soffitto metallico nato per il suono della palla arancione sul parquet.

Non posso dire sia stato il concerto degli Afterhours più coinvolgente della mia vita. Quello risale a poco tempo fa, ed era comunque lì dentro, tra quelle stesse mura. Quelle mura che sono state l’arena dei miei sogni musicali e quelle mura di cui ora faccio parte. Il New Age, il palco di Roncade, la colonna della cassa e del guardaroba che ora non faccio più.

Le emozioni però ci sono, e sono tante. Il tuo gruppo preferito suona in quella che ora senti casa tua. I tuoi amici vengono a vedere il gruppo e un po’anche te che metti dischi prima e dopo di loro. Le amichette salgono in consolle. Persino la cozza che pensa che i Subsonica facciano la bella elettronica ti fa gli occhi dolci per risparmiare due euro di guardaroba (poverina). E arrivano un sacco di canzoni. Canzoni di origine controllata. Una scaletta adatta al luogo, in cui c’è spazio per una Pelle che, avevano promesso, non sarebbe stata più suonata dal vivo.

Un concerto durante il quale Manuel riprende la sua modalità "tutto acuto", e qui mi capisco solo io... perché in "Dentro Marilyn" ci sono le urla, ce n’erano sempre meno da un po’, e ora mi sembra di essere tornato a Legnaro nel ’99, alla festa della Luna o come cazzo si chiamava, quando stavi male per lui da quante sue viscere sembravano uscire ad ogni ritornello.

Un Prette finalmente in ottima forma, un Dell’Era che sfida i mali di stagione con una prestazione da pollice tre metri sopra il palco e propri pezzi da imparare ad/ed apprezzare.

Il caldo, i colpi d’aria. Il parlare strusciandosi, come api che spiegano come raggiungere un fiore alle altre. Le differenze di età, e chi se ne.

Manca Ciffo, e.. magari non si sente, ma si vede. Ci pensa Gabrielli con i suoi mille strumenti a cambiare l’eco del silenzio. Ciccarelli è in un angolo che posso vedere a fatica dal mio loggione, ma conosco a memoria le sue parti e si sentono.
Risento i muri di suono dell’era-Xavier, e non è un’allucinazione: sono sobrio e oggettivo, ad ogni momento lasciato al sogno, al fanatismo vengo svegliato dal suono della serratura della valigia dei dischi. E da Dea. E da una versione leggermente diversa dal primo tour de I milanesi di Quello che non c’è.

Orchi e streghe sono soli. E un po’meno orco mi sento davvero. Perché, a tutti gli effetti, con meno zavorra riesco persino a sentirmi meno solo. E un certo tipo di musica non mi abbandona nemmeno a fine concerto. Quando tra un cambio dischi e l’altro ho una processione di persone. Amici, sì, ma anche qualche conoscente e tanti sconosciuti.

E poi quella frase detta da due persone che hai imparato a conoscere in questi anni, due cantanti che stimi soprattutto come persone, prima che per le loro frasi da usare come status per esprimere ciò che non hai i coglioni di dire a modo tuo.
Davide che viene in consolle ad abbracciarti, contento di vederti e di sentirti mettere musica. Prenderti il tempo per una birra con Manuel, che ti sfodera dal cellulare la foto della figlia e te la mostra mentre il suo sorriso si allarga al triplo dell’acuto più alto.

Mi restano gli occhi di chi ha visto il concerto vicino a me. Perché attorno ho avuto solo belle persone, conosciute o meno. Chi rifiuta un drink per non approfittarsene troppo. Chi ti sorride prima ancora tu ne abbia bisogno. Chi apprezza la musica che ancora non conosce. Chi ti porta regali a sorpresa e soldi inattesi.

Cose che servono a dare un diverso valore, a ridimensionare. A farti sentire cresciuto. Per ogni momento in cui saprai di aver perso tempo, tra un mancato saluto e una pozza d’acqua al ritorno che quasi ti fa ammazzare.

Cose che ti fanno andare a letto ricordandoti che puoi sorridere anche mentre chiudi gli occhi. Perché, se non hai uno specchio, il tuo sorriso non lo vedi comunque. L’importante è davvero il pensiero.
L’importante sono quelle sette note, i loro diesis e bemolle.

L’ho già detto che sono felice?

L’ESTATE - AFTERHOURS
Ogni goccia di saliva che c’è in te
ho cercato di sentirla mia
la tua bocca cieca che mi aspetta
sento che ha ragionevolmente fretta

Questa estate che ci cola tra le gambe
dici che leccarla ti da un senso
sai è curioso
perchè anch’io sento lo stesso
è perchè io e te non ci crediamo che è successo

Ho il tuo profumo di sudore su di me
ma ho ancora un senso per me stesso?
e succhiando il tuo respiro ti ho sentita sussultare
la realtà che rientra proprio adesso


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