
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Wednesday, December 03, 2008 - ore 09:25
Del perché lui è il maestro e noi allievi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Dice il maestro:
“Imparate movimento di libellula per volare su palcoscenico di vita e su vita di palcoscenico.”Rispondono allievi:
“Maestro, credi che saremo anche noi un giorno delle libellule?”Sorride il maestro:
“Non posso dire con certezza di montagna, ma pettorali e bicipiti fioriranno come primavera.”
Dove: corso di teatro, Treviso.
Quando: ieri sera, ore 22 circa.
Chi: 15 teatranti (2 assenti ingiustificati) e un magnifico rettore.
Perché: bea domanda.
Cosa: Esercizio - con il culo adeso al palcoscenico in legno sgualcito e in fase di decomposizione, roteare a gambe tese facendo perno sul proprio baricentro.
Una cagata, dite voi. Provate. Poi mi dite. Vederlo fare agli altri ti pare la roba più facile del mondo. Provate, poi mi dite.
I primi sei teatranti passano indenni, nonostante uno stile non proprio ineccepibile, e dal luogo dell’esibizione scelto arbitrariamente in mezzo alla scena si spostano sul lato sinistro. A destra rimaniamo in otto. Io e Alvise ci proponiamo insieme, uno vicino all’altra. L’unione fa la forza. Dicono.
Da due ballerini impegnati nella roteazione con perno sulle anche, ci trasformiamo in due emeriti imbecilli che non riescono a coordinare movimenti e risate. Io portoa compimento i primi due giri correttamente, poi non so come non so perché (forse perché mi sono scorticata un fianco sul parquet non parquet) mi rendo conto che sto pulendo il palcoscenico stile rana. Mentre Alvialvi si rotola su sé stesso come una cotoletta impanata, mi incita a gran voce di provare lo stile libero, e testa fuori ogni tre. Scopriamo che il maestro
“xe ndà via col fià vedarme”, e ci rallegriamo di aver portato cotanta simpatia in una serata che stentava a decollare. Siamo simpatici, niente da dire.
E invece mancava da dire:
“Bocciati, rimanete qui lo rifate alla fine” indicando l’angolino a destra vicino al maestro, dove stanno i perdenti. Che umiliazione. Quelli dopo di noi passano, quelli dopo anche. Ci opponiamo alla promozione di alcuni compagni che non l’avevano fatto meglio di noi, anzi. Il maestro ci zittisce pena flessioni. Tacciamo. Va a finire che al secondo tentativo lo facciamo giusto. Fra scroscianti applausi generali.
“Balene spiaggiate” ci definisce il maestro quando tutti abbiamo finalmente concluso l’esercizio.
“Ora che avete imparato il movimento, sarebbe bene che ci metteste dell’eleganza” ci comunica con la fronte rigata dal sudore. Ma questo è solo l’antefatto.
A fine lezione il sommo maestro delucida le menti dei suoi allievi e spiega loro cosa hanno imparato, a cosa sono serviti gli esercizi portati a termine e quali siano gli insegnamenti che li hanno accompagnati da un anno a questa parte nel loro percorso di miglioramento. E tornando all’esercizio precedente commenta
“L’obiettivo, quando imparerete a conoscere il vostro corpo e ad usarlo con eleganza, sarà trasformarvi da balene piaggiate a leggiadre libellule”. Punti di domanda negli occhi di chi si vede più come un orso affamato, o un cassetto, o una roccia.
“Diventerò anch’io una leggiadra farfalla, maestro?” ode con la coda di un orecchio il maestro. È lei, l’allieva stupida. Quella che la madre mandava a danza
“così magari diventi un po’ aggraziata”, perdendo drammaticamente le speranze dopo una manciata di ore. Il maestro si gira e guarda l’allieva con compassione e affetto:
“Non lo so, ma potresti cominciare facendo cinque flessioni”.
“Ma io sono ferita di guerra” comunica l’allieva stupida, e alza la maglia. Eh già. Non era una semplice graffiatura. Sangue e arrossamenti sono presenti sull’anca sinistra dell’allieva stupida. Che va a teatro con una normalissima tuta da ginnastica, una tshirt a manica lunga e sotto la canottiera perché il riscaldamento parte che i teatranti sono già dentro, e non sapete quanto ci vuole a scaldare un teatro.
Ma ballando la breakdance del mutilato sul pavimento, roteando facendo perno sul baricentro, la maglia va su. Uno step dell’esercizio presuppone infatti una mezza sdraiatura che comporta lo spostamento indiscriminato di qualsiasi capo di abbigliamento. E siccome le assi del palcoscenico non sono quel che si dice levigate, e la maglia si alza, e non è proprio pulito eh, e ogni tanto cè pure qualche chiodetto che fuoriesce dalla base lignea, credo che oggi andrò a farmi l’antitetanica.
Funziona lo stesso se la si fa a posteriori?
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