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Friday, December 05, 2008 - ore 15:54


Mumble mumble
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Stavo riflettendo che è davvero un manicomio il mio luogo di lavoro.
gente a cui dici: signore, nome e cognome sulla ricevuta di pagamento.
e loro: mi chiamo tizio
io: ne sono certa, ma deve scriverlo.
Chiamare la gente raccontando: ci scusiamo ma la provetta si è rotta/coaugulata/balle balle balle.
solo perchè quei pirla dei laboratori non ricordano di fare il check alla provetta.
due gatti e dico due che si scannanano per chi deve andare prima allo sportello (tenete presente che ci sono i numeri per la coda).
tralasciando la farinazzo, che scusate , ma davvero ha svangato il cazzo.
è un contiunuo lamento in sottofondo.
aggiungi il telefono che squilla ogni microsecondo, la voce della katia pozzato. due palle.
per non parlare degli orari maledetti.
alzarsi alle sei di mattina è una rottura così. pensate quelle povere criste che vengono da chioggia.
Nonostante tutto, mi rendo conto che è proprio il mio ambiente...
non ce nè una di noi che sia sana!!!
La simo in primis.
e stare a contatto con la gente mi aiuta. in principio vuoi la loro morte. ma quado sai di essere stata utile...
bhè questo mi aiuta.
sono così le persone. non le sopporti, ma non puoi farne a meno.
e stasera cena con queste folgorate, sarà da ridere!!!



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[centre]Le mie parole sono sassi, precisi e aguzzi, pronti da scagliare, su facce vulnerabili e indifese, sono nuvole sospese, gonfie di sottintesi, che accendono negli occhi infinite attese sono gocce preziose, indimenticate, a lungo spasimate e poi centellinate, sono frecce infuocate che il vento o la fortuna sanno indirizzare Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato, un viso sordo e muto che l’amore ha illuminato, sono foglie cadute, promesse dovute, che il tempo ti perdoni per averle pronunciate sono note stonate, sul foglio capitate per sbaglio, tracciate e poi dimenticate, le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire, lo ammetto strette tra i denti, passate, ricorrenti, inaspettate, sentite o sognate… Le mie parole son capriole, palle di neve al sole, razzi incandescenti prima di scoppiare, sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare, piccoli divieti a cui disobbedire, sono andate a dormire, sorprese da un dolore profondo che non mi riesce di spiegare fanno come gli pare, si perdono al buio per poi continuare Sono notti interminate, scoppi di risate, facce sovraesposte per il troppo sole, sono questo le parole, dolci o rancorose, piene di rispetto oppure indecorose Sono mio padre e mia madre, un bacio a testa prima del sonno un altro prima di partire, le parole che ho detto, e chissà quante ancora devono venire… strette tra i denti risparmiano i presenti, immaginate, sentite o sognate, spade, fendenti, al buio sospirate, perdonate, da un palmo soffiate
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