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Friday, December 19, 2008 - ore 15:59
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Premessa : sono una drogata della carta stampata. Io leggo qualunque cosa, dall’etichetta dell’acqua minerale alla critica della ragion pura ... in bagno leggo tutte le etichette dei bagnoschiuma. Così stamattina mentre facevo colazione ho letto la prima cosa che mi è venuta in mano : il giornale dell’AIRC ( l’associazione per la ricerca sul cancro ). C’era l’intervista a una ricercatrice che lavora all’ospedale Gaslini di Genova. Mi h provocato sentimenti contrastanti. Mi ha colpito profondamente l’entusiasmo con cui lei parla del suo lavoro, nonostante sia precaria e ben oltre i 40 anni. Ha due figli. ha trascorsi lunghi periodo negli Stati Uniti. Ha fatto tutte queste cose anche se il futuro del suo lavoror non è mai del tutto certo... Probabilmente la possibilità che una ricercatrice così resti a casa è molto remota..però c’è..e tuttavia non le ha impedito di fare tutto. E poi parlava dei suoi collaboratori : tutte ragazze, di come gestisce il lavoro.. e mi ha colpito come abbia sottolineato l’importanza della fiducia e della libertà che si deve lasciare a chi fa ricerca : è il modo per fare emergere la creatività. Perchè fare scienza richiede impegno, rigore, sistematicità certamente, ma serve anche il lato creativo..anzi senza quello non si scopre niente, si finisce solo per rimestare inutilmente nel già noto.
E poi è importante percepire stima e rispetto da parte di chi guida il lavoro : fare il capo richiede prima di tutto grandi doti umane : capacità di capire i talenti e limiti di chi lavora per te.
Io ho delle idee.. mi stavo dimenticando che ho anche degli ideali... certo non ne parlo molto. Provo una specie di pudore a parlare di convinzioni profonde, meglio lamentarsi dei capelli crespi

.. e poi penso che nel ribadire continuamente le proprie convinzioni ci sia una sorta di esibizionismo/narcisismo... Ma cavolo! Vorrei sentire un decimo dell’entusiasmo che traspare dalle parole di quella ricercatrice. E’ vero che in una intervista non si parla magari di tutte le delusioni, i fallimenti, di ciò che non è andato a buon fine...
E però io ho bisogno di crederci a quello che faccio. Se no mi si secca la pianta, mi scende la catena ecc ecc...Si può credere anche nella ricerca sulla scienza dei materiali o sulle celle fotovoltaiche. Certo non sono d’impatto come la ricerca sul cancro ma possono essere molto molto importanti. Il problema è il come si fa, ed è in questo che io non credo più.. Si fa male. E io sono stufa, anche perchè non vedo il modo di cambiare le cose...
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