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Saturday, December 20, 2008 - ore 01:44
In memoria di una foto
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Una storia a cui tutti vorrebbero dare la parola “fine” non dovrebbe essere una storia che va raccontata. Eppure, le storie di solito portano anche a una morale, ed è forse per questo che spesso ci piace ascoltarle. Le storie potenti, poi, riescono a farsi ascoltare anche quando dividono su tutto. Anche quando il protagonista è diventato tale suo malgrado. Cose del genere succedono quando si discute sui simboli. Eluana Englaro è diventata un simbolo, e sta raccontando la sua storia con la bocca imbavagliata. Lo fa da 17 anni, anche se noi ce ne accorgiamo solo alle periodiche inondazioni umorali dei giornali; ai rintocchi delle scadenze giudiziarie, politiche e clericali che spostano la mareggiata delle nostre emozioni. Politici, prelati, camici bianchi, attivisti e gente comune hanno provato con lei il brivido di solcare gli orizzonti lunghi dell’etica, della filosofia, del diritto, della medicina. Tutti hanno penetrato con forza ostinata e bruciante nel corpo di Eluana per cercare una scintilla su cui da sempre l’uomo si interroga: quella parte di noi stessi che pensa e sogna e che non sapremmo meglio definire se non con l’idea di soffio, aura, vento, ma che romanticamente ci ostiniamo a chiamare "anima".
Tutti l’abbiamo cercata, quella scintilla, nella speranza di poter sbirciare oltre quella cortina che ci angoscia tutti ma di cui nessuno vuole parlare. La morte che non si quando arriva, da chi arriva e chi la decide. Ma nel cercare la risposta alla nostra domanda, ci siamo scordati che la stiamo cercando tra le fibre spente di una carne morta. Perché questo è Eluana. Una entità perduta invischiata in una ragnatela di piaghe da decubito, ossa svuotate, paralisi, bava alla bocca, occhi riversi e spenti. Nella sua veste rilucente di simbolo abbiamo imparato ad indagare sulla nostra natura tramite le sue foto di donna giovane, bella, sorridente. Il nostro sguardo ha potuto indagare così sfacciatamente nelle grandi e affascinanti domande della vita perché alla superfice liscia di quelle foto ci fermavamo; che se avessimo visto l’orrore della carne putrescente, il tanfo della morte, avremmo distolto lo sguardo.
Teniamoci le fotografie, e continuiamo pure ad indagare. Ma si sappia che non stiamo più parlando di Lei. Eluana è morta da quando non ha più potuto raccontare la sua storia. E dal momento che è sua, come ho già detto non dovrebbe essere una storia che va raccontata.
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