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Vitto, 5 anni
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E chiamarmi Yanez.

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Sono alla ricerca di me stesso.

Oh...eccomi! ero sotto al comò.

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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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Sunday, December 21, 2008 - ore 15:57


XYW
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vi racconto una storiella ordinaria.

Una storiella ordinaria e nemmeno troppo complessa, ma nel suo piccolo squallida, indicativa di una distanza tra realtà e amministrazione pubblica decisamente marcata.


Non posso fare nomi, ma son sicuro che capirete lo stesso.


Dunque dunque...

C’era una volta...

C’era una volta la signra Maria, un’abile tessitrice, che nella filanda di famiglia, ormai chiusa, s’era messa a tessere la seta, con telai artigianali, ed era diventata così brava e famosa che per 50 anni i più grandi stilisti italiani si rivolsero a lei per la preparazione dei tessuti per i loro abiti.
Morta la signora, i nipoti, ricchi sfondati, imprenditori nel settore metalmeccanico, e amministratori di un piccolo polo radiotelevisivo locale, in Veneto, decisero di rivolgersi a qualcuno per organizzare una mostra sulla geniale nonna (e magari, coi soldi della mostra, ristrutturare aggratis la filanda di famiglia, farci appartamentini, e venderli...)
Si rivolsero dunque al professor X, storico dell’economia, e all’architetto Y, docente all’università e contitolare di uno studio in una città del nord Italia solcata da canali...

X e Y, pur non amandosi, decidono di collaborare, per il bene comune.

Il BENE COMUNE in questione, sono gli stanziamenti rgionali per le mostre ritenute ad alto valore culturale.

L’architetto Y, va dall’assessore W, che gli concede, dopo mesi e mesi, 200.000 euri (gli stessi soldi che W aveva tolto alla rete di istituti storici di cui il prof. X era consulente).

W però, vuole che la mostra si faccia entro maggio, prima cioè delle elezioni politiche, e nella città del prof X, governata da una giunta dello stesso partito di W (che odia X, essendo egli dell’altro schieramento), a rischio di non essere rieletta.
E cosa meglio di una pioggia di soldi, moda e cultura, per guadagnare voti?

Dunque X s’adira, fa fuoco e fiamme, s’indigna!

Poi si accorda.

A X e ai suoi collaboratori, per la stesura del catalogo della mostra, andrà un terzo del denaro.

Il resto a Y, per l’allestimento della mostra (di fare una gara di appalto non se ne parla nemmeno).


Tutti vissero felici e contenti.


Tranne i lavoratori degli Istituti storici (guarda caso, della Resistenza), cui vengono cavati i finanziamenti regionali.

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