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Monday, July 12, 2004 - ore 00:26



(categoria: " Viaggi ")


Per una settimana sono mancata al mondo. Completamente o quasi. Appollaiata sui sassi del torrente parlavo con Gaia L'Altra e l'acqua scrosciava. Davanti a me c'era una pozza quasi calma, nascosta da un sipario di rami e foglie verde chiaro, e grappoli di fiori gialli più di ogni altra cosa, un giallo vaniglia che faceva venire fame e amore e tristezza. In quella pozza ho lavato pochi abiti di cotone, e me stessa. Ho lasciato scorrere i capelli con la corrente fredda, e non erano troppo lunghi e troppo selvaggi, erano fatti per scorrere e lo facevano, e la pelle aveva freddo ma non voleva uscire, e il sole non era forte né debole, ma tiepido e scuro e totalmente amabile. I piedi facevano presa sui sassi asciutti, si intrufolavano tra le pietre sommerse. I rami verdi e gialli mi nascondevano in un bozzolo senza imprigionarmi.
"Potrei vivere qui per sempre" aveva pensato Gaia L'Altra, o forse l'aveva detto. Anch'io.

Sono tornata una sera in quel luogo. Era quasi buio, quasi freddo. In quel momento la vasca nascosta non appariva più, quasi non esisteva. Sono entrata nell'acqua aperta, più profonda e rapida. Ne sono uscita pulita.
Ho indossato gli abiti che avevo lavato il giorno dei fiori gialli e sono corsa via lungo il sentiero stretto, e l'ombra che calava lungo i tronchi.
Per qualche passo non ero io a correre, io e il mio piede pesante mentre tornavo dagli amici. Era una creatura più sottile e meno stanca, più infantile e più sicura al tempo stesso, cresciuta più in fretta o forse meno invecchiata. Non correva verso gli altri quella creatura, ma verso casa, gli amici, i suoi, erano alle spalle, li aveva salutati con una ristata non mia.



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