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.. senza dimenticare Grace Papaia.


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Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


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1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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martedì 23 dicembre 2008 - ore 15:00


Natalismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


È giunto il momento degli auguri. Siccome domani dovrei essere impegnata, e il 25 sicuro non starò a controllare la posta eccetera, mi dono a voi in questa anti vigilia di Natale.

E quindi Buon Natale:
A tutti i bambini, perché Babbo Natale non sempre è stronzo, e se ti porta il regalo che non volevi non lo fa apposta, ma la crisi si sente un po’ in ogni settore, e anche i corrieri espresso hanno i loro guai.
A tutti i grandi, che ci provano a farli contenti, i bambini.
A tutti quelli che sentono il bisogno di fare regali ma non li vogliono ricevere.
A tutti quelli che amano ricevere regali ma non lo dicono.
A tutti quelli che si sentono superiori e dicono a me il Natale non piace.
A tutti quelli che amano il Natale. E ci sarei anch’io, se non fossi più preoccupata a capire in che modo sto accartocciando la mia vita.
A tutte le mamme, perché capiscano, quest’anno almeno, che sotto le feste si mangia comunque in ogni occasione, e che preparare due antipasti tre primi tre secondi e una folla di contorni non è sempre la scelta migliore.
A quelli che vanno a un sacco di cene e dicono mi metto in dieta dopo Natale.
A quelli che dicono che si iscriveranno addirittura in palestra, dopo Natale.
A tutti quelli che si fanno l’auto regalo.
A tutti quelli che quest’anno risparmiano controvoglia e si chiedono ancora se la crisi esiste o no.
A tutti quelli che la vigilia lavorano.
A tutti quelli che la vigilia non hanno un cazzo da fare, e beati loro.
A tutti quelli che la sera della vigilia vanno al cinema a vedere Aldo Giovanni e Giacomo.
A tutti i fratelli che mi serve un regalo vieni con me, ma io devo andare a lavorare, no vieni con me.
A tutti i commercianti, perché non aggrediscano i clienti indecisi: ad oggi devo ancora comprare una riga infinita di regali, e sto invocando il dio degli orari continuati. E degli autobus in orario.
A tutti gli innamorati: no peluche, vi prego.
A tutti i cantanti: ci sono canzoni natalizie e canzoni natalizie. Scegliete con cura.
A tutti gli automobilisti: non fate i prepotenti, quando è giallo fermatevi. Tanto rimarrete bloccati nella coda formatasi dietro l’angolo, non ha senso darsi pena con una constatazione amichevole sotto Natale.
A tutti i nullafacenti informatici, perché trovino un’occupazione stimolante nelle loro giornate che non sia inviare messaggini copia incolla sui cellulari con impersonali auguri di Natale, o ancora peggio sfruttando la diavoleria di face book. Ma soprattutto quelli che a me di face book non me ne frega niente perché ho myspace che è più figo.

Buon Natale insomma a tutti, belli e brutti.
Anche a te. Sì, dai, anche a te.



Gli auguri per l’anno nuovo ve li faccio con calma, che ho da pontificare un po’ di più.
Vi lascio con quello che sarà il mio precetto per gli anni a venire.

"Is There a Santa Claus?" era il titolo di un editoriale nell’edizione del 20 settembre 1897 del New York Sun. Quell’editoriale, che comprendeva la risposta "Yes, Virginia, there is a Santa Claus" ("Sì Virginia, Babbo Natale esiste"), è diventato un elemento indelebile del clima natalizio negli Stati Uniti. Nel 1897 il dottor Philip O’Hanlon di Manhattan si sentì domandare dalla sua bambina di otto anni Virginia se Babbo Natale esistesse davvero. Virginia aveva cominciato a dubitarne per quello che le avevano detto degli altri bambini.
Suo padre le suggerì di scrivere al New York Sun, un importante quotidiano del tempo, assicurandole che "se lo dice il Sun, allora è vero". Diede così a uno dei direttori del giornale, Francis Pharcellus Church, l’opportunità di superare la semplice domanda e trattare questioni filosofiche più ampie. Church era stato corrispondente di guerra durante la Guerra Civile, in un tempo di grandi sofferenze e poche speranze. Malgrado l’editoriale venne pubblicato come settimo nella pagina delle opinioni – persino dopo un commento sulla "bicicletta senza catena" appena inventata – il suo messaggio colpì molti lettori. Più di un secolo dopo resta l’editoriale più riprodotto nella storia dei giornali anglosassoni.



Per una pagina pubblicitaria natalizia il grande magazzino Macy’s ha appena ritirato fuori quel vecchio e leggendario editoriale.
"Caro direttore, ho otto anni. Alcuni dei miei amici dicono che Babbo Natale non esiste. Mio papà mi ha detto: "se lo vedi scritto sul Sun, sarà vero". La prego di dirmi la verità: esiste Babbo Natale? Virginia O’Hanlon."

Questa era la domanda di Virginia. Church le rispose così:

"Virginia, i tuoi amici si sbagliano. Sono stati contagiati dallo scetticismo tipico di questa era piena di scettici. Non credono a nulla se non a quello che vedono. Credono che niente possa esistere se non è comprensibile alle loro piccole menti. Tutte le menti, Virginia, sia degli uomini che dei bambini, sono piccole. In questo nostro grande universo, l’uomo ha l’intelletto di un semplice insetto, di una formica, se lo paragoniamo al mondo senza confini che lo circonda e se lo misuriamo dall’intelligenza che dimostra nel cercare di afferrare la verità e la conoscenza.
Sì, Virginia, Babbo Natale esiste. Esiste così come esistono l’amore, la generosità e la devozione, e tu sai che abbondano per dare alla tua vita bellezza e gioia. Cielo, come sarebbe triste il mondo se Babbo Natale non esistesse! Sarebbe triste anche se non esistessero delle Virginie. Non ci sarebbe nessuna fede infantile, né poesia, né romanticismo a rendere sopportabile la nostra esistenza. Non avremmo altra gioia se non quella dei sensi e dalla vista. La luce eterna con cui l’infanzia riempie il mondo si spegnerebbe.
Non credere in Babbo Natale! È come non credere alle fate! Puoi anche fare chiedere a tuo padre che mandi delle persone a tenere d’occhio tutti i comignoli del mondo per vederlo, ma se anche nessuno lo vedesse venire giù, che cosa avrebbero provato? Nessuno vede Babbo Natale, ma non significa che non esista. Le cose più vere del mondo sono proprio quelle che né i bimbi né i grandi riescono a vedere. Hai mai visto le fate ballare sul prato? Naturalmente no, ma questa non è la prova che non siano veramente lì. Nessuno può concepire o immaginare tutte le meraviglie del mondo che non si possono vedere.
Puoi rompere a metà il sonaglio dei bebè e vedere da dove viene il suo rumore, ma esiste un velo che ricopre il mondo invisibile che nemmeno l’uomo più forte, nemmeno la forza di tutti gli uomini più forti del mondo, potrebbe strappare. Solo la fede, la poesia, l’amore possono spostare quella tenda e mostrare la bellezza e la meraviglia che nasconde. Ma è tutto vero? Ah, Virginia, in tutto il mondo non esiste nient’altro di più vero e durevole. Nessun Babbo Natale? Grazie a Dio lui è vivo e vivrà per sempre. Anche tra mille anni, Virginia, 10 volte 10mila anni da ora, continuerà a far felici i cuori dei bambini."




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