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Friday, December 26, 2008 - ore 11:35



(categoria: " Vita Quotidiana ")


la gente mi annoia. più che annoia, mi respinge. non magari in senso di disgusto o di orrore, semplicemente in un luogo popolato da gente vorrei sempre trovarmi da un’altra parte.

fondamentalmente alla gente io non so cosa dire. non hanno niente da raccontarmi e io non ho niente da raccontare a loro. mi trovo in queste situazioni, con la gente che parla del più e del meno, e io boh, che proprio non so che farci. quando vedo la gente dal vivo perdo argomenti e vorrei trovarmi in un’altro posto. non sempre eh, ma spesso. succede.

è la presenza fisica della gente a infastidirmi e penso di aver capito perchè: perchè non posso andare da un’altra parte. se sono su internet posso farmi i cazzi miei anche mentre parlo con qualcuno, mentre se sono fuori casa in un locale non posso immediatamente passare a casa mia a preoccuparmi delle cose mie. insomma, la vita sociale mi impedisce di essere multitasking. è un problema.

che poi multitasking per cosa? in realtà io perdo ore e ore senza fare un cazzo se non lavorare, sono stanco, non vado in ferie letteralmente da agosto 2007 e appena ho del tempo libero non riesco a fare nulla di interessante perchè sono troppo stanco. anche ’sto blog, vedete, nel suo minuscolo mi pesa! riesce a pesarmi addirittura il blog.

mi pesa anche farmi le seghe. bah. non riesco neanche a leggere come si deve da un po’, non ho la costanza (l’ultimo romanzo che sto leggendo, un’altro giro di giostra di terzani, ha avuto un brusco rallentamento da quando sono iniziate ste ferie di natale). credo che avrei bisogno di una lunga vacanza, magari in compagnia. ma come, feck, non hai appena detto che la gente…? normalmente sì, ma in una situazione rilassante e nuova sarebbe ok, perchè starei riportando il mio cervello altrove.

ma dove cazzo vado? da nessuna parte. e quindi eccomi qua, con voi, a lagnarmi. beh, cosa fate a capodanno? andiamo a scopare in una vasca colma di paella? io vorrei. anche se il regalo definitivo è la fellatio mentre pilucco del sushi.



comunque sia, ritorniamo a quello che mi riesce meglio nel caso specifico, cioè insultare qualcuno:c’è un personaggio che detesto moltissimo, ma verso il quale non ho ancora esternato. non ho ancora detto nulla su di lui, benchè da anni impesti il globo terracqueo, perchè fortunatamente i nostri percorsi non si sono praticamente mai incrociati. inoltre, c’è già una lunga e ottima letteratura sull’argomento 1 ; 2; 3 ; 4 ; 5 . epperò anch’io oggi sento il meraviglioso sentimento dell’indignazione, e sento il bisogno di sfogarmi verso un bersaglio tanto facile quanto meritevole. perdonerete quindi se mi associo a ciò.

giovanni allevi. iddio si perdoni, se può, per aver creato giovanni allevi. l’altro giorno accendo la tv (anche questo imperdonabile errore se vogliamo) e mi trovo quel coglione di allevi che dirige un’orchestra in parlamento.

giovanni allevi? nel mio parlamento? ora, io non sono mai stato uno di quelli che soloneggia sul “rispetto delle istituzioni” o cose del genere. il parlamento è una istituzione di esseri umani che fanno cazzate da esseri umani, non ha per me un qualche valore simbolico speciale, se non come di meccanismo che è meglio per tutti se funziona bene. però santocielo, vedere giovanni allevi in parlamento è come una muta di punkabbestia che caga in mezzo alla basilica di San Pietro. è qualcosa di esteticamente immondo.



io non so quale assurda fatalità cosmica ci abbia costretto a conoscere l’esistenza di allevi. ormai amen, ci è toccato questo imbecille ma speravo che fosse ormai relegato al suo pubblico imbarazzante e che la hype fosse finita, relegata per esempio alla grottesca utenza di questo forum , le cui sign e avatar marchiano indelebilmente la posizione sotto la prima deviazione standard della gaussiana dell’intelligenza.

ma perchè in parlamento? perchè? uno potrebbe dire “beh, meglio giovanni allevi di anna tatangelo”. no. anna tatangelo non rinnega da nessuna parte di essere quello che è: un fenomeno pop di impronta smaccatamente commerciale che serve a convogliare giustamente nelle mani di gente più furba le paghette delle adolescenti terrone. si può dire tutto di anna tatangelo, ma non che sia onesta. anna tatangelo non pensa certo di essere Brahms (o, se lo pensa, sta zitta al proposito). anna tatangelo rappresenta un segmento consistente della popolazione italiana che ha espresso quel parlamento, e in questo contesto avrebbe senso farla cantare in parlamento.

allevi, invece, è più deleterio alla cultura di quanto lo siano stati anni di Striscia la Notizia e di cinepanettoni. perchè mentre massimo boldi sostituisce alla cultura qualcosa che sicuramente cultura non è, allevi sostituisce alla cultura la contraffazione della cultura. prende l’arte, la fotocopia male, e te la rivende come arte. nessuno ti arresta se giri con i soldi del monopoli, perchè sono palesemente buoni solo per il monopoli. ma se giri con soldi grossolanamente ma malizosamente falsificati e cerchi di pagarti con quelli il ristorante ti fanno il culo. ecco, ad allevi il culo non lo fanno (purtroppo), ma il senso è quello: dovrebbero farglielo.

la musica di allevi (che nella migliore delle ipotesi sembra rimasticatura degli scarti dei Penguin Cafè Orchestra, con tutto il rispetto per questi ultimi che hanno fato cose pregevolissime e che, a quanto ne so, non hanno mai suonato in parlamento) serve infatti a far sentire alla gente il brivido dell’incontro con l’Arte con la A, senza mai toccarla. allevi, quindi, in pratica allontana potenziali fruitori da esperienze estetiche autentiche, sostituendole. sostituendole e degradandole: perchè chi fruisce di allevi poi fruirà di stravinsky o di mozarti così come fruisce di allevi, abbassandoli tutti allo stesso piano di più o meno abili ricamatori di musichette di sottofondo. in un certo senso, l’esistenza di allevi rischia di accecare (assordare) l’ascoltatore, ponendogli un ulteriore ostacolo verso l’ascolto consapevole.

continuando il paragone col denaro falso, mentre l’influenza netta sull’economia dovuta all’esistenza delle banconote del monopoli è nullo (e allo stesso modo nullo è il bilancio culturale di anna tatangelo), l’esistenza di allevi è una perdita per l’arte, esattamente come le banconote false, poichè ne degrada il valore collettivo. se allevi è arte, ed è riconosciuta e istituzionalizzata come tale a vari livelli, allora un mare magnum di mediocrità senza talento nè storia diventeranno “arte”, con quel che ne consegue a livello pedagogico, culturale e di weltanschaaung.

anche perchè la storia del “consegnare l’arte al popolo” mi ha sfanculato. l’arte non è qualcosa di cui si obbligatoria la fruizione per tutti. l’arte non è fatta per essere semplice, paciocca e divertente. il che non vuol dire che debba essere per forza ostica e incomprensibile, ma non è un dovere dell’arte quello di essere pubblicamente fruibile. l’arte c’è: se ti interessa e vuoi capirla, bene, sennò passa pure oltre. io non pretendo di essere in grado di fruire di tutte le sottigliezze dell’arte o della musica contemporanea, ma certo non pretendo che si abbassino al mio livello. in quest’epoca di malintesa democrazia invece ridurre al minimo comun denominatore sembra sempre essere la strada maestra.

che poi, c’è bisogno di allevi o dei suoi sodali per rendere fruibile la musica contemporanea? c’è bisogno di renderla fruibile? non tutta la produzione musicale di Stockhausen è certamente accessibile al profano, ma qualche tempo fa ebbila fortuna di assistere a un concerto comprendente il Klavierstuck X e un’esecuzione orchestrale dei Tierkreis, e se il primo certo è di difficile lettura per il non introdotto (me per primo), la musicalità delizosamente sfuggente dei secondi non solo risultava almeno parzialmente accessibile a gran parte del pubblico, ma forniva anche un’interessante chiave di lettura sul brano precedente.

ora, in parlamento potevano eseguire qualche brano di un compositore italiano contemporaneo. le Folksongs di Berio, perdio, non sono certamente inaccessibili al pubblico. e invece no, in parlamento entra allevi. e si badi bene, allevi è assai più simbolo della barbarie italiana di dell’utri, di cuffaro o di altri possibili criminali in parlamento. perchè nella malvagità, non importa di quale lega e livello, entra comunque un suo perchè. c’è sempre una funzionalità anche nel più ignobile dei parassiti, e il corpo malato di una persona nobile non rende la persona meno nobile. l’arte patacca, la contraffazione estetica, il livellamento alla pochezza e la sua posticcia nobilitazione invece no: sono solo una perdita di dignità senza ritorno, sono il sintomo di una civiltà che getta definitivamente la spugna.


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