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lunedì 12 luglio 2004 - ore 13:32
12 luglio 1904
(categoria: " Riflessioni ")
Prima di continuare con gli
aggiornamenti sul fine settimana (se
mai riuscirò a proseguire! GASP!),
dedico un aggiornamento a Pablo Neruda,
di cui oggi ricorre il centenario alla
nascita.
Pablo Neruda è lo pseudonimo che
Neftalì Ricardo Reyes scelse in onore
del poeta cecoslovacco Jan Neruda (1834-
1891)cantore della povera gente. Egli
nacque a Parral nel 1904, da famiglia
modesta che trascorse l'infanzia
scontrosa nel piovoso, malinconico e
selvaggio sud del Cile; frequentò le
scuole fino al liceo nella cittadina di
Temuco e poi l'Università a Santiago.
Dal 1926 al 43 girò il mondo come
rappresentante diplomatico
(un
collega! Magari… n.d.r.) del suo
paese, nel'36-37 visse l'esperienza
della guerra civile spagnola non
soltanto da spettatore interessato.
L'incontro o meglio la scoperta della
Spagna fu per Pablo Neruda un fatto di
estrema importanza.
Dopo aver subito il fascino
dell'incontro con la poesia spagnola,
il poeta cileno venne travolto
nell'appassionata vicenda della guerra
civile: prese subito posizione a favore
della Repubblica aggredita; fu scosso
dalla tremenda fucilazione di Lorca e
con Cesar Vallejo, un poeta peruviano,
fondò il Gruppo ispano-americano
d'aiuto alla Spagna. La guerra civile
determinò un mutamento profondo
nell'animo, nelle convinzioni, nella
cultura, nella poesia del poeta. La sua
fu una vera e propria conversione al
prossimo e la sua poesia divenne quella
dell'uomo con gli uomini cioè una
poesia sociale e di lotta politica, di
adesione e di repulsione rispetto al
prossimo, di sostegno e di esacrazione,
di speranza e di rabbia: d'azione.
E quando cessata la guerra civile e
sconfitte le armi repubblicane tanti
spagnoli furono costretti all'esilio o
morirono fucilati o in carcere
quel "legame materno" con la Spagna si
fece per Pablo drammatico e fu come una
goccia di sangue che rimase indelebile.
Se uno dei sentimenti più forti
dell'anima moderna è quello di un
continuo e cocente esilio di una
imprecisata perdita esistenziale, la
Spagna è stata per Neruda quella
perdita, quell'esilio: un vuoto
angoscioso e accorato che si ripercuote
nel suo virile grido di poeta dal
lontano '39 a oggi.
Nel 1944 tornato in Cile s'iscrisse al
partito comunista cileno e venne eletto
senatore.
Dal '48 al 52 fu perseguitato e
costretto all'esilio per la sua presa
di posizione contro il neodittatore
Gonzalez Videla; così tornò a viaggiare
per il mondo. Nel 1971 guadagna il
premio nobel per la letteratura, nel
1973 torna in Cile e in quello stesso
anno muore a Santiago subito dopo il
colpo di Stato del generale Pinochet.
ODA A LAS COSAS
AMO las cosas loca,
locamente.
Me gustan las tenazas,
las tijeras,
adoro
las tazas,
las argollas,
las soperas,
sin hablar, por supuesto,
del sombrero.
Amo
todas las cosas,
no sólo
las supremas,
sino
las
infinita-
mente
chicas,
el dedal,
las espuelas,
los platos,
los floreros.
Ay, alma mía,
hermoso
es el planeta,
lleno
de pipas
por la mano
conducidas
en el humo,
de llaves,
de saleros,
en fin,
todo
lo que se hizo
por la mano del hombre, toda cosa:
las curvas del zapato,
el tejido,
el nuevo nacimiento
del oro
sin la sangre,
los anteojos,
los clavos,
las escobas,
los relojes, las brújulas,
las monedas, la suave
suavidad de las sillas.
Ay cuántas
cosas
puras
ha construido
el hombre:
de lana,
de madera,
de cristal,
de cordeles,
mesas
maravillosas,
navíos, escaleras.

Amo
todas
las cosas,
no porque sean
ardientes
o fragantes,
sino porque
no sé,
porque
este océano es el tuyo,
es el mío:
los botones,
las ruedas,
los pequeños
tesoros
olvidados,
los abanicos en
cuyos plumajes
desvaneció el amor
sus azahares,
las copas, los cuchillos,
las tijeras,
todo tiene
en el mango, en el contorno,
la huella
de unos dedos,
de una remota mano
perdida
en lo más olvidado del olvido.
Yo voy por casas,
calles,
ascensores,
tocando cosas,
divisando objetos
que en secreto ambiciono:
uno porque repica,
otro porque
es tan suave
como la suavidad de una cadera,
otro por su color de agua profunda,
otro por su espesor de terciopelo.

Oh río
irrevocable
de las cosas,
no se dirá
que sólo
amé
los peces,
o las plantas de selva y de pradera,
que no sólo
amé
lo que salta, sube, sobrevive, suspira.
No es verdad:
muchas cosas
me lo dijeron todo.
No sólo me tocaron
o las tocó mi mano,
sino que acompañaron
de tal modo
mi existencia
que conmigo existieron
y fueron para mí tan existentes
que vivieron conmigo media vida
y morirán conmigo media muerte.
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