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Friday, January 02, 2009 - ore 16:37


IO NON FACCIO BILANCI...PAGO UN COMMERCIALISTA PER FARLI AL POSTO MIO...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


In genere non mi piace fare il bilancio dell’anno trascorso, diciamo forse per una certa convinzione di trovare il saldo inevitabilmente in rosso.
Mi rendo conto di non essere abbastanza metodico da poter (leggi: aver voglia di…) fare una bella partita doppia anche se avrei ben chiare alcune voci per entrambe le colonne.

E così anche il 2008 se n’è andato.
Primi giorni del 2009: nebbia, sole opaco, cumuli di neve ghiacciata e grigia ai bordi delle strade, campi ancora immacolati.
Sono i bambini a non saper più correre per i campi ed infangarsi o sono solo povere vittime di genitori ipocondriaci?
L’atmosfera è irreale, ovattata.
Penso potrei stare ore a fissare il biancore freddo e letargico, aspettando paziente che la luce cambi, disegnando nuovi profili.
Tempo per pensare, congelato in un istante imperfetto.

È stato un anno improbo.

Ci sono stati addii. Definitivi.
Il freddo è un’anestesia alla quale comincio ad essere assuefatto. Alle volte non mi basta più.

Ho guardato persone care allontanarsi e mi sono dovuto chiedere fino che punto fosse colpa mia, decidere che puoi solo scegliere se credermi, vedere me e non quello che vorresti io fossi nel momento del tuo bisogno o farne a meno ed andare per la tua strada.

Ho dovuto fare i conti con incubi che non pensavo avrei mai avuto e mentre lo facevo ho visto spazzar via la serenità che avevo faticosamente conquistato. Guardo giù, dove credevo fosse il fondo scopro altre profondità ed ora mi pare di essere punto a capo.

Ho visto che non sono cambiato ed è stato lungi dal confortarmi. Mi sono chiesto fino a che punto imparo dai miei errori, se poi davvero imparo.

Mi sono sentito impotente quando avrei voluto fare qualcosa, frainteso quando avevo buone intenzioni, mi è stata attaccata una coda di paglia da chi aveva bisogno di liberarsi della sua, ho dovuto sopportare lezioni di vita di cui sinceramente non avevo bisogno, scontrami con l’impossibilità di comunicare e sforzarmi di temperare un cinismo che potrebbe diventare mio troppo facilmente.

Ho capito che solo per me certe distanze non esistono ma che, per quanto ampolloso, non sono un demagogo.

Mi sono curato ma sono ancora lontano dal mens sana in corpore sano, terribilmente.

Già, un anno non facile però…

L’Irlanda e quella sensazione di non esistere se non mentre ti sposti lungo strade deserte. Gli occhi che bevono il paesaggio fino ad ubriacarsi.
Il whiskey che per la prima volta ha un senso.
Quella sensazione agrodolce che si chiama nostalgia che ti dice che tornerai.

Gli amici, i loro occhi, le loro voci. Chi non ti dice le cose per farti piacere ma dopo uno schiaffo ti getta la corda e si spella le mani per tirarti fuori. Sapere che c’è sempre qualcosa oltre le parole. E i gesti diventano rituali, una comunione per pochi.

Gli abbracci di chi ti stringe e dice “Andrà tutto bene” e pensi che forse esiste davvero qualcuno che ha visto il peggio di te e non scappa e non cerca scuse e allora anche se fa un po’ paura ci provi.

Il piacere delle cose maledettamente semplici, come immiserirsi su un divano mentre fuori nevica, sotto una coperta, guardando un filmaccio oppure uscire e camminare nella bufera, calcare il piede nella neve immacolata sprofondando fino alla caviglia, maledirsi per aver dimenticato la macchina fotografica e pensare che tanto quell’immagine resterà nel cuore. Giocare a palle di neve come bambini.

Il cibo indiano, le pizze porche, gli Irish Coffee…

Decisamente non tutto di questo anno bisesto è da buttare, anzi.
Vedremo cosa riuscirò a combinare con l’anno appena cominciato.

Intanto la nebbia se ne sta lì fuori, accarezzando i rami spogli, i tetti spruzzati di neve ghiacciata ed io ascolto un po’ di jazz come non mi capitava da un bel po’ di tempo.


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