(questo BLOG è stato visitato 13922 volte) ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Tuesday, January 13, 2009 - ore 14:41
VALZER CON BASHIR
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Proprio in questi giorni, in cui a Gaza si consuma il massacro di civili da parte dell’esercito israeliano cui assistiamo quotidianamente nei notiziari, è uscito nelle sale un film straordinario. Il linguaggio è quello del cartone animato, in grado di dipanarsi con disinvoltura tra la realtà brutale della guerra e l’astrazione della memoria e del sogno. Bashir è Bashir Jemayel, il presidente libanese leader dell’estrema destra falangista assassinato, pare, da gruppi palestinesi.
Era il 1982 e la maggior parte di noi era troppo piccola per capire quello che succedeva in quelle terre lontane e desolate o aspettava addirittura di venire a questo - assurdo - mondo. Eppure il nostro cuore sussulta nell’udire affiorare, dalla colonna sonora, i brani che abbiamo ballato alle nostre prime feste: Enola Gay (OMD) o, per i più punk (come la sottoscritta), "This is not a Love Song" dello stralunato cantante dei Sex Pistols... Era la musica che ballavano anche i ragazzi isreliani nelle discoteche e che accompagnava le loro giornate riempite, proprio come le nostre, da innamoramenti, sogni, segreti, insicurezze, ambizioni.
Con estrema semplicità il regista, che a soli diciannove anni si ritrovò tra le fila dell’esercito israeliano nella notte in cui nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila furono trucidate 1000 -1500 persone (compresi donne, anziani e bambini!), ricostruisce come lui ed i suoi coetanei si siano resi pedine, ignare e spaventate, di una macchina infernale ed omicida manovrata dal governo dell’allora ministro Sharon.
Ho scritto "ricostruisce" perchè Ari Folman, l’autore di questo film e ora quarantenne, aveva rimosso tutto dalla memoria. Il meccanismo della rimozione scatta spesso a chi custodisce ricordi atroci che potrebbero portare alla pazzia e alla perdita di significato della propria vita. E’ un innato dispositivo di autodifesa. Dimenticare quello che non si può contenere. Attraverso gli aneddoti dei suoi compagni d’allora che egli ritrova ed intervista, percorriamo, sempre più coinvolti, una storia che potrebbe essere stata anche la nostra, alla ricerca della verità. E le denunce non risparmiano nè gli israeliani, nè i cristiani.