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Wednesday, January 14, 2009 - ore 10:41
It can’t rain all the time
(categoria: " Vita Quotidiana ")

«Un tempo la gente era convinta che, quando qualcuno moriva,
un corvo portava la sua anima nella terra dei morti; a volte però,
accadevano cose talmente orribili, tristi e dolorose che l’anima
non poteva riposare. Così a volte, ma solo a volte, il corvo
riportava indietro l’anima perché rimettesse le cose a posto.»
“The Crow” (Il Corvo – 1994)

L’ambientazione gotica e cupa, fa da contrasto all’amore di due giovani (Eric e Shelly), al loro desiderio di sposarsi ed ai loro sentimenti. L’idillio viene spezzato nella terribile Devil’s Night (la Notte del Diavolo): Eric e Shelly vengono aggrediti in casa, seviziati ed uccisi; quell’amore, però, resisterà al tempo ed alla morte. Circa un anno dopo, Eric si risveglierà, perché il suo destino è incompiuto, perché potrà tornare da Shelly solo dopo aver vendicato quella fine crudele e prematura, grazie ad uno stato di invulnerabilità ed alla possibilità di vedere attraverso gli occhi di quel corvo che lo accompagna in tutto il suo “viaggio”. Cercherà ed eliminerà ad uno ad uno gli assassini; ritroverà Sarah, alla quale affiderà idealmente la memoria del suo amore e le speranze in un futuro migliore; sarà accompagnato dall’agente di polizia Albrecht, che aveva seguito gli ultimi istanti di vita di Shelly ed attraverso il quale potrà rivivere la straziante agonia dell’amata. Proprio quest’ultimo rappresenta il senso di giustizia e di lealtà in un mondo corrotto e dedito all’odio ed alla violenza.
Ispirato ai fumetti del disegnatore americano James O’Barr, (che per creare i suoi personaggi e le sue ambientazioni decisamente dark, si e’ dichiaratamente ispirato alla musica dei Cure e dei Joy Division ed alla fisicità di Robert Smith ed Iggy Pop), il film è diretto magistralmente da Alex Projas, che sa bene rendere il senso di oscuro e di profondo del male ma anche l’inelluttabilità del bene.
Di grande effetto la fotografia ed il montaggio; si alternano inquadrature in ambienti chiusi, con luci basse e forti chiaroscuri, a scene in esterno, con la pioggia, con la visione della città oscura spesso dall’alto, come a trovarsi sulle ali di quel corvo che sorvola la città, scruta, scova il male ed il pericolo e fa giustizia. Splendida colonna sonora, con le note di Nine Hinch Nails, Stone Temple Pilot, Helmet, Pantera, Rage Against the Machine, tra cui spicca certamente il brano “Burn” di The Cure, con un crescendo di note che sembra accompagnare il “fuoco” della vendetta che anima il cuore e la mente di Eric; quel fuoco che, nella Notte del Diavolo, ha sempre fatto da sfondo, fino ad allora, ai pensieri ed alle azioni dei malvagi.
La pellicola segna la nascita del mito di Brandon Lee, morto a tre giorni dalla fine delle riprese , per un colpo di pistola inspiegabilmente vero invece che a salve o per i residui di un colpo rimasti in un’arma non prontamente ripulita (le versioni sono contrastanti ed alimentano, ancora oggi, un velo quasi sacro di mistero!). Il completamento del film è dunque avvenuto sfruttando controfigure, fotogrammi di prova e tecniche digitali studiate in laboratorio, per ricostruire e ricollocare il personaggio di Eric nelle scene non ancora girate. Un attore ancora non completo, con un nome importante (figlio del più famoso Bruce Lee), dopo un esordio in piccoli film, in cui appariva la sua fisicità e la conoscenza delle arti marziali (Resa dei conti a Little Tokyo, 1991 e Drago d’acciaio, 1992), si trova ad interpretare un personaggio diverso, più complesso e lo fa bene; la morte prematura ne farà oggetto di culto per le giovani generazioni, che tenderanno ad identificarlo con Eric.I sequel de Il Corvo saranno solo tentativi di cavalcare l’onda di quel successo ma non riusciranno ad intaccare minimamente la popolarità, la bellezza ed il mito del primo episodio.
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